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Giornata per la vita, la storia e l'impegno di Carlo Casini raccontato dalla figlia Marina

Il libro, La cultura della vita. Quarantʼanni di pensiero per il rinnovamento della società’, che raccoglie gli scritti di Carlo Casini, scomparso il 23 marzo 2020

 | Ares | Ares

“La vita è sempre più minacciata a tutti i livelli: annientamento dei valori, violenza diffusa, guerre fratricide, povertà, sottosviluppo... Un buio sempre più fitto che avvolge persone, situazioni, la nostra società, il mondo intero; un buio che uccide la speranza nel cuore delle persone, che getta giovani, adulti, bambini e anziani nella paura, nel non senso di vivere. Per noi non deve essere così. Noi non ci possiamo adeguare, non ci possiamo arrendere! Credere alla vita è luce, luce che annulla il buio, luce che è Bellezza. Abbiamo la potenzialità immensa di essere luce perché siamo figli di Dio”: questo è un invito del fondatore del Sermig di Torino, Ernesto Olivero, al libro ‘La cultura della vita. Quarantʼanni di pensiero per il rinnovamento della società’, che raccoglie gli scritti di Carlo Casini, scomparso il 23 marzo 2020, che ancora sono attuali ed un dono per chi vuole attraversare la storia costruendo con gli strumenti della ragione la cultura della vita, della verità e dell’amore con lo sguardo rivolto ai più fragili e dimenticati tra gli uomini, a partire dal concepito.

 Nell’introdurre il libro la figlia Marina Casini, presidente del Movimento per la Vita e docente all’Istituto di ‘Bioetica e Medical humanities’ dell’Università Cattolica di Roma, ha scritto: “La lettura di questi scritti di mio padre, instancabile animatore di battaglie culturali, sociali e politiche, lascia intravedere l’immenso quotidiano sforzo di incarnare nella cultura, nelle strutture sociali, nelle leggi, le conseguenze di una totale e coerente fedeltà all’uomo, di enucleare le categorie logiche, le specificazioni, le scelte sociali, culturali, giuridiche e politiche che suscitano coraggio e speranza… L’affermazione del diritto alla vita dei figli non ancora nati è, infatti, collocata in una prospettiva di progresso e avanzamento”.

A lei chiediamo di spiegarci quale cultura della vita aveva suo padre, Carlo Casini: “Dal volume edito dalla casa editrice Ares, ‘La cultura della vita. Quarant’anni di pensiero per il rinnovamento della società’ si ricava in maniera limpida che c’è solo una autentica cultura della vita, quella che ponendo lo sguardo sull’altro ne riconosce l’uguale dignità. Quanto più lo sguardo si fa intenso nei confronti di coloro che non contano, che sono scartati, dei più poveri dei poveri, come la santa di Calcutta chiamava i bambini non nati, riconoscendo in ciascuno di essi ‘uno di noi’, quanto più la cultura della vita cresce e si diffonde: quello sguardo rende più limpido il riconoscimento del valore di ogni essere umano, cioè di ogni persona, specialmente se fragile, emarginata, colpita dalla malattia e/o dalla disabilità, in fuga dalla guerra e dalla miseria, migrante…

Non a caso, uno dei primi manifesti del Movimento per la Vita portava una scritta ‘Guardami!’ riferita a un bimbo nel grembo della mamma. Questo sguardo, diceva, tipicamente umano, è lo sguardo della ragione  (la cui forma più complessa è la scienza, che ci rende chiaramente visibile il concepito) che si interroga sull’ ‘in sé’ del concepito, che è come dire sulle caratteristiche elementari dell’uomo in quanto tale; e quando si dispiega al massimo giunge a incontrare il mistero più vero, pieno e profondo del valore e del significato dell’esistenza umana.

Siamo nella dimensione contemplativa dove trionfa quel ‘principio di venerazione’ verso ogni essere umano che, anche quando spogliato di tutto, resta ‘regale’ perché caratterizzato da una dignità sempre ‘inerente’ e sempre ‘uguale’. E’ questo che sorregge, motiva, nutre, la cultura della vita in ogni ambito. Questo sguardo poi in lui si è fatto parola, azione, solidarietà, accoglienza, prossimità, condivisione, impegno sociale e politico per costruire la ‘civiltà della verità e dell’amore’”.

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Quale era la strategia culturale di Carlo Casini?

“Al di là delle singole declinazioni, si può dire in generale che è la strategia della positività, della propositività, della fiducia e della speranza, della non rassegnazione. Per dare un’idea di quanto appena detto, cito solo un passaggio di uno degli articoli pubblicati su ‘Studi Cattolici’ e riproposti nel volume. L’articolo risale al 1981 all’indomani del referendum sull’aborto: ‘La difesa della vita nel seno materno esprime in forma davvero radicale una contestazione dell’attuale società strutturata sulle categorie dell'avere e del fare, e suggerisce una progettualità nuova che vuole porre l’uomo al centro e che quindi privilegia il povero, l’emarginato. Il concepito simboleggia, in forma ultima, ogni persona che non conta, ogni uomo che non ha voce.

