Cantalamessa: nel Natale Dio ci parla di persona

Padre Cantalamessa nella predica di Avvento
Foto: Vatican Media
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Da queste considerazioni ha preso spunto Padre Raniero Cantalamessa nell’ultima predica di Avvento pronunciata questa mattina nella cappella Redemptoris Mater, alla presenza del Papa.

Il predicatore della Casa pontificia- come riporta l’ Osservatore Romano- ha fatto notare che “il cammino di ricerca del Dio vivente intrapreso in questo Avvento” aveva avuto un precedente illustre con «L’itinerario della mente a Dio» (Itinerarium mentis in Deum) di san Bonaventura.

Il filosofo e teologo francescano individuò sette gradini per i quali l’anima ascende alla conoscenza di Dio ma il mezzo definitivo è la persona di Gesù.

Il Natale è il momento in cui “il Dio vivente non ci parla più per interposta persona, ma di persona” e ha illustrato il tema alla luce del Vangelo di Giovanni. Nessuno arriva a Dio se non per mezzo di Gesù e allora “lette nel contesto attuale del dialogo interreligioso, queste parole pongono un interrogativo: che pensare di tutta quella parte dell’umanità che non conosce Cristo?”. E la risposta è che ogni teologia cristiana delle religioni deve considerare che Gesù “ha dato la vita “in riscatto” e per amore di tutti gli uomini. Non ha fatto distinzioni”.

Eppure, ha ammonito padre Cantalamessa, “alcuni, pur professandosi credenti, non riescono anche oggi ad ammettere che un fatto storico particolare, come è la morte e risurrezione di Cristo, possa aver cambiato la situazione dell’intera umanità di fronte a Dio”. Padre Catalamessa afferma che “Dio è umile nel creare e nel salvare. Cristo è più preoccupato che tutti gli uomini siano salvi, che non che sappiano chi è il loro Salvatore”.

Dunque, ha avvertito il predicatore, “più che della salvezza di coloro che non hanno conosciuto Cristo, ci sarebbe da preoccuparsi, della salvezza di quelli che l’hanno conosciuto, se vivono come se non fosse mai esistito, dimentichi del tutto del loro battesimo, estranei alla Chiesa e a ogni pratica religiosa”.

Infine il cappuccino ha ricordato il Concilio Vaticano II, che nella Gaudium et spes asserisce che “lo Spirito Santo dà a ogni persona la possibilità di entrare in contatto con il mistero pasquale di Cristo” e “il Dio vivente, a differenza degli idoli, è un “ Dio che respira” e lo Spirito Santo è il suo respiro”.

Mentre, “a chi cercasse Dio altrove, solo tra le pagine dei libri o tra i ragionamenti umani, bisognerebbe” ricordare, con san Basilio, che “dallo Spirito Santo dipende “la familiarità con Dio” cioè se Dio ci è familiare o invece estraneo, se siamo sensibili o allergici alla sua realtà”. E, ha chiosato padre Cantalamessa, il “rimedio è ritrovare un contatto sempre più pieno con la persona dello Spirito Santo”.

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