A Sanremo il Festival della Christian Music è stato un successo

Le impressioni di Davide Rossi del duo ‘Serviens in Spe’ con la ‘Preghiera dei Vincenziani

I vincitori del festiva Christina Music
Foto: pd
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‘Vale la pena’ è stato il brano che il religioso brasiliano fra Vinicius Sotocorno ha portato alla vittoria al Primo Festival della Christian Music, svoltosi per tre giorni a Sanremo, in concomitanza con il 72^ Festival della Canzone italiana, ospitato al Teatro Ariston della città ligure.

Per tre giorni 23 artisti di musica religiosa hanno calcato il palco dell'auditorium di Villa Santa Clotilde, dell’Opera don Orione, proponendo testi di carattere religioso attraverso gli stili più diversi: dal pop, al rock, al rap, passando per la musica corale e lirica. La manifestazione è stata presentata dal direttore artistico, Fabrizio Venturi, e da Valentina Spampinato.

Tra i partecipanti al festival c’è stato anche il duo ‘Serviens in Spe’ (al secolo Davide Rossi e Carmela Iacono) con la ‘Preghiera dei Vincenziani’, brano inserito nell’album ‘Ho smesso di essere solo’; e proprio a Davide Rossi ho chiesto di raccontarci questa prima esperienza della canzone cristiana a Sanremo: “E’ stata un’esperienza molto positiva e di grande spessore umano e spirituale. Quasi non si aveva la percezione di essere in gara, lo spirito competitivo ha lasciato il posto ad un senso di ‘missione’ più alto: tutti eravamo lì per testimoniare, ciascuno con i suoi carismi, l’amore di Dio e il farsi prossimo ai fratelli attraverso la musica”.

In cosa consiste la ’Preghiera dei vincenziani’?

“Qualcuno vorrebbe attribuire il testo allo stesso San Vincenzo De’ Paoli, ma se è vero che è molto antica, non ci sono certezze sull’autore o sulla la fonte di questa preghiera che rappresenta il carisma vincenziano nella sua essenza. Quel carisma che è innanzitutto farsi prossimo, con dedizione, con attenzione, con discrezione, ma anche con coraggio. Questa preghiera viene recitata durante gli incontri dei volontari della ‘Società di san Vincenzo’, solitamente all’inizio delle riunioni, e permette di creare quel clima di armonia e quell’unità di intenti tra i confratelli nell’esaminare e cercare di porre rimedio alle varie situazioni di povertà che si presentano”.

 

Come si è avvicinato alla Società di san Vincenzo De’ Paoli?

“Ho conosciuto questa realtà qualche anno fa a Milano all’interno della mia parrocchia, Santa Maria Assunta in Turro, grazie a don Giuseppe Macchioni, a cui rimarrò sempre molto grato. In quel periodo della mia vita ero in cerca di un’attività di volontariato in ambito caritativo e Società San Vincenzo De’ Paoli ha rappresentato e rappresenta tutt’ora questo anelito. Devo dire che al mio interesse verso la Società di San Vincenzo De’ Paoli ha contribuito non poco la fascinazione verso il profilo umano, intellettuale e spirituale di Federico Ozanam, il fondatore, che è stato un personaggio incredibile dai molti talenti: un uomo del ‘fare’ ma anche del ‘pensare’, capace di elaborare una visione di impegno sociale dei cristiani nel mondo che precorre la Dottrina Sociale della Chiesa”.

 

Perché il suo album si intitola ‘Ho smesso di essere solo’?

“L’interesse verso Federico Ozanam mi ha portato ad approfondire la sua figura attraverso la lettura di testi, tra i quali è stato fondamentale ‘Lettere scelte: il cuore ha sete di infinito’ di Maurizio Ceste. Queste lettere danno testimonianza dell’ ‘uomo Ozanam’, specialmente dei suoi affetti e dei suoi moti dell’animo. In una lettera alla moglie per esempio egli scrive: ‘Oggi in questa nuova vita che gli avvenimenti mi hanno riservato, ho smesso di esser solo, ho sottratto la mia persona a quell’egoismo involontario quale l’uomo è condannato allorché non si circonda di affetti sacri…”. In diversi altri passaggi di questo testo si evince chiaramente che Il suo impegno di servizio ai poveri trae origine da quel ‘santuario dell’amore’ che per lui è la famiglia, che non si ripiega su sé stessa, ma si apre agli altri, contagiando l’amore che essa genera e espandendosi alla vita sociale”.

Dove trovano ispirazione le sue canzoni?

“In questo album ho voluto evidenziare come il motore dell’amore, da Ozanam esperito principalmente attraverso il tenero rapporto familiare con la moglie e la figlioletta, abbia contribuito non poco a far germogliare il seme della Società di San Vincenzo. Egli infatti arriverà a dichiarare: Questa cara Società (di San Vincenzo De’ Paoli] è anche la mia famiglia. Ad essa io debbo, dopo Dio, la conservazione della fede… pertanto io l’amo e la prediligo con il più profondo sentimento del cuore. Sono stato molto felice di vederne il buon seme germogliare e prosperare”.

 

Però non si può non sottolineare che durante il festival della canzone italiana Achille Lauro ha provocato e tuttora continua a provocare con altra gestualità, facendo parlare di sè: in quale modo raccogliere queste provocazioni? 

“Come ha in modo intelligente commentato una testata giornalistica, la vera provocazione risiede nel Vangelo. Nulla è così controcorrente e avversato rispetto alla mentalità del mondo. Penso che tali gesti rientrino in una volontà di far parlare di sé per costruire un personaggio provocatorio. Personalmente mi trovo sulla sponda opposta: invece che far parlare di me ritengo che l’artista debba sgonfiare il proprio ego a favore del messaggio di cui si fa portatore. Insomma… come scrive san Paolo: ‘non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me’ (Galati 2,20)”.

 

Come promuovere nei giovani la christian music?

“Avendo partecipato al Festival della Canzone Cristiana di Sanremo ho avuto modo di osservare quanto si stia espandendo il movimento di autori, musicisti, cantanti e produttori legati a questo settore. A mio parere la Christian Music ha un futuro, ed occasioni come questa non possono fare che bene anche per la diffusione ai giovani per la loro capacità mediatica di raggiungere molte persone e molti target”.

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