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Il Cardinale Semeraro apre il Giubileo di San Tommaso d’Aquino

Con una celebrazione a Fossanova, lì dove morì, cominciano le celebrazioni per i 700 anni di celebrazioni del Doctor Angelicus

Cardinale Semeraro | Il cardinale Semeraro Celebra a Fossanova | Nat Man Cardinale Semeraro | Il cardinale Semeraro Celebra a Fossanova | Nat Man

Sono per Te e per Te ho vissuto. Il compito principale della mia vita è stato quello di esprimere Dio, in ogni mia parola, in ogni mio sentimento”. Lo disse Tommaso d’Aquino alla fine della vita, lo riprende il Cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicatero delle Cause dei Santi, nell’omelia che ha tenuto a Fossanova, durante la celebrazione che ha dato il via al Giubileo di San Tommaso d’Aquino, il quale veniva canonizzato il 18 luglio 1274, 700 anni fa.

I festeggiamenti sono in realtà in preparazione da un po’, partendo anche da una lettera inviata dal Papa ai vescovi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, dove San Tommaso nacque, Latina-Terracina-Sezze-Priverno, dove si trova Fossanova in cui morì, e Frosinone, dove c’è il castello della famiglia del Santo.

A Fossanova, tra l’altro prima chiesa gotica in Italia, c’è la celebrazione ufficiale, ma tutto è cominciato il 14 luglio, a Roccasecca, nella chiesa medievale che fu dedicata a San Tommaso appena un secolo dopo dalla sua morte. Chiesa giubilare è la con-cattedrale di Aquino, dove si potrà lucrare l’indulgenza plenaria fino al 18 luglio 2024. In quella con-cattedrale, fu portata “una costola vicino al cuore” del corpo del Santo conservato a Tolosa nel 1963, come dono per la nuova cattedrale che veniva consacrata dopo la guerra. Nel 1974, fu tutto il corpo del Santo ad arrivare ad Aquino da Tolosa, dopo un grande pellegrinaggio degli stessi aquinati verso il convento detto dei Giacobini, per festeggiare i 700 anni dal dies Natalis di Tommaso.

E, in effetti, questo giubileo è solo il primo di tre, perché il prossimo anno si celebreranno gli 750anni dalla morte e in quello successivo gli 800 dalla nascita.

Nella sua omelia, il cardinale Semeraro si è domandata come il “Maestro” Tommaso d’Aquino abbia esercitato la sua scienza, e si è risposto che la sua caratteristica è che tutto quanto egli studiasse fosse costantemente contemplato “con una fede ardente”.

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Si trattava di una sapienza umile, non “sfoggio intellettuale”, che non veniva senza fuori senza essersi messo in ascolto del “Maestro interiore”, ovvero lo Spirito Santo che prepara “i cuori a ricevere la dottrina della verità”.

Il Cardinale Semeraro ha osservato che “studio e contemplazione, dunque: non due operazioni distaccate, ma - un solo atto dove convergono intelligenza e amore. È l’Itinerarium in Deum” per il quale “San Tommaso è un caso emblematico”.

E infatti Tommaso arrivò a dire che “tutto ciò che ho scritto ormai non mi sembra che paglia”. Non segno, per il prefetto della cause dei Santi, né di uno sfinimento fisico, né psicologico, ma piuttosto, come spiegava il tomista Antonin-Dalmace Sertillanges del fatto che “quando si è facilmente compiuto il difficile, allora si guarda all’impossibile sicché, per noi uomini, il silenzio è la più alta condensazione della scienza”.