Boko Haram, corruzione, la speranza del viaggio del Papa, ne parla l'arcivescovo di Kaduna

L'arcivescovo Ndogoso e il Patriarca Sako alla presentazione del rapporto ACS sui cristiani perseguitati
Foto: Angela Ambrogetti/ Acistampa
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La situazione in Nigeria diventa sempre più difficile. Boko Haram occupa sempre più regioni e nelle e la situazione vede i terroristi islamisti sempre più agguerriti. Anche se il presidente aveva promesso che Boko Haama sarebbe stato sconfitto. Ma purtroppo la corruzione rende ogni azione più difficile. A spiegarlo è l’arcivescovo Matthew Man-oso Ndagoso, di Kaduna in Nigeria che in questi giorni a Roma sta seguendo il Sinodo sulla famiglia e che ha presentato il rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre sulle persecuzioni dei cristiani.

“La Nigeria è un paese ricco con tante risorse potrebbe essere tra i paesi più sviluppati, invece non siamo capaci di usare le nostre risorse nel modo giusto. Perché il bene comune non è stata una preoccupazione per anni e anni. Il governo attuale aveva dato  indicazioni che avrebbe combattuto la corruzione, ma non è stato ancora fatto nulla, ma per ora possiamo concedere il beneficio del dubbio. Abbiamo risorse per fare tutto, ma devono essere usate nella giusta maniera e per il bene comune.”

Su chi sostiene Boko Haram economicamente invece l’arcivescovo dice che nessuno è in grado di dirlo esattamente. “ Tutti i nigeriani hanno occhi e orecchi aperti sperando che un giorno venga detto quali sono le organizzazioni che sostengono Boko Haram. Ma fino a quel momento non n siamo capaci. Almeno per i passati 4 anni anni è stato così. Ovviamente sappiamo che ci sono delle banche attraverso le quali passano i soldi per le armi ma sono a livello locali. Ma noi stiamo aspettando che il governo ci dica chi sono i veri sostenitori.”

Ndagoso dice anche che la persecuzione in alcune parti della Nigeria è sistemica. In alcune zone è chiaro che i cristiani sono perseguitati. Una delle “persecuzioni silenziose” è la impossibilità di costruire chiese su terreni che sono delle diocesi.

Ma il Sinodo è almeno un momento positivo per l’arcivescovo nigeriano.

“ Il Sinodo alla fine andrà bene, perché è un lavoro di pastori e Chiese particolari attorno il Pastore universale per discutere problemi pastorali specifici e condividere esperienze e vedere come risolvere insieme queste sfide pastorali. Certo l’Istrumentum laboris riflette il background nel quale è nato. Troppo europeo? In un certo senso, si. Ma per questo è solo uno strumento. Noi abbiamo mano libera nei nostri gruppi. Vediamo il documento si ma poi il documento che uscirà dovrà parlare tutte le lingue di una grande famiglia che è la Chiesa in modo che tutti comprendano.

E quindi tutto quello che sembra troppo europeo, o asiatico o altro dovrà diventare universale.”

Un pensiero anche sul viaggio del Papa in Africa, con le preoccupazioni per la sicurezza.

Ndagoso ripete che il “Papa è il padre di tutti i cattolici, dovunque siano i cattolici. E questo riguarda il Papa perché sono suoi figli. Certo nella Repubblica Centroafricana ci sono molti problemi, in Kenia ci sono problemi. Ma come un padre il Papa si preoccupa dei suoi figli. E come un buon genitore la sua attenzione è soprattutto per i figli che hanno più problemi. La gente del Centroafrica ha bisogno di tutto l’incoraggiamento possibile. E il Papa viene per portare il più meraviglioso incoraggiamento per loro.

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