Canada, chiude l’ufficio per la libertà religiosa. Ma il nemico nascosto è l’eutanasia

Il Cardinal Collins nel videomessaggio diffuso dal sito dell'arcidiocesi di Toronto per contrastare l'approvazione della legge sull'eutanasia
Foto: Arcidiocesi di Toronto
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Da una parte, la chiusura dell’Ufficio per la Libertà Religiosa. Dall’altra, una legge sull’eutanasia, che va anche a toccare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici cattolici. Tra battaglie esterne e battaglie interne, la Chiesa in Canada vive non solo gli sviluppi della revolution tranquille, quella progressiva secolarizzazione che ha “mangiato” un Paese prima di forte radici cattolici. Vive anche un’era diplomatica in cui il governo declassa il tema della libertà religiosa a una questione politica, dando l'impressione di lasciare da parte l'impegno internazionale.

Perché l'Ufficio per la Libertà Religiosa non si occupava della Libertà Religiosa all'interno del Canada. Era piuttosto una piattaforma destinata ad affrontare il tema a livello internazionale, e riguardava tutte le fedi. Il fatto che l'ambasciatore incaricato di reggere l'ufficio, Andrew Bennet, è un cattolico (della Chiesa ucraina), l'Ufficio aiutava persone di tutte le religioni, ed era supportato da molti gruppi cristiani e specialmente non cristiani in Canada. Nel Paese nordamericano, tra l'altro, ci sono molti rifugiati dalla persecuzione religiosa. Ma questo non conta più nel momento in cui Justin Trudeau, il nuovo premier, porta avanti una visione preminentemente secolarista. Le sue cause non sono quelle della libertà religiosa, ma piuttosto quelle della libertà di scelta in tema di aborto e di eutanasia. Tanto più che non ha mai accettato candidati nelle sue liste che non fossero apertamente pro-choice. I due temi (la libertà religiosa fuori dal Canada e la libertà religiosa in Canada) sono insomma in qualche modo collegati. 

La chiusura dell’Ufficio per la Libertà Religiosa è stata accolta con disappunto dai vescovi, una dichiarazione molto forte è stata diffusa dalla conferenza episcopale canadese. Con ACI Stampa, il Cardinal Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto, ha voluto sottolineare il suo rammarico. “E’ un dato di fatto – dice il cardinale – che la persecuzione religiosa nel mondo è ormai debordante. Per questo, non è il momento di chiudere un ufficio designato ad affrontare il tema”.

Spiega ancora il Cardinal Collins che “l’ufficio si occupava della libertà religiosa per persone di tutte le fedi, ma ovviamente io sono particolarmente preoccupato dell’ovvia crescita della persecuzione dei cristiani, e degli sforzi di eliminare il cristianesimo in vari posti”.

Insomma, “potrebbe essere che questo approccio secolarista” abbia “impedito al governo di comprendere pienamente le minacce alla libertà religiosa nel mondo”.

In effetti, l’ufficio della Libertà Religiosa permetteva al governo canadese di avere una voce riguardo il tema. Il mandato, come detto, non includeva il problema della libertà religiosa in Canada.

Ma anche questo è diventato un tema cruciale. È allo studio infatti una possibile restrizione della libertà di coscienza per i medici e una restrizione per gli ospedali cattolici o di altre confessioni religiose di rifiutare di praticare l’eutanasia.

Per questo, si sta definendo una legge federale che risponda alla decisione unanime della Corte Suprema che permette il suicidio assistito. Nelle prossime settimane, la proposta sarà inoltrata nelle prossime settimane, e una nuova legge entrerà in vigore prima del 6 giugno.