E’ stata così manifestata l’aspirazione ad una società dell’ ‘essere’, dove vale l’esistere concreto, meritevole di ogni attenzione, al cui rispetto si devono strutturare la cultura, l’economia, le solidarietà sociali. Di qui la tensione verso l’avvenire dell’impegno referendario: non una conclusione, ma un inizio; non una vicenda settoriale, ma l’individuazione degli elementi basilari per una ricostruzione morale e civile oggi così urgente: l’esistere come primo valore, la maternità (quindi la famiglia) come prima solidarietà…

Non sono infatti in gioco soltanto il diritto alla vita del concepito e la tutela della maternità, ma la legittimazione di qualsiasi altra azione civile e a difesa dell'uomo condotta da cristiani sul piano civile’. Ho riportato questo brano per dire come la strategia non è mai stata quella della ‘trincea’, ma quella del ‘fronte’, dell’avanzata fiduciosa; non della ritirata e della retroguardia, ma della spinta a costruire ponti e dialogo; non della chiusura e del ripiegamento; ma dello slancio che non si arrende di fronte agli ostacoli. Lui così ha vissuto tutta la sua totalizzante vocazione a difendere e promuovere la vita umana. Aggiungo che nella strategia culturale rientra anche il tema dell’unità delle forze non solo in base agli obiettivi ma anche in base ai criteri operativi, metodologici e comunicativi”.

Perché per suo padre la vita nascente è la prima pietra di un nuovo umanesimo?

“Perché non è una delle tante questioni, ma è ‘la’ questione fondamentale che regge tutto. E’ spiegato molto bene nel suo libro intitolato, appunto, ‘Vita nascente prima pietra del nuovo umanesimo’ (San Paolo 2016), recentemente tradotto in spagnolo, dove espone chiaramente le ragioni di questo indispensabile punto di partenza. Come detto prima, lui pensava all’impegno per la vita nascente non come una trincea di ultima resistenza, ma come un avanzamento verso una futura più grande affermazione di umanesimo sempre più pieno e vero: ‘Uno di noi’, ha scritto, ‘non deve essere soltanto il nome di eventi esauriti, ma l’affermazione costante ed inesauribile della dignità umana proiettata verso il futuro’.

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Il nuovo umanesimo è l’orizzonte, è il progresso della civiltà per realizzare il quale sono richieste franchezza, amore, tenacia operosa, collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà. La concentrazione sull’uomo non ancora nato, si spiega non solo per l’enorme numero delle vittime, ma anche e soprattutto per la negazione della sua umanità, della sua qualità di essere umano a pieno titolo, per la sua riduzione a ‘cosa’ insignificante. Riconoscerlo invece come ‘uno di noi’ può far fiorire e maturare una nuova presenza del pensiero e dell’azione con effetti benefici per la intera società degli uomini, in primo luogo consolidando nella verità il fondamento dei diritti dell’uomo (oggi corrotti dalla mentalità dello scarto).

Insomma, se il non nato è essere umano, egli è il più innocente, il più piccolo, il più povero; se il nuovo umanesimo è la civiltà della verità e dell’amore, della pace, dei diritti dell’uomo, dell’inclusione, dell’accoglienza, della libertà, della giustizia; se la maternità durante la gravidanza è il simbolo della più profonda, primordiale e radicale solidarietà; se la politica è ricerca del bene comune (cioè di tutti e di ciascuno); se lo scopo dello Stato moderno è difendere e promuovere la uguale dignità di ogni essere umano, allora, la questione della vita nascente è davvero la prima pietra di un autentico rinnovamento a tutti i livelli”.

Per quest’anno i vescovi hanno inviato un messaggio per la Giornata per la vita: per quale motivo ‘la forza della vita ci sorprende’?

“E’ un’esperienza reale. Lo sanno bene coloro che sono impegnati nel soccorso ai fragili, ai poveri, agli ultimi, alle mamme in difficoltà di fronte a una gravidanza problematica o inattesa. Se sappiamo vederla, la potenza della vita si manifesta anche nelle situazioni più difficili, dove sembra non esserci spazio per la speranza. Spunta come quei delicati fiorellini che riescono a rompere il cemento e a farsi strada nelle crepe dell’asfalto.

Che forza! Ecco perché lasciarci sorprendere dalla forza della vita umana a partire dal momento in cui entra nel tempo e nello spazio con il ‘big bang’ del concepimento significa riconoscerla sempre, sgretolando aridità, freddezze, scetticismi, incapacità di aprirsi alla gratitudine per la meraviglia dell’esistenza di ogni essere umano. Dicono bene i vescovi: ci sono storie di persone giudicate inferiori divenute poi ‘punti di riferimento’ o che hanno raggiunto il successo, a dimostrazione di come ‘nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione’.

Malati che diventano consolazione per chi sta bene, nel corpo ma non interiormente, immigrati che ‘sanno mettere il poco che hanno a servizio di chi ha più problemi di loro’, disabili che portano gioia, o il ‘nemico mortale che compie gesti di fratellanza e perdono’. Oppure quel bimbo non voluto che poi diviene una benedizione. La vita, vista con occhi limpidi e sinceri, si legge nel messaggio, ‘si rivela un dono prezioso e possiede una stupefacente capacità di resilienza per fronteggiare limiti e problemi’”.

In quale modo Carlo Casini stava da credente dalla parte della vita, come invita il messaggio? “Nel modo che troviamo nella preghiera a Maria aurora del mondo nuovo che conclude l’enciclica ‘Evangelium Vitae’ di san Giovanni Paolo II: sapeva annunciare con franchezza e amore il Vangelo della vita, accoglierlo come dono sempre nuovo, celebrarlo con gratitudine in ogni momento dell’esistenza e aveva il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa per costruire con tutti gli uomini di buona volontà la civiltà della verità e dell’amore”.