1980, Giovanni Paolo II e il "cristocentrismo" di San Benedetto

40 anni fa la pubblicazione della Lettera Apostolica Sanctorum altrix, in occasione del XV centenario della nascita del Patrono d'Europa

San Benedetto da Norcia
Foto: pubblico dominio
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"La convivenza è mossa e stimolata da veemente amore del prossimo, per il quale ciascuno è spinto a dedicarsi al bene del fratello trascurando il proprio vantaggio. Quando l'uomo giorno per giorno si adopera perché l'esigenza insopprimibile del raccoglimento interiore e della modestia, e la partecipazione alla vita, altrettanto insopprimibile, vengano equamente contemperate, cresce in lui la capacità di attuarsi come persona autentica, che ha relazioni con gli altri, soprattutto con Dio, che è l'assolutamente altro". Sono parole di Giovanni Paolo II, contenute nella Lettera Apostolica Sanctorum altrix, firmata l'11 luglio 1980, in occasione del XV centenario della nascita di San Benedetto.

"San Benedetto - ricorda Giovanni Paolo II - non propone una certa visione teologica astratta, ma partendo dalla verità delle cose, come è solito fare, inculca fortemente negli animi un modo di pensare e di agire, per il quale la teologia è trasferita nel vivere quotidiano. A lui non sta tanto a cuore di parlare delle verità di Cristo, quanto di vivere con piena verità il mistero di Cristo e il cristocentrismo che ne deriva".

"San Benedetto, amante della parola di Dio - prosegue il testo pontificio - la legge non solo nelle sacre scritture, ma anche in quel grande libro che è la natura. L'uomo, contemplando la bellezza del creato, si commuove nel più intimo del suo animo, ed è portato ad elevare la sua mente a colui che ne è la fonte e l'origine; e allo stesso tempo è condotto a comportarsi quasi con riverenza verso la natura, a porne in luce le bellezze, rispettandone la verità".

Giovanni Paolo II sottolinea, infine, l'essenza della regola benedettina "Ora et labora". "San Benedetto, trascorrendo una vita terrena, nella quale il lavoro e l'orazione sono convenientemente contemperati, e così inserendo felicemente il lavoro in una prospettiva soprannaturale della vita stessa - conclude il Papa - aiuta l'uomo a riconoscersi cooperatore di Dio e a diventarlo veramente, mentre la sua personalità, esprimendosi in una operosità creatrice, viene promossa nella sua totalità. Così l'azione umana diventa contemplativa e la contemplazione acquista una virtù dinamica che ha una sua importanza e illumina le finalità che essa si propone. Ciò non viene fatto soltanto perché si eviti l'ozio che ottunde lo spirito, ma anche e soprattutto per rendere l'uomo come persona cosciente dei suoi doveri e diligente, capace di crescere e di perfezionarsi nel loro compimento: perché dal profondo del suo animo si rivelino energie forse ancora sopite, il cui esercizio possa contribuire al bene comune, affinché in tutto sia glorificato Dio".

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