Il Papa in una intervista: "Misericordia è il nome di Dio e anche la sua debolezza"

Papa Francesco durante una conferenza stampa in aereo
Foto: Alan Holdren / CNA
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Dal Giubileo al cammino ecumenico. Dalla critica al rigorismo ideologico all’unità tra fratelli cristiani nel servizio del povero. In una lunga intervista con Avvenire, Papa Francesco non traccia solo un bilancio dell’Anno Santo Straordinario che si sta per concludere – bilancio che in fondo rifiuta, perché “io non ho fatto un piano” – ma parla del cammino ecumenico, e lo mette in continuità con i frutti del Concilio Vaticano II e il lavoro fatto dai suoi precessori.

La speranza di Papa Francesco per il Giubileo è che “molte persone abbiano scoperto di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da lui”, perché “la misericordia è il nome di Dio e anche la sua debolezza”, in quanto porta Dio a “dimenticare i peccati”. Ma non c’era un piano per il Giubileo, dice, perché “si trattava solo di essere docili allo Spirito Santo, di lasciar fare a lui”. “La Chiesa è Vangelo, è l’opera di Gesù Cristo. Non è un cammino di idee, lo strumento per affermarle”, sottolinea il Papa.

Per lui, questo è stato il “Giubileo del Concilio” dove “il tempo della su ricezione e il tempo del perdono coincidono, con la consapevolezza che per ricevere un Concilio ci vuole almeno un secolo e ora “siamo a metà del cammino”. Papa Francesco guarda alla Lumen Gentium, la costituzione conciliare con la quale – dice – la Chiesa “è risalita alle sorgenti della sua natura”, e questo “sposta l’asse della concezione cristiana da un certo legalismo, che può essere ideologico, alla persona di Dio che si è fatto misericordia nell’incarnazione del figlio”. Ma – e il Papa fa anche riferimento al dibattito che si è creato intorno all’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia – “continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se ne è nel flusso della vita che si deve discernere”.

Per quanto riguarda il cammino ecumenico, Papa Francesco nega che l’Anno della Misericordia abbia favorito le iniziative con le altre chiese cristiane, perché “tutti gli incontri sono parte di un percorso che viene da lontano. Non è una cosa nuova. Sono solo passi in più”.

Il Papa si mette sulla scia dei passi dei predecessori, ricorda la morte del Patriarca Nikodim tra le braccia di Giovanni Paolo I, i funerali di Giovanni Paolo II con tutti i capi delle Chiese d’oriente, afferma che questa unione è “fratellanza” e che pure gli incontri con tutti i capi delle Chiese cristiane non sono parte di un’accelerazione, ma sono piuttosto il risultato “del cammino del Concilio che va avanti, s’intensifica. Ma il cammino non sono io”.

Sono tutti incontri che Papa Francesco dice di vivere con “fratellanza”, apprezza dei patriarchi ortodossi il fatto che “sono monaci” e che “tu vedi dietro una conversazione sono uomini di preghiera”, e applica il ragionamento al patriarca di Mosca Kirill, al patriarca copto Tawadros, al patriarca Daniele di Romania, e fa una nota di particoalre affetto per il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, che i bambini cercavano a Lesbos durante la visita perché aveva le tasche piene di caramelle: “Questo è Kirill: un uomo capace di portare avanti con grande difficoltà il Concilio Pan-Ortodosso, di parlare di teologia ad alto livello e di stare semplicemente con i bambini”.

Gli viene fatto notare che passa molto tempo ad incontrare capi delle altre Chiese cristiane, e che magari dovrebbe occuparsi a tempo pieno della Chiesa cattolica, ma il Papa ribadisce che compito del vescovo di Roma, “da sempre”, è quello di “custodire, ricercare e servire questa unità”.

Anche l’incontro con la Chiesa luterana a Lund è definito dal Papa “un passo avanti in più nel cammino ecumenico”. Ricorda che Benedetto XVI a Erfurt aveva messo in luce come Lutero si fosse domandato “Come posso avere un Dio misericordioso?” e sottolinea che “Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina”, ma “poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere”, e che nella reazione di Lutero c’era anche “il rifiuto di una immagine di Chiesa come una organizzazione che poteva andare avanti facendo a meno della grazia”. “Continuo a pensare – afferma il Papa – che il cancro della Chiesa è darsi gloria l’un l’altro”.

Il Papa risponde alle critiche di chi dice che si vuole “protestantizzare” la Chiesa, dice che questo non gli “toglie il sonno” perché segue sulla strada di chi lo ha preceduto”, e afferma che le opinioni si distinguono per lo spirito, perché “quando non c’è un cattivo spirito, aiutano a camminare. Altre volte, si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte per spirito cattivo per fomentare la divisione”. 

Insomma, i rigorismi, per il Papa, “nascono da una mancanza, dal voler nascondere da parte una armatura la propria triste insoddisfazione”. Gli viene chiesto se allora il cammino è di mettere da parte le questioni teologiche per puntare sul comune impegno sacramentale, e il Papa sottolinea che “non si tratta di mettere da parte qualcosa. Servire i poveri vuol dire servire Cristo, perché i poveri sono la carne di Cristo”.

Certo, restano i temi teologici, il Papa afferma che “lo studio teologico è importante, il cammino teologico è importante, ma sempre insieme al cammino insieme di preghiera, compiendo insieme opere di carità”.

Il Papa ribadisce che “l’unità si fa in cammino, è una grazia che si deve chiedere” e che per questo “ogni proselitismo tra cristiani è peccaminoso”. “Fare processi invece di occupare spazi è la chiave del cammino ecumenico”, sottolinea. E aggiunge che ci vuole “unità visibile”, come pregare insieme, fare opere di carità insieme e “il martirio condiviso in nome di Cristo”.

Papa Francesco punta il dito su una mancata sensibilità dei cattolici verso l’unità, chiede di “non andare oltre il Battesimo”, perché “avere lo stesso Battesimo vuol dire confessare insieme il verbo che si è fatto carne”.

Infine, il Papa sottolinea che “quando la Chiesa, invece di guardare Cristo, guarda troppo se stessa, vengono anche le divisioni”. Ed è quello – dice – che è successo dopo il primo Millennio, che è poi il punto cui si sta guardando nel cammino ecumenico.

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