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Artsakh, decine di migliaia gli armeni cattolici in fuga verso l'Armenia

Dopo l'assedio l'esodo

Dal 27 settembre Caritas Armenia accoglie gli armeni sfollatu dal Nagorno Karabakh  nel campo Dal 27 settembre Caritas Armenia accoglie gli armeni sfollatu dal Nagorno Karabakh nel campo "Aghajanyan" | | Caritas Armenia

Quello che sta succedendo agli armeni del Nagorno-Karabakh è un fatto che desta preoccupazione e riporta a drammi del secolo scorso. Sono più di 60 mila quelli già fuggiti dalla regione, dallo stato,  a causa del blocco della regione in atto da nove mesi e dell'intervento militare lungo il confine tra Armenia e Azerbaigian della scorsa settimana. "Qualsiasi aggressione ai danni dei civili è inaccettabile", sottolinea Alistair Dutton, Segretario Generale di Caritas Internationalis. "Coloro che fuggono da questa crisi devono ricevere assistenza umanitaria. La protezione degli sfollati deve essere assicurata e i loro diritti, inclusi quelli di un passaggio sicuro e della libertà di movimento, devono essere pienamente rispettati. Le persone devono essere libere di rimanere nelle proprie case e chi è fuggito deve poter tornare se lo desidera".

La questione è resa ancora più grave da 30 anni di conflitto vissuto in modo drammatico dagli armeni cattolici che cercavano di difendere la loro indipendenza. La disputa territoriale è stata tra l'Azerbaigian, che ne detiene de iure la sovranità, e la Repubblica dell'Artsakh, stato di popolazione armena autoproclamatosi indipendente nel 1991 dopo la fine della prima guerra del Nagorno Karabakh tra l'Azerbaigian e l'Armenia.

Nel corso della seconda guerra del Nagorno Karabakh del 2020 buona parte del territorio dell'Artsakh è ritornato sotto controllo dell'Azerbaigian sia per le conquiste militari nel corso del conflitto sia per quanto stabilito dall'accordo di cessate il fuoco, ma anche per un vero assedio.

Il 19 settembre 2023 l'Azerbaigian ha lanciato un'offensiva militare su larga scala nel Nagorno Karabakh risultata in una schiacciante vittoria azera, ottenendo il disarmo delle forze della Repubblica dell'Artsakh e provocando l'esodo di migliaia di abitanti armeni dalla regione.

Caritas Armena è presente nella regione al confine meridionale, dove gli sfollati stanno entrando in Armenia, così come in altre quattro regioni del Paese e nella capitale Yerevan. L’organizzazione continua a monitorare la situazione e ha iniziato a rispondere alle esigenze degli sfollati in conformità ai principi umanitari. Caritas Armena ha un'esperienza significativa nella fornitura di aiuti umanitari, compresi i mezzi di sussistenza, l'alloggio e l'assistenza in denaro, grazie alla precedente esperienza di risposta alle emergenze del conflitto del 2020 tra Armenia e Azerbaigian. "Le Caritas nazionali membro di Caritas Europa hanno immediatamente iniziato a mobilitare fondi e sono regolarmente in contatto con la Caritas Armena per accompagnarla nella propria risposta umanitaria", spiega Maria Nyman, Segretario Generale di Caritas Europa.

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Caritas Internationalis e Caritas Europa invitano tutte le parti interessate a rispettare il diritto umanitario internazionale e a garantire la sicurezza e i diritti degli sfollati durante il loro viaggio e a fornire loro l'assistenza necessaria al loro arrivo. Date la grave insicurezza alimentare e la mancanza di accesso all'elettricità e all'acqua nel Nagorno Karabakh, è fondamentale consentire pienamente un accesso umanitario rapido e senza ostacoli e la libertà di movimento dentro e fuori il Nagorno-Karabakh.

"In questo momento cruciale, è anche essenziale che l'Unione Europea e le Nazioni Unite intensifichino il loro sostegno alla risposta umanitaria nel Nagorno-Karabakh e in Armenia, con particolare attenzione e finanziamenti destinati agli attori umanitari locali che sono in grado di rispondere efficacemente e rapidamente alla situazione e di aiutare chi ne ha bisogno", sottolinea Gagik Tarasyan, Direttore Esecutivo di Caritas Armena