Assistenza sanitaria, raggiungere le periferie. La richiesta della Santa Sede

Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale Sanitaria, Sala Stampa della Santa Sede, 13 novembre 2012
Foto: Marta Jimenez / ACI Prensa
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La Santa Sede ha sottolineato la necessità di superare le disparità sull’assistenza sanitaria e ha chiesto un nuovo piano di investimenti a lungo termine in una sessione della 68esima Assemblea Mondiale della salute, che si tiene dal 18 al 26 maggio a Ginevra, in Svizzera.

Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale della Salute, ha sottolineato luci, ombre e sfide future per l’assistenza sanitaria della Santa Sede in un discorso che si è tenuto il 20 maggio di fronte all’Assemblea. In prima linea nell’affrontare l’emergenza Ebola, e con una rete sanitaria che promuove lo sviluppo umano integrale, e che in Africa (secondo i dati della World Health Organization) copre il 70 per cento del welfare sanitario, la Chiesa conosce a fondo i problemi della sanità: sono 110 mila le strutture sanitarie che la Chiesa gestisce, direttamente o indirettamente, nel mondo.

Il ragionamento  dell’arcivescovo Zimowski si concentra su due punti. Il primo, che la maggior parte dei Paesi a basso reddito sono in balia delle epidemie, perché “dispongono di  sistemi sanitari molto deboli che richiedono un intervento urgente, se si vuole che rispondano ai bisogni di salute della loro popolazione.” Non solo manca il personale, sono anche bassi i livelli della spesa sanitaria pubblica, tanto che l’arcivescovo sottolinea che “è necessario quindi che gli investimenti nel settore sanitario ridiventino un obiettivo prioritario per il bene della salute pubblica,” e che questo “richiede un impegno a lungo termine da parte dei Governi nazionali e dei donatori internazionali per sostenere sistemi sanitari resilienti ed assicurare una copertura universale dei servizi sanitari, rafforzando in tal modo la capacità dei sistemi sanitari nazionali di fornire servizi equi e di qualità e anche di intensificare la loro capacità di rispondere alle epidemie e migliorare la proprietà e la partecipazione comunitaria.”

Per il presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale Sanitaria, questo significa investimenti a breve lungo termine, per una “migliore assistenza sanitaria di base,” ma anche personale sanitario ben formato, infrastrutture appropriate, ospedali. La sfida per i donatori – afferma l’arcivescovo Zimowski – è quella di “passare dal finanziamento di un programma a breve termine al finanziamento di servizi sanitari completi a lungo termine.”

Poi c’è il problema della periferie. L’arcivescovo Zimowski nota che il rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro sulle disuguaglianze in materia di protezione della salute rurale “ha rivelato che più della metà della popolazione rurale nel mondo non ha accesso all'assistenza sanitaria di base, e molti sono a rischio di impoverimento o di povertà ancora maggiore poiché costretti a pagare di tasca propria i servizi.”

Insomma, manca una copertura universale, ci sono disparità di accesso alle cure tra aree rurali e urbane, e per questo la Delegazione della Santa Sede sottolinea “l'urgente necessità di ridurre il divario aree rurali/urbane nell’Agenda di sviluppo post-2015, tenendo presente che “la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. (…) Non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori” , e cosìì soddisfacendo le necessità delle popolazioni rurali svantaggiate, emarginate e vulnerabili.

Ci vuole – afferma l’arcivescovo Zimowski – una partnership pubblico-privata nel “promuovere una copertura universale, soprattutto in molti Paesi a basso reddito in cui la maggioranza della popolazione delle aree rurali e difficili da raggiungere accede ai servizi sanitari di base, principalmente presso i centri sanitari e gli ospedali privati no profit gestiti dalla Chiesa e da altre istituzioni religiose.”

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