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La poesia del Natale

I versi che hanno descritto il Natale

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Il Natale, fonte d’ispirazione per molti poeti: sono tante, infatti, le pagine scritte, a macchina o a penna, che hanno delineato - nel corso della storia della letteratura - paesaggi natalizi entrati ormai nella memoria di ognuno. L’albero di Natale, il Presepe, il Bambino Gesù con la sua tenerezza, la neve che copre paesaggi montani o che si posa sui tetti cittadini: sono queste alcune delle immagini che ci hanno donato gli innumerevoli poeti che si sono confrontati sul Natale. Variazioni di tema su questo unico “soggetto” che desta, ogni anno, un prisma di sentimenti, tutti da catturrare, tutti da raccontare.

La geografia della poesia non conosce confini, lingue. E, l’Italia, la terra di Dante Alighieri, ha donato non poche voci poetiche sul Natale. Basterebbe sfogliare un qualsiasi libro di antologia letteraria per rendersene conto. Difficile una sintesi, ma necessaria. Si potrebbe cominciare con il crepuscolare Guido Gozzano che nella sua Natale descrive  il Presepe, immancabile segno natalizio in ogni casa, con questi versi: “La pecorina di gesso,/ sulla collina in cartone,/ chiede umilmente permesso/ ai Magi in adorazione/ Splende come acquamarina/ il lago, freddo e un po’ tetro,/chiuso fra la borraccina,/ verde illusione di vetro”. Il poeta piemontese pone l'accento sulla costruzione fittizia del paesaggio del Presepe. In quel “verde di vetro” dell'immancabile lago - presente in ogni Presepe che si rispetti - troviamo tutta l’illusorietà della scenografia presepiale.

“Pace nella finzione e nel silenzio/ delle figure di legno: ecco i vecchi/ del villaggio e la stella che risplende,/ e l’asinello di colore azzurro./ Pace nel cuore di Cristo in eterno;/ ma non v’è pace nel cuore dell’uomo./ Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratello./ Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino/ che morirà poi in croce fra due ladri?”. Il poeta dell'Umano, Salvatore Quasimodo, si concentra sul tema della pace, tema disperatamente attuale visto il panorama che ci circonda. Il poeta triestino, premio nobel per la letteratura nel 1959, descrive tutta la malinconia del paesaggio presepiale: ci sono tutti i personaggi che copartecipano alla nascita del Salvatore che viene però soprattutto colto “nel pianto”, presagio della Crocifissione sul Golgota.

E sempre rivolta ai bambini è la poesia-filastrocca Lo zampognaro di Gianni Rodari: “Voglio che oggi non pianga/ nel mondo un solo bambino,/ che abbiano lo stesso sorriso/ il bianco, il moro, il giallino./ Sapete che cosa vi dico/ Io che non comando niente?/ Tutte queste belle cose/ Accadranno facilmente;/ se ci diamo la mano/ i miracoli si faranno/ e il giorno di Natale/ durerà tutto l’anno”. Lo scrittore piemontese sceglie una strada poetica del tutto particolare: non ci descrive i personaggi in primo piano come la Natività e altri importanti attori della scena del Presepe, ma pone la sua attenzione su quelle che potrebbero definirsi “comparse” come - appunto - lo zampognaro. L’aspirazione di Rodari è quella di vedere un mondo unito in fraternità, pace, solidarietà per poter avere così un Natale che non duri solamente un giorno, bensì “tutto l’anno”.

Due voci femminili per rendere in versi il Natale: sono Luisa Spaziani e Alda Merini, poetesse del Novecento italiano. La Spaziani guarda soprattutto alla figura materna della Vergine nella sua Voce di Maria, una voce però che è in silenzio, lasciando spazio alla descrizione del Bambino Gesù: “Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci/ e muori e poi rinasci sul cielo delle foglie:/ una voce che smuove e turba anche il cristallo,/ il mare, il sasso, il nulla inconsapevole”. Alda Merini che al Natale ha dedicato due poesie (Buon Natale e Natale 1989), ci descrive soprattutto un’umanità invisibile proprio nel giorno dedicato alla nascita del Bambino Gesù: “A Natale non si fanno cattivi/pensieri ma chi è solo lo vorrebbe saltare/ questo giorno./ A tutti loro auguro di/ vivere un Natale/ in compagnia./ Un pensiero lo rivolgo a/ tutti quelli che soffrono/ per una malattia./ A coloro auguro un/ Natale di speranza e di letizia”.

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La letteratura europea presenta illustri personaggi come il poeta Rainer Maria Rilke, lo scrittore russo Boris Pasternack e il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, oltre a Nazim Hikmet, Arthur Rimbaud, Jacques Prévert: un panorma letterario ricco è variegato. Idiomi e immagini che sintrecciano e che sfociano nella grande tematica del Natale. 

Rainer Maria Rilke attende con trepidazione il giorno del Natale nella sua Avvento: “Come un pastore, nel bosco innevato,/ nugoli di fiocchi sospinge il vento/ e qualche abete ha già indovinato/ che presto di sacre luci vestirà l'ornamento”. Gli fa eco lo scrittore russo Pasternack, famoso per il romanzo Il dottor Zivago, che concentra la sua immaginazione sulla stella cometa nella sua La stella di Natale: “Era inverno./ Soffiava il vento dalla steppa/ E aveva freddo il Bambino nella grotta/ Sul pendio della collina./ Lo scaldava l’alito del bue./ Gli animali domestici/ stavano nell’antro,/ sulla mangiatoia aleggiava un tiepido vapore”. Poi lo sguardo si concentra su alcuni “assonnati pastori”: in tutto questo scenario ecco comparire la stella “sulla strada di Betlemme”. “A sud del golfo di Finlandia la notte/ vicino al mare brumoso/ l'albero di Natale scintilla/ tra oscure torri gotiche/ corazze di cavalieri teutoni”: questo l’incipit de L’albero di Natale Nazim Hikmet, poeta d’amore. Ma una delle poesie più affascinanti arriva dalla Germania, frutto dell’anima di uno dei più grandi autori teatrali del ‘900, Bertolt Brecht. La sua poesia, Alla vigilia del Natale, è un’eosrtazione - se non un vero e proprio grido disperato - affinché il Salvatore giunga fra noi: “Oggi siamo seduti, alla vigilia di Natale,/ noi, gente misera,/ in una gelida stanzetta,/ il vento corre fuori, il vento entra./ Vieni, buon Signore Gesù, da noi,/ volgi lo sguardo:/ perchè tu ci sei davvero necessario”.