Roma, 05 February, 2026 / 2:00 PM
Elisabetta Canori Mora, beata della Famiglia. E in tempi come questi, ricordarla è necessario. Giovanni Paolo II, quel 24 aprile 1994 (anno della Famiglia), all’omelia della beatificazione pronunciò queste parole: “Elisabetta Canori Mora, da parte sua, in mezzo a non poche difficoltà coniugali dimostrò una totale fedeltà all’impegno assunto con il sacramento del matrimonio e alle responsabilità da esso derivanti. Costante nella preghiera e nell’eroica dedizione alla famiglia, seppe educare cristianamente le figlie ed ottenne la conversione del marito”, Parole che non hanno tempo. Come la figura della beata, terziaria dell’ordine della Santissima Trinità e degli schiavi.
Una donna, madre e sposa: questa la sintesi della sua biografia. E per gli studiosi della sua vita è importante un documento che ci è rimasto: il suo Diario che fino alla beatificazione della Canori Mora, avvenuta il 24 aprile 1994, era rimasto quasi integralmente inedito. Pagine in cui è possibile trovare un vero e proprio tesoro spirituale. Come la pagina che reca la data del 4 novembre 1814: “Assistendo alla Messa cantata in San Carlo alle Quattro Fontane, fui sopraffatta da interna quiete, quando mi furono manifestate le ingiurie, gli affronti, gli strapazzi che il nostro Signore Gesù Cristo riceve dai suoi ministri, particolarmente da quelli che amministrano la giustizia, da quelli che governano. Vidi come questi barbaramente ponevano sotto i loro piedi il crocifisso Signore, come temerariamente laceravano le sue carni verginali, quanti affronti, quante ingiurie, quanti strapazzi! Nel vedere simile nefandità, il mio spirito, pieno di un santo zelo, volevo io stessa precipitare per distruggere gli iniqui persecutori del mio crocifisso Signore. Ero sul punto di gridare giustizia sopra questi miseri, quando mi è apparso il mio caro Gesù, tutto amore verso i miseri persecutori. La sua carità ha comunicato al mio povero cuore amore e carità verso i suddetti. “Ah, figlia”, mi disse il Signore, “chiedi misericordia e non giustizia! Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva””. Visioni interiori, speranze di una donna che ha messo la sua vita al servizio di Dio, dei fratelli più bisognosi.
Altre immagini splendide sono offerte dalle pagine che vanno dal 31 luglio al 15 agosto del 1816: sono giorni intensi per la beata; giorni che la porteranno alle sue nozze mistiche con il Signore.
Ci sono pagine in cui la beata Canori Mora racconta il suo “incontro” con la Vergine Maria: “Tutto ad un tratto, vedo apparire maggiore splendore, nel mezzo del quale mi parve vedere Gesù bambino, che, dal seno della sua santissima Madre, amorosamente m’invitava ad avvicinarmi a lui, mostrandomi un prezioso anello, mi chiamava, e, con gesti i più puri e cordiali, mi significava l’infinito suo amore”, così scrive - ad esempio - nell’ottobre 1816. Il Diario della Canori Mora è un tesoro sotto diversi aspetti: letterario e spirituale. Un dono prezioso non solo per comprenderne meglio la biografia, ma per poter meditare sulla propria vita spirituale.
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