Cardinal Bagnasco: “Non cerchiamo il consenso, ma lo stare umile nella volontà di Dio”

I vescovi italiani passano la Porta Santa prima della celebrazione del Cardinal Bagnasco
Foto: Mimmo Muolo / Facebook
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Di cosa hanno bisogno i sacerdoti? “Di un cuore caldo”, risponde il Cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani. E poi aggiunge: “Sappiamo che il calore interiore – capace di riempire la vita e di rivestire ogni azione di eternità – non è dato dal successo, dal consenso, dal seguito che si può conseguire, ma dallo stare umile nella volontà di Dio: nella pace!”.

La mattina dell’Assemblea generale della CEI comincia con un pellegrinaggio attraverso la porta Santa (è l'Anno del Giubileo Straordinario della Misericordia) e la Messa officiata nella Basilica Vaticana. La celebra il Cardinal Bagnasco, perché festeggia un anniversario importante: i cinquanta anni di sacerdozio. Li aveva già festeggiati a Genova, durante la Messa del Crisma, lì nella stessa Cattedrale di San Lorenzo che lo aveva visto diventare sacerdote. Lo fa con i vescovi italiani, della cui conferenza è alla guida ormai da dieci anni.

“Una grazia che mai avrei pensato di avere: celebrare con voi questo anniversario”, dice il Cardinale all’inizio dell’omelia. E poi aggiunge: “Nel mio, vorrei raccogliere pure i vostri diversi anniversari, anche se fossero già passati e fossero ancora da venire”. Perché – aggiunge – tutti “condividiamo la grazia della vocazione” che è “il mistero di poter parlare, noi poveri uomini, con l’Io di Cristo”. “Nel sacerdozio si rivela la grazia di Dio, che a piccoli esseri umani affida se stesso. E nella sua audacia, troviamo una temerarietà che solo Dio può avere”, commenta il Cardinale.

Il quale invita poi tutti a “ritornare all’inizio sacramentale della nostra ordinazione, a lasciare libera per un momento l’onda calda dei ricordi”, perché solo a distanza di anni si può “comprendere meglio quanto le mani invisibili dello Spirito hanno fatto in noi”. Da una parte c’è l’eterna domanda se “abbiamo risposto a tanta grazia”, ma dall’altra – afferma il presidente dei vescovi italiani – c’è la consapevolezza che “i bilanci li fa il Signore”, per i sacerdoti il primo compito è affidarsi e avere “il desiderio crescente di mai sminuire la grazia ricevuta”.

Perché – aggiunge - “il fluire degli anni potrebbe farci assopire”, mentre “il primo modo per vegliare sul popolo che ci è affidato è quello di vigilare su noi stessi, sul nostro stare con lui”.

L’arcivescovo di Genova tratteggia la figura di un sacerdote che sta “in fondo al gregge per incoraggiare e sostenere i più deboli, davanti per dare l’esempio e la guida”. E per farlo c’è bisogno di un cuore caldo, che permetta di stare con Dio senza cercare consensi. Perché solo la volontà di Dio “è il nostro foco, la fornace ardente, il segreto della nostra vita di sacerdoti e di celibi: il segreto è vivere esposti alla luce dell’amore di Gesù nella preghiera, nella liturgia, nella fraternità con i nostri preti, nella diuturna vicinanza alla nostra gente”.

Il Cardinale ricorda che “l’amore per Dio e il prossimo” richiesto da Gesù “porta con sé il carico della pazienza, dell’umiltà, della fiducia”, anche perché “Dio ci chiede di credere nell’uomo, perché Lui per primo ci crede”. “Nella prospettiva degli anni – dice il Cardinal Bagnasco – abbiamo meglio compreso che il Signore è la sorgente della carità pastorale, non noi, la nostra buona volontà, le nostre doti: solo il suo amore per noi ci rende capaci e ci spinge ad amare i fratelli senza trattenerli a noi stessi. A diventare un frammento di pane per la fame degli uomini; ad essere mano misericordiosa di Cristo che accoglie, ascolta, accompagna i poveri e i deboli nel corpo e nello spirito”.

Pregando con il Papa e per il Papa, il Cardinal Bagnasco fa suo il mandato di Sant’Ignazio di Antiochia, che al vescovo Policarpo scriveva: “Ti scongiuro, per la grazia di cui sei rivestito, di continuare il tuo cammino e di esortare perché tutti si salvino. Abbi cura di mantenere l’unità, perché nulla vi è di più prezioso. Porta le infermità di tutti come un valido atleta. Non ti spaventino quelli che sembrano degni di fede, ma insegnano false dottrine. Sta saldo come l’incudine sotto il martello”.

Ti potrebbe interessare