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Il Giubileo dei passionisti, 300 anni di gratitudine profezia, speranza

Padre Ciro Benedettini, passionista e giornalista racconta la storia della famiglia religiosa

Padre Ciro Benedettini  |  | Daniel Ibanez/ Aci Group Padre Ciro Benedettini | | Daniel Ibanez/ Aci Group

Rinnovare la nostra missione: gratitudine profezia, speranza”. Questo il tema del Giubileo indetto dalla Congregazione della Passione di Gesù Cristo, meglio conosciuti con il nome di “Passionisti”, per celebrare il terzo centenario della loro fondazione.

Iniziato il 22 Novembre 2020, con l’apertura della Porta Santa della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, il Giubileo passionista si protrarrà fino al 1° Gennaio 2022.

Al centro di questo “Anno Santo”, come ci spiega Padre Ciro Benedettini, primo consultore generale della Congregazione, c’è “il rinnovamento personale, comunitario e apostolico”.    

Ci potrebbe raccontare brevemente la storia della Congregazione della Passione di Gesù Cristo? 

Il fondatore è Paolo Danei, nato a Ovada (AL) nel 1694, primo di una gran nidiata di fratelli e sorelle. Sente in sé l’ispirazione potente di “radunare compagni” per predicare l’amore di Dio dimostrato soprattutto nella Passione di Gesù, ma deve aiutare il padre a mantenere la numerosa famiglia. A 26 anni, è il 22 novembre 1720, saluta i familiari, va dal vescovo di Alessandria, suo padre spirituale, che lo riveste dell’abito di eremita. Ritorna a Castellazzo, dove abita e inizia un ritiro di 40 giorni in uno sgabuzzino della chiesa di san Carlo. Qui scrive le regole della futura congregazione. Annota nel diario: “Scrivevo così rapido come se qualcuno in cattedra mi dettasse”. A ottobre dell’anno seguente parte per Roma con l‘idea di chiedere al Papa di approvare le Regole che ha scritto. Com’era da attendersi, è respinto al portone del palazzo papale.

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Comincia con una sconfitta la storia della fondazione

 

Non è sconfitto, rilancia. Infatti, allontanato dal palazzo papale si reca nella basilica di Santa Maria Maggiore e lì davanti all’icona della Madonna “Salvezza del popolo romano” fa voto di promuovere nel popolo la memoria della Passione dei Gesù. Lo aspettano ancora molti alti viaggi in cerca di appoggi per fondare la nuova Congregazione. Giunge a Roma dove lavora nell’ospedale di san Gallicano ed è dove è ordinato sacerdote. Approderà infine sul Monte Argentario (GR), e qui fonda il primo convento della Congregazione. Solo nel 1741 sarà approvata la Regola e avrà la gioia di sentirsi dire dal Papa: “Questa Congregazione è l’ultima a nascere ma doveva essere la prima”. Da allora sarà Paolo della Croce.

 

Come potremmo riassumere il carisma, la missione della Congregazione?

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Punto di partenza sono le parole di Gesù: ”Non c’è amore più grande di quello di dare la vita per l’amico” (Gv 15,13). È quanto Gesù ha realizzato nella Passione e Morte in croce. Paolo della Croce riassume tutto questo nella formula: “Fare memoria della Passione di Gesù” perché la Passione è “la più grande e stupenda opera del divino amore”; è la prova umanamente più convincente e concreta di amore di Dio per l’uomo. In definitiva il carisma dei Passionisti è di vivere, testimoniare e annunciare l’amore di Dio per l’umanità la cui dimostrazione più credibile è appunto la Passione e Morte di Gesù in croce. E poiché la morte in croce è sfociata nella resurrezione, i passionisti annunciano che, come per Gesù, anche per noi, l’amore, quello di donazione, non è mai sprecato o inutile, nonostante le apparenze, ma genera sempre vita nuova e resurrezione.

 

Come è strutturata oggi la Congregazione dei “Passionisti”?

  

Un po’ come tutte le Congregazioni. Con un governo centrale composto dal superiore generale a con suo consiglio, dalla divisione in Province con un superiore provinciale e consiglio, dalle singole comunità a capo delle quali c’è un superiore e un economo. L’attività principale è la predicazione, la pastorale dei santuari, e, da alcuni anni, anche delle parrocchie. Siamo presenti in più di 60 paesi, con oltre 450 case. San Paolo ha fondato oltre al ramo maschile (Congregazione della Passione di Gesù Cristo, in breve passionisti) anche le monache contemplative passioniste. Ci sono 5 istituti femminili di vita attiva che si ispirano al carisma di san Paolo della Croce e ultimamente la Famiglia Passionista si è arricchita di molti movimenti laicali.

 

In occasione dei 300 anni della Congregazione, è stato indetto il Giubileo sul tema “Rinnovare la nostra missione: gratitudine profezia, speranza”

 

Il Giubileo ebraico chiedeva un rinnovamento radicale nella società (cancellazione dei debiti, liberazione dei prigionieri, ritorno alle vecchie proprietà, riposo della terra): offriva a tutti un nuovo inizio, una nuova opportunità. Era come un “reset” personale e comunitario. Altrettanto deve operare il Giubileo passionista. Si tratta in particolare di approfondire il carisma passionista e trovare il “linguaggio”, le modalità più adatte per aiutare i contemporanei a fare memoria della Passione di Gesù. Ma ancor prima c’è un’altra sfida, come continua a ricordarci il nostro Superiore Generale: Per rinnovare la nostra missione dobbiamo iniziare con il rinnovare noi stessi perché “chi siamo” e “cosa facciamo” sono due facce della stessa medaglia.

 

C’è già tanta sofferenza in giro. Chi ha voglia di sentire parlare di passione, sofferenza?

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Appunto perché c’è tanta sofferenza e ingiustizia che c’è bisogno di far memoria della Passione di Gesù. Per esempio, la pandemia che ci sta affliggendo ci mostra tutta la nostra debolezza e fragilità, ci pone domande sul senso della vita, sul senso del dolore, oscura la speranza nel futuro. La memoria della Passione di Gesù offre risposte a queste domande. Infatti Gesù ha trasformato in prova di amore e solidarietà con noi la sofferenza, l’essere vittima dell’ingiustizia e della cattiveria umana. La Passione di Gesù c’insegna a non arrenderci al male, ma di contrastarlo in atteggiamento di solidarietà e carità. E già questo allevierebbe gran parte delle sofferenze e ingiustizie dell’umanità. La Passione di Gesù garantisce che, come è avvenuto per Gesù, l’amore conduce alla risurrezione, genera vita nuova e che quindi ogni atto di amore non è mai improduttivo, nonostante le apparenze. Covid-19 ha messo allo scoperto tutte le insufficienze, inadeguatezze e ingiustizie dell’ordine economico mondiale, e quindi la necessità di elaborare un nuovo progetto basato sulla solidarietà e il sostegno alle persone più deboli, come ci ricorda Papa Francesco. San Paolo della Croce diceva: “La meditazione della Passione di Gesù è il rimedio a tutti i mali”. Come dargli torto?