Cardinal Eijk: “Il gender, minaccia per la Chiesa e per l’Europa”

Cardinal Wilhelm Eijk durante una conferenza stampa al termine del Sinodo
Foto: Bohumil Petrik / ACI Group
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Sente con preoccupazione la sempre maggiore diffusione della teoria del gender, che va a minare anche le stesse basi della fede cristiana. Ma guarda anche con fiducia ai cristiani, ora una minoranza, che però devono essere capaci di trasmettere la loro fede. E sulla chiarezza della fede, per lui, si gioca la battaglia contro la secolarizzazione. In questa intervista ad Aci Stampa, il Cardinal Willem Jacob Eijk, arcivescovo di Utrecht dal 2008 e ‘berretta rossa’ dal 2012, racconta le sfide del nostro tempo dall’osservatorio della sua patria, l’Olanda, dove la secolarizzazione è arrivata velocissima. Con uno sguardo al prossimo, cruciale, Sinodo dei vescovi.

Eminenza, uno dei grandi problemi dell’Europa è la forte ondata di secolarizzazione. Come superarla?

In Olanda, la secolarizzazione tra i cattolici era già visibile negli anni Quaranta, nell’immediato Dopoguerra. Un primo segnale della secolarizzazione stava nel fatto che molti cattolici non vedevano più un legame fra la loro fede e la vita quotidiana. Non negavano ancora la fede, accettavano la dottrina della Chiesa, ma non vedevano più un legame tra quella dottrina e la vita quotidiana. È qui che inizia la secolarizzazione, perché colui che non vede più un rapporto tra la fede e ciò che fa ogni giorno, rischia di perdere la fede.

Quale è il rimedio?

Secondo me, il rimedio più importante contro la secolarizzazione è di aiutare la gente a ritrovare questo rapporto, questo legame tra la fede in Cristo e la vita di ogni giorno. La fede non deve limitarsi alla domenica, quando partecipiamo alla Santa Messa. La fede deve avere il suo significato anche il lunedì, il martedì e in tutti gli altri giorni, in ogni cosa che facciamo.

È difficile farlo, nel momento in cui la Chiesa sembra essere sempre più minoranza…

Penso che nella nostra educazione religiosa, è molto importante non solo trasmettere la conoscenza di Cristo, della fede, della Dottrina della Fede. È piuttosto importante di aiutare i giovani a trovare una spiritualità, ovvero una fede vissuta, una fede personale di preghiera, un rapporto vissuto con Cristo, che nutre la vita di ogni giorno. Questo secondo me è il rimedio più importante contro la secolarizzazione. E dobbiamo iniziare da coloro che credono ancora: sono loro il lievito del futuro!

Quali sfide deve affrontare l’Europa?

Lo sviluppo che trovo attualmente più inquietante è l’introduzione della teoria del gender, sempre più diffusa. Questa non rappresenta solo una minaccia per la visione del matrimonio o della sessualità. Rappresenta anche una minaccia alla fede come tale. Noi cristiani vediamo, sulla base della Sacra Scrittura, il rapporto tra il marito e la moglie come analoga a quello tra Cristo e la sua Chiesa. Il rapporto tra Cristo e la Chiesa è fondamentale per il matrimonio. Ma pure il rapporto fra il prete e la chiesa è analogo a quello fra Cristo e la Chiesa. Perciò anche la discussione sulla possibilità di ordinare donne sacerdoti proviene dalla confusione creata dalla teoria del genere. Questa non riconosce più un legame tra il sesso biologica e l’essere uomo o donna. L’essere uomo, donna, marito o moglie è vissuto come un ruolo sociale, nato e sviluppatosi nella storia e imposto dalla società, ma passabile di cambiamenti. Secondo la teoria del gender l’individuo ha il diritto di scegliere il proprio ruolo, uomo, donna, eterosessuale o omosessuale, transgender o transessuale, indipendentemente dal sesso biologico. Il distaccare lo stato, la condizione, l’atteggiamento della persona umana dalla sessualità biologica ha le sue ripercussioni fondamentali sul modo in cui la gente vede la dottrina della fede riguardante il matrimonio e il sacerdozio.

Perché accade tutto questo?

Viviamo in una società che mette accento sull’autonomia dell’individuo, che implica che lui avrà il diritto di scegliere la propria condizione come omosessuale, eterosessuale, transgender, transessuale. Naturalmente nel mondo del matrimonio e della sessualità, l’accettazione della dottrina della Chiesa è minacciata molto dalla teoria del gender. Molti giovani che sono influenzati dalla teoria del genere non possono nemmeno capire più la dottrina della Chiesa sul matrimonio e la sessualità. Quando si parla di uomo e donna, dicono subito che si tratta di una costruzione sociale che non ha legame con la realtà biologica. Tutto si fonda su una antropologia dualista: si vede il corpo della persona umana come qualcosa di cui si può disporre a piacere.

