Attentati di Bruxelles. La condanna di Papa Francesco, e la preghiera di tutta la Chiesa

Papa Francesco in preghiera
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Attentati di Bruxelles, la condanna di Papa Francesco. In un telegramma inviato a Jozef de Kesel, arcivescovo di Bruxelles, e firmato dal Cardinal Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, il Papa “condanna nuovamente la violenza cieco che genera tante sofferenze” e “implora da Dio il dono della pace”, invocando sulle famiglia “provate e sui belgi la benedizione divina”.

Bruxelles si sveglia e si interroga, e la Chiesa esprime il suo cordoglio. Il Cardinal Petr Erdo, arcivescovo di Esztergom – Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee – assicura “preghiera per le vittime” davanti a “questo nuovo atto disumano” e invita “in questo tempo tormentato a non lasciarci sopraffare dalla paura e a pregare per la pace in Europa, in Medio Oriente e in tutto il mondo”.

Arriva anche il comunicato del COMECE, la Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea, che ha la sede proprio a Bruxelles. Il Cardinal Reinhard Marx, presidente del COMECE, chiede nella Settimana Santa di “pregare con particolare intensità per le vittime delle violenze e per quanti sono a loro vicini”.

E poi c’è il dolore della Conferenza Episcopale belga. I vescovi belgi – si legge nel comunicato – “sono scossi nell’apprendere dell’attentato perpetrato all’aeroporto di Zaventem e al centro di Bruxelles” e “condividono l’angoscia di migliaia di viaggiatori e le loro famiglie, operatori dell’aviazione, cittadini e squadre di soccorso di nuovo in prima linea”. Infine, i vescovi belgi richiedono che “l’intero Paese possa vivere questi giorni con grande responsabilità civica”.

Una responsabilità civica che colpisce in particolare la comunità cristiana. Monsignor Giacinto Berloco, nunzio apostolico in Belgio, ha parlato a TV2000, sottolineando che “è difficile entrare nella mente di queste persone” riferendosi agli attentatori. Ha spiegato: “Molte volte sono persone che si sentono forse emarginate o che hanno un’idea della convivenza molto diversa da quella che abbiamo noi. Sono persone che vogliono imporre le loro idee, il loro modo di essere e vivere ad una società che ha altri valori come la convivenza, il rispetto e la fraternità. Questi hanno delle idee che sono molto lontane dai valori che viviamo, che abbiamo acquisito da tempo e che costituiscono il nerbo della vita sociale”.

Il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, sottolinea che "certamente vanno confermate e rafforzate le misure di sicurezza già in atto", ma aggiunge che "siamo convinti che esse da sole non possano risolvere ragionevolmente ed efficacemente questo dramma, come non potranno farlo le politiche di chiusura, i muri, il filo spinato".

"In un momento tanto difficile dobbiamo tutti riflettere e intraprendere strade nuove, prima fra tutte quella dell’integrazione sociale e culturale, almeno per quanti si rendono disponibili," afferma poi il numero 2 dei vescovi italiani.

E forse ora il mondo cattolico è chiamato ad una responsabilità più grande. Perché le chiese belghe vanno alte verso il cielo, quasi a colmare la distanza che si è creato tra l’uomo e Dio. Oggi, i cristiani in Belgio vivono quasi come una minoranza silenziosa, mentre le sigle studentesche vengono educate alla “libertà” che poi è una libertà che non tiene conto di Dio. Eppure, i cristiani in Belgio sono molti. Ed è da qui che parte la nuova evangelizzazione.

Una nuova evangelizzazione che parte dalle Congregazioni religiose, che fanno un gran lavoro sul territorio. Come quello dei Carmelitani, che hanno il loro monastero in Avenue de la Toson d’Or, a dieci minuti dal Parlamento Europeo. Una Chiesa frequentata anche da funzionari UE.

I carmelitani stanno tutti bene. Non vogliono rilasciare commenti, perché ancora non conoscono bene la situazione. Ma sanno che il loro lavoro ora si moltiplicherà.

Un lavoro che passa dal rafforzamento dell’identità cristiana, ma anche dallo sviluppo del dialogo interreligioso. Lo aveva spiegato, in una intervista ad ACI Stampa, l’arcivescovo emerito André-Joseph Léonard, in una intervista esclusiva al termine del suo servizio pastorale nella diocesi di Malines-Bruxelles. “Le sfide per il mio successore – aveva detto - saranno quasi le stesse, sono priorità inevitabili. Forse, tenendo conto della sua formazione, credo che il dialogo interreligioso sarà molto importante. Qui a Bruxelles già un quarto della popolazione è musulmana, e va a crescere in numero, siccome la loro demografia più generosa di quella degli indigeni. Saremo confrontati sempre più alla necessità di avere un dialogo con tutti quei musulmani presenti sul territorio belga, principalmente a Bruxelles”.

 

 

 

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