A Roma nella chiesa di San Giovanni Decollato si apre la “Porta della Misericordia”

Papa Francesco ha concesso una speciale “Perdonanza” a chi varcherà la soglia della chiesa romana

La chiesa di San Giovanni Decollato
Foto: pd
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Domani, venerdì 8 aprile, alle ore 12.00, il Vescovo Ausiliare del Settore Centro della Diocesi di Roma, Monsignor Daniele Libanori, aprirà la “Porta della Misericordia” della chiesa di San Giovanni Decollato.

Per questo importante rito, Papa Francesco ha concesso una speciale “Perdonanza” per chi nelle giornate di venerdì 8 e di sabato 9  (dalle ore 12 alle 20) si recherà in pellegrinaggio         singolarmente o a piccoli gruppi - presso la chiesa romana, sede dell’antica Arciconfraternita della Misericordia dei fiorentini. 

La celebrazione della Perdonanza culminerà sabato 9 aprile, vigilia della Domenica delle Palme, con la commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme. La processione partirà alle ore 20 dalla chiesa di San Giovanni Decollato e giungerà fino alla chiesa di Santa Maria della Consolazione al Foro Romano, dove sarà celebrata la funzione eucaristica presieduta dal Vescovo Libanori. Mentre, martedì 12 aprile, alle ore 20,  sarà la volta della Via Crucis: partenza dalla chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini con arrivo alla Chiesa Nuova. Il percorso sarà preceduto dalla Croce che San Filippo Neri portava con sé nei pellegrinaggi delle Sette Chiese.

Ma qual è l’origine di questa porta? Per rispondere a questa domanda è necessario partire dalla storia dell’Arciconfraternita della Misericordia dei fiorentini che ha conosciuto, nel suo percorso storico, gesti e parole che hanno accompagnato il mistero del dolore e della morte. Non a caso, la pala di Jacopino del Conte - situata nell’Oratorio dove la Confraternita si riuniva - raffigura il Buon Ladrone che supplica Cristo sulla Croce e il Centurione romano che beve l’acqua e il sangue scaturiti dal costato di Cristo. La Compagnia della Misericordia nacque l’8 maggio 1488 per desiderio di alcuni fiorentini residenti a Roma che assunsero spontaneamente  il compito di assistere i condannati a morte. Fu Papa Innocenzo VIII a rendere ufficiale l’istituzione con una bolla del 23 agosto 1490 concedendo la facoltà di dare sepoltura cristiana  ai corpi dei giustiziati che si fossero pentiti e l'indulgenza di 25 anni a coloro che si fossero confessati nel giorno del martirio del Battista (29 agosto). Con la bolla del 1 febbraio 1540 papa Paolo III accordò alla Arciconfraternita il privilegio di poter liberare un condannato a morte ogni anno. Il giorno della liberazione il reo veniva condotto alla Chiesa di San Giovanni Decollato e, dopo aver ricevuto i sacramenti,  varcava la piccola porta posta sul lato destro, sormontata dall’incisione “Per misericordiam”. 

AciStampa ha intervistato Padre Davide Carbonaro, parroco di Santa Maria in Campitelli e Referente del Cammino sinodale della Diocesi di Roma, per poter commentare un’iniziativa così importante che vede l’impegno in prima fila del Settore Centro della Diocesi. 

Padre Davide Carbonaro, un ritorno  in presenza dei riti religiosi per la Quaresima: un momento che la comunità romana stava aspettando da tempo. Quali sono i sentimenti e le emozioni alla vigilia di questo evento? 

Il primo verbo che mi viene in mente è : ripartire, un termine così bello, così legato alla Pasqua. La Comunità cristiana non si è mai fermata. Si, abbiamo vissuto celebrazioni domestiche, on line, ci siamo inventati i modi più strani per vivere la fede, ma la certezza che il Signore è stato al nostro fianco, non ci ha mai abbandonato.  La Settimana Santa di quest’anno non è solo un ritorno alla normalità dei riti, ma alla consapevolezza che è il Signore ad operare la  salvezza, in tutte le stagioni della nostra esistenza. L’esperienza dell’emergenza sanitaria, ci ha aiutato a pensare, a riformulare modalità del nostro stare insieme, ci sta aiutando anche a vivere con più attenzione e gratitudine i segni della nostra fede.

La Quaresima 2022, però, è segnata inevitabilmente da un'altra emergenza. La guerra in Ucraina ha preso il posto dell’emergenza sanitaria. Cosa vuol dire, allora, vivere in questo periodo un momento di preghiera così bello e importante come quello di domani?

E’ vero l’umanità passa da un'emergenza all’altra. Ma la guerra che non pensavamo di sentire così vicina a noi, vela il cuore di tristezza. Come è possibile tutto questo quando ci siamo detti quel “mai più” che avrebbe dovuto porre un freno alla prevaricazione sull’altro e alla sete di potere?  “Trova la chiave del cuore e troverai l’ingresso nel Regno di Dio”, diceva un Padre della Chiesa. E’ il cuore umano, adulterato dalle proprie scelte di male a generare l’orrore che è davanti ai nostri occhi. E come se quella chiave l’avessimo perduta. Pregare non è inutile.  Preghiamo perché, come afferma Papa Francesco, non ci lasciamo rubare il sogno della Pace. La preghiera fatta con insistenza, prima di disarmare le mani, disarma il cuore.

La “Porta della Misericordia” di ieri viene riaperta nel nostro oggi. Qual è il suo significato nel 2022?  

Aprire porte di misericordia invece di alzare muri. La Chiesa è casa dalle porte aperte, che ospita l’umanità, che permette di fare esperienze di riconciliazione e di pace. Questa antica “Porta della Misericordia” custodita nel cuore di Roma, aprirà nuovamente i battenti. Ci ricorda come  l’uomo può essere liberato dal male che lo rende prigioniero e schiavo, solo se si fida del Signore, solo se si lascia accostare da lui nel cammino della vita. Abbiamo proposto ai fedeli di recarsi presso la Chiesa di san Giovanni Decollato facendo un piccolo cammino, un pellegrinaggio. E lungo la strada che i discepoli di Emmaus sono affiancati da Gesù, come spiega la Scrittura. Ma solo nella locanda, quando condivide il pane, lo riconoscono come il Dio con noi, il misericordioso. Possono passare i secoli, gli schemi culturali, ma questa verità rimane. La Porta della Misericordia, nacque come luogo visibile e memoriale della liberazione dei condannati a morte. Questa piaga ancora esiste nel mondo. Vorremmo che insieme alla porta della misericordia si aprissero le porte dei cuori di coloro, che a diverso titolo, sono causa della morte dei fratelli.

 

 

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