Il Papa ha molto invitato a pregare per il Sinodo. Ma cosa ci si deve aspettare dal Sinodo?

Il Sinodo non riguarda la Dottrina della Fede. Riguarda piuttosto la questione: come possiamo trasmettere la dottrina della fede riguardante il matrimonio e la sessualità alla generazione odierna. Si tratta di una questione pastorale. Vero, abbiamo i nostri metodi pastorali, e non dobbiamo cambiare tutto radicalmente. Ma si può sempre apprendere qualcosa dall’esperienza della Chiesa che vive in un altro ambiente, in un altro continente. Tutte queste esperienze, anche positive, riguardanti la trasmissione della Dottrina della Fede, possono aiutare la Chiesa in genere, possono aiutare anche i vescovi presenti per sviluppare, per migliorare la pastorale in questo campo.

Perché essere cristiani è difficile oggi?

I cristiani sono diventati una minoranza nell’Europa occidentale. Io sono cresciuto in un paese al confine di Amsterdam, dove, alla fine degli anni Cinquanta, tutti credevano ancora, il 90 per cento della popolazione cattolica andava in Chiesa ogni domenica, imparava nella scuola elementare cattolica tutta la dottrina della Chiesa. Non c’era dubbio su queste cose.

Ho avuto una preparazione classica alla Prima Comunione nell’anno scolare 1959-‘60. Io sapevo molto bene, da bambino di sei anni, che nell’ostia si riceve la persona di Cristo. Tutto il Paese, tutta la comunità, aiutava il paese a seguire la dottrina della Chiesa. Nella seconda metà degli Anni Sessanta c’è stato un cambiamento radicale di questo atteggiamento tra gli Olandesi. Sono andato al Liceo Scientifico nel 1965, e quando ho cominciato quasi tutti gli alunni e i genitori andavano in Chiesa ogni domenica. Nel 1971, quando ho finito, eravamo solo con due in classe che andavano ogni domenica in Chiesa. Nella seconda metà degli Anni Sessanta sono state fatte delle scelte le cui ripercussioni paghiamo oggi.

I giovani degli Anni Sessanta sono ora i nonni della generazione attuale. Loro non hanno trasmesso la fede ai figli, lascia stare ai nipotini. Perciò viviamo oggi in una società molto secolarizzata.

E cosa era successo in quegli anni?

Nella seconda metà degli Anni Sessanta è venuta una grande prosperità, che metteva in grado tutti di vivere indipendentemente dagli altri. È cresciuto questo individualismo, chiamato “espressivo,” che significa che l’individuo non ha solo il diritto, ma pure l’obbligo di essere se stesso, di determinare il contenuto della propria religione, di scegliere i propri valori etici. Questa mentalità non ammette una dottrina o una filosofia di vita condivisa da un gruppo. E la Chiesa è di essenza una comunità che condivide la fede in Cristo. L’individualismo espressivo esclude una Chiesa che propone una fede, una dottrina condivisa da tutti con autorità. Abbiamo a che fare con una cultura che esclude una fede come quella cristiana.

Cosa può fare la Chiesa oggi?

Io penso che dobbiamo trasmettere la fede in modo esplicito. È l’unica strada benedetta da Dio. In Olanda la Chiesa e i pastori hanno tentato di mantenere ancora il maggior numero di cattolici lasciando fuori dalla predicazione gli aspetti più difficili della dottrina, ad esempio che c’è un Dio in tre persone, o che Cristo è il figlio di Dio che si è fatto uomo e che ha sofferto ed è morto alla croce per i nostri peccati. Tutte queste cose difficili sono state messe da parte, rimpiazzate in predicazioni , ma questo non ha aiutato: abbiamo perso lo stesso la gente. Tuttavia c’è ancora un gruppo di giovani, pur piccolo, che crede fortemente. Chi è rimasto nella Chiesa, crede in genere, ha una vita di preghiera, una vita cristiana consapevole. Dobbiamo iniziare con questa gente, rafforzare la loro fede in modo esplicito. E i pochi giovani che credono ancora, non si interessano nell’adattare la dottrina della Chiesa, ma sono pronti ad accettarla. Vogliono sapere cosa dice la Chiesa, e noi dobbiamo spiegare loro la fede in Cristo. perché loro possano diventare gli evangelizzatori del futuro.

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