Il Cardinal Collins ha stigmatizzato il tema in una dichiarazione, molto lunga, diffusa in più lingue e in un video sul sito dell’Arcidiocesi di Toronto. “Tra pochissimi mesi – la denuncia del proporato - il suicidio assistito, questa macabra realtà camuffata con parole ingannevoli e blande come ‘assistenza medica per morire’, diventerà una opzione possibile anche nel nostro paese, appoggiata dalla legge! E mentre il governo federale prepara il disegno di legge per applicare la decisione della Corte Suprema, è necessario riflettere sugli effetti di questa svolta fondamentale nelle nostre leggi”.

Spiega il Cardinal Collins che “la morte arriva per tutti noi” e “anche se i pazienti possono giovarsi di medicinali che attenuano il dolore, hanno tutte le ragioni per rifiutare terapie opprimenti e sproporzionate che servono solo a prolungare l’inevitabile corso della morte”. Ma “morire non è la stessa cosa per essere ucciso”.

Sottolinea l’arcivescovo di Toronto che “ai medici di tutto il nostro Paese, che hanno dato la loro vita per guarire i malati” non verrà più chiesto “di alleviare le sofferenze dei loro pazienti con terapie e cure premurose, ma di farli morire”, e dunque “di fatto, uccidere un paziente non sarà più visto un crimine, ma sarà considerato un tipo di assistenza sanitaria, con tanto di legge che ne regola l’implementazione”.

E ancora: denuncia il Cardinal Collins che le raccomandazioni presentate ai politici da una commissione parlamentare per elaborare quella che viene definita “una legge sconcertante” includono: entro 3 anni, il desiderio di dare accesso all’eutanasia/suicidio assistito ai minorenni (giovani sotto i 18 anni); la possibilità per coloro che sono stati diagnosticati con malattie come la demenza di prestabilire la loro morte; l’insistenza che persone affette da problemi psichici possano accedere all’eutanasia/suicidio assistito; l’obbligo per qualsiasi istituto che riceve un finanziamento pubblico, compresi gli ospedali, ospizi e centri di degenza a lungo termine cattolici, di offrire eutanasia/suicidio assistito, costringendoli così a rinnegare quegli stessi principi fondamentali che sono alla base del loro immenso servizio a tutti noi; l’obbligo per i medici che si rifiutano di uccidere un paziente di assicurarsi che trovino qualcun altro che lo faccia.

Attacca il Cardinal Collins: “Nessun altro paese al mondo impone una simile violazione di coscienza. È ingiusto costringere persone ad agire contro la propria coscienza per poter svolgere la propria professione di medico o, nel caso di istituti sanitari, per aver diritto ai finanziamenti pubblici. Questa non è tolleranza nei confronti delle diversità religiose. Si tratta di discriminazione religiosa che punisce coloro che assistono fedelmente chi si rivolge a loro, e questo lo fanno da quando il Canada ancora non esisteva, e che in coscienza non possono compiere certi interventi, come per esempio, aiutare ad uccidere un loro paziente”.

Ricorda, il Cardinale, che “solo il 30 per cento dei canadesi ha accesso a un trattamento palliativo” e questo è “un fatto tragico e inaccettabile”, tanto che “invece di trovare vie per accelerare la morte, dovremmo impegnarci a provvedere cure palliative per tutti i canadesi, a fornire maggiore assistenza a coloro che soffrono di malattie mentali ed aiuto a coloro che attentano al suicidio”.

Il fatto che le persone pensino che la loro vita non ha più “valore” – continua il Cardinal Collins – “rappresenta una base debole per creare politiche sociali”, perché “il nostro valore intrinseco come persona non scaturisce da ciò che sappiamo fare ma da ciò che siamo. È dentro di noi; viene dalla nostra dignità innata di esseri umani”.

Conclude il Cardinale: “Consapevoli dell’intrinseca dignità di ogni persona, è giunto il momento per ogni famiglia in tutto il nostro Paese di affrontare un discorso difficile ma necessario sul problema della morte. È necessario che tutti noi capiamo fino in fondo le ripercussioni distruttive di queste modifiche legislative, proponendo invece alternative intrise di vero amore e compassione”.

 

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