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Santa Lucia. In un convegno una storia di fede, devozione, identità, martirio

A Siracusa un convegno dal titolo “Storia della venerazione a Santa Lucia"

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Santa Lucia è la patrona della città di Siracusa. Il suo culto è antichissimo e diffuso in tutto il mondo. Leggendario è il suo martirio. Fin da bambina, consacra la sua verginità al Signore e pur di restare pura e fedele a Gesù si fa cavare gli occhi durante una tortura. Si è parlato di questo particolare e intenso culto alla santa detta anche "protettrice degli occhi" il 17 e il 18 maggio in un Convegno dal titolo “Storia della venerazione a Santa Lucia”, organizzato dall’Ufficio Diocesano di Siracusa per la Cultura.

Questo speciale studio si è tenuto nell’Arcivescovado di Siracusa. Dopo il saluto di Monsignor Francesco Lomanto, Arcivescovo di Siracusa, che ha indicato i criteri scientifici e metodologici degli studi, hanno relazionato nel primo giorno Dom Vittorio Rizzone OSB, Monsignor Sebastiano Amenta, nel secondo giorno il Dott. Marco Leonzio, e Don Massimo Naro.

Il Convegno è stato realizzato al fine di "conseguire significativi risultati sia per la comprensione storica della figura di Santa Lucia sia per l’apporto scientifico alla spiritualità, alla devozione, all’azione pastorale e alla vita delle comunità ecclesiali".

Monsignor Lomanto nella sua relazione sottolinea che "lo studio della figura di Santa Lucia e del contesto storico, come la ricostruzione della vicenda della storia della Chiesa siracusana, offre un fondamento scientifico al senso della identità ecclesiale, che, in risposta ai segni dei tempi, si rinnova, non solo nelle strutture e nella vita, ma anche nella proposta dell’ideale di santità e nella affermazione delle nuove modalità devozionali".

"La celebrazione di un anno dedicato a onorare la santità di Lucia e ad approfondirne il significato sempre attuale, ci deve far prendere coscienza che l’era dei martiri e dei santi non si è mai chiusa. Ancora oggi la Chiesa respira della santità di Dio nella vita di chi ha il coraggio di vivere le beatitudini del Vangelo. Tutti noi siamo chiamati a vivere e a testimoniare Cristo Gesù nelle scelte coraggiose del Vangelo, a volte anche attraverso un martirio incruento in un mondo sempre più secolarizzato, indifferente e talvolta avverso a Dio", commenta l'Arcivescovo di Siracusa sempre nel suo intervento.

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Sulla figura di Santa Lucia a Siracusa Monsignor Sebastiano Amenta conferma che "sotto il profilo della storia della devozione popolare, le ricerche degli ultimi anni hanno portato a confermare, sostanzialmente, quanto il popolo siracusano si è sempre tramandato; le ricerche e gli studi archeologici, nel loro avanzare, continuano a fornire elementi positivi circa l'esistenza della martire (messa talvolta in dubbio perché considerata solo come un riadattamento dei culti greci) e l'antichità del suo culto; forse gli attuali studi e ricerche stanno approfondendo e consultando fonti che prima non hanno ricevuto l'attenzione che meritavano…".

"A un gesuita, il padre Ottavio Gaetani, si deve anche il recupero del più antico codice in cui è raccontata la vicenda di Lucia. Tutta la tradizione agiografica, greca e latina, viene recuperata e, nella cassa di Santa Lucia, posta alla base del simulacro, vengono incastonati dei pannelli argentei che raffigurano i momenti fondamentali della Passio", dice Marco Leonzio dell'Archivio storico diocesano.

Ma cosa è il martirio cristiano oggi? A questa domanda ha cercato di rispondere durante il convegno Don Massimo Naro. "Nella maggior parte dei manuali di teologia morale e di teologia spirituale pubblicati nella seconda metà del Novecento, come anche nella maggior parte dei dizionari teologici pubblicati nel postconcilio, mancano voci o capitoli dedicati alla trattazione del tema “classico” del martirio. Il motivo di quest’assenza si potrebbe individuare nel progressivo processo di imborghesimento della cultura contemporanea, peraltro sempre più connotata dai tratti del relativismo filosofico, etico e religioso. Il martirio, in questa cornice, risulterebbe essere un tema talmente scomodo e persino inquietante (con l’appello alla serietà morale e alla testimonianza della verità ch’esso comporta) da essere sbrigativamente accantonato e sottaciuto persino negli ambienti teologici", spiega bene il docente della Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo.

Perchè "senza persecuzione non c’è più martirio e, quindi, nemmeno un cristianesimo nuovo, sempre rinnovato. E, d’altra parte, senza martiri non ci sono più nemmeno persecutori. Non c’entra la masochistica necessità di avere dei nemici da parte del cristianesimo, ma piuttosto il senso radicale che ha la crisi generata dal cristianesimo in seno alla storia", continua il docente.

Don Massimo Naro conclude anche sottolineando che "in realtà, ai nostri giorni non è affatto cessata ogni ostilità contro il cristianesimo". "Il martirio, inteso e vissuto non solo come massima espressione dell’anticristianesimo ma anche e soprattutto quale sigillo supremo della testimonianza cristiana, non può appiattirsi a nessuna di queste fattispecie laiche del cadere vittima della violenza altrui. Nondimeno il martirio, in quanto compiuta e matura esperienza cristiana, niente rigetta di ogni altra esperienza umana che gli si apparenta nei vincoli del dolore innocente e dell’offerta di sé. Ecco perché l’eroismo laico può ben ritrovarsi intrecciato al martirio cristiano nella vicenda di uno come il carabiniere Salvo D’Acquisto o di uno come il giudice Livatino".

In occasione di questo convegno è stato inaugurato anche il percorso artistico luciano “Sarausana jè Lucia e Siracusa, una storia di fede, devozione e identità”. Si tratta di un itinerario attorno alla patrona, per scoprire documenti inediti, ma anche opere di devozione ed ex voto che non sono mai stati esposti.

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