Cardinal Filoni: "La cooperazione missionaria non è solo raccolta di offerte"

Il Cardinal Fernando Filoni intervistato dall'ACI Group - Palazzo di Propaganda Fide, 22 agosto 2014
Foto: Daniel Ibáñez / ACI Group
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Formare le persone al vero senso della Chiesa. Perché la cooperazione missionaria non può esaurirsi nella raccolta di offerte. Il Cardinal Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, parla all’Assemblea delle Pontificie Opere missionarie. Ne spiega l’utilità, il loro essere universale per il fatto di essere pontificie ed episcopali allo stesso tempo. Mette in luce un calo delle offerte. Parla di una necessaria riforma degli Statuti. Ma soprattutto parla di evangelizzazione, il vero cuore del lavoro delle POM.

Afferma il Cardinal Filoni: “Contro un’inarrestabile perdita di senso della missione, il magistero dei Papi ha voluto indicare che l’evangelizzazione non può essere efficace se è solo motivata e finalizzata ad un progetto umano, per quanto necessario e giusto. Ma essa deve procedere dall’amore che Dio ha per l’umanità, specialmente quella più sofferente, a cui deve giungere la salvezza integrale tramite l’annuncio del Regno.”

Il discorso alle Pontificie Opere Missionarie ha il sapore di un discorso programmatico. Le POM sono quattro, ognuna con la propria identità e specificità: Propagazione della Fede, San Pietro Apostolo, Santa Infanzia Missionaria e Unione Missionaria. Sono sorte nelle Chiese di antica cristianità per sostenere l’opera dei missionari fra i popoli non cristiani, e sono diventate una istituzione della Chiesa universale e di ogni Chiesa particolare, tanto che il Concilio assegna loro il posto centrale nella cooperazione missionaria.

Le Pontificie Opere Missionarie, con la loro struttura peculiare, e con il loro modo di operare, rappresentano anche il senso della missione della Chiesa. Il Cardinal Filoni sottolinea che “non c’è contraddizione nel fatto che le Opere sono pontificie e allo stesso tempo episcopali, come non c’è contraddizione tra Chiesa universale e Chiesa particolare,” e per questo si deve superare la tentazione di “rendere solo locali o nazionali le Pontificie Opere, indotta in parte dalle difficoltà che pongono le leggi dei vari Stati circa gli enti caritativi, nonché da una cultura ed una visione ecclesiale particolaristica.”

Ma c’è anche un altro dato: che le Pontificie Opere Missionarie sostengono anche le Nunziature apostoliche, e a questo sostegno il Cardinal Filoni dedica una parte della sua presentazione. Un dato, questo, che testimonia come la sovranità della Chiesa, la sua rete diplomatica, non sono di impaccio alla missione della Chiesa. Al contrario, ne sono un aiuto, uno strumento di libertà, che le stesse missioni contribuiscono a sostenere.

Il discorso del Cardinal Filoni ha in sé molte delle sfide riformatrici: si parla di una riforma dello Statuto per la parte amministrativa, si parla di una discussione in corso con la Segreteria di Stato per il contributo alle Nunziature, di un nuovo modo di destinare i sussidi ordinari e straordinari. Ma sono dettagli. Perché il nodo resta proprio l’annuncio del Vangelo, e il modo in cui questo Vangelo viene realmente vissuto.

Il Cardinal Filoni sviluppa questa riflessione in particolare quando mette in luce come c’è stata una diminuzione delle donazioni alle POM. “E’ una tendenza che dura da tempo. Forse non tutto è dovuto alla crisi finanziaria,” sottolinea il Prefetto. Che poi invita a collaborare con gli altri enti caritativi, con la Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, con le molte agenzie che sono sorte in questi anni. “Tutti i nuovi soggetti missionari – afferma il Cardinale - vanno aiutati ‘nel realizzare l’interscambio di carità ecclesiale e di dinamismo missionario’. Le Pontificie Opere devono, infatti, inserirsi in questa progettualità missionaria, consapevoli che la responsabilità missionaria, che esse hanno contribuito a creare in tutta la Chiesa, è ormai un elemento che caratterizza tutte le Chiese locali.”

È un richiamo all’unità e alla progettualità comune, che ha riguardato anche la grande riforma della Carità avviata da Benedetto XVI, che si caratterizzò con l’adozione dei nuovi Statuti di Caritas Internationalis e del motu proprio sulle ‘charities’ locali.

Viene chiesta, dal Cardinal Filoni, una vera identità missionaria, ma anche uno specchiato modo di operare. “Ben sapendo che i nostri sussidi provengono dai fedeli – sottolinea il Cardinale -  a tutti noi è richiesta una amministrazione trasparente e responsabile delle offerte, ed è nostro sacrosanto dovere ridurre le spese di gestione delle nostre strutture. Noi amministriamo denaro dei fedeli, e di questo dobbiamo rendere conto non solo a Dio, ma anche alla comunità ecclesiale. A riguardo, è in atto uno studio per rivedere la modalità di assegnare i sussidi ordinari e straordinari. “

Il nodo centrale è sempre quello dell’annuncio del Vangelo. Tutto da ripensare oggi, cinquanta anni dopo la “Ad Gentes,” quando si sta per aprire un Giubileo sulla misericordia, durante un anno dedicato alla Vita Consacrata. E così l’assemblea è chiamata a trovare modi e i contenuti più efficaci per l’evangelizzazione dell’uomo contemporaneo.”  Ma – aggiunge il Cardinal Filoni – “è necessario che in questa ricerca ritorniamo all’essenziale.” E cita l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, nella parte in cui spiega che “la migliore motivazione per decidersi a comunicare il Vangelo è contemplarlo con amore. È sostare sulle sue pagine e leggerlo con il cuore. Perciò è urgente recuperare uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri.”

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