Cardinal Tauran: “Non si può amare Dio senza amare chi ci è vicino”

Cardinal Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso
Foto: Bohumil Petrik / Catholic News Agency
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Non si può amare Dio senza amare il proprio vicino. È con questo messaggio, che deriva direttamente dalla dichiarazione conciliare “Nostra Aetate,” che il Cardinal Jean Louis Tauran si rivolge all’assemblea europea di Religioni per la Pace, riunita a Castel Gandolfo dal 26 al 28 ottobre per parlare di “Accogliersi in Europa: dalla paura alla fiducia.”

Il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso invia un messaggio all’assemblea, ricordando proprio il fatto che il dicastero da lui guidato sta celebrando in questi giorni il cinquantesimo anniversario della “Nostra Aetate,” e citandone alcuni passaggi chiave.

Passaggi dai quali si evince – spiega il Cardinale – che “non si può amare Dio senza amare il vicino, e non si può amare il vicino senza amare Dio.” Ma – aggiunge Tauran – “non si può amare il vicino senza conoscerlo, e non si può conoscerlo senza entrare in comunione con lui.”

Per questo, l’obiettivo è la fiducia reciproca, dato che “la sua mancanza deriva da una mancanza di comprensione.” Nel suo discorso al Parlamento Europeo, Papa Francesco – aggiunge il Cardinal Tauran – “afferma che il futuro dell’Europa dipende dal ritrovamento della connessione vitale tra due elementi, e cioè la dimensione trascendentale della vita e lo spirit umanistico.”

Il Cardinale ricorda che il tema dell’assemblea “sottolinea le molteplici sfide dell’Europa di oggi,” ovvero “la perdita dell’identità che porta al radicalism e al fondamentalismo, la tendenza a chiudersi in se stessi, la xenophobia, la crescent intolleranza verso le religioni e le minoranze, crescent flussi di migrazione forzata a causa delle guerre, regimi dittatoriali e crisi ecologiche.”

Un quadro che rende ancora più pressante la domanda di “come cambiare la paura in fiducia, la discriminazione nel rispetto, l’inimicizia in amicizia, la polarizzazione in solidarietà, uno stile di vita egoistico in uno non autoreferenziale, la cultura dello scarto in una cultura della cura, e il confronto in incontro e dialogo?”

Tauran sottolinea che “la vera missione della religion è la pace, perché religione e pace vanno insieme”, e “nessun leader religioso può igonorare la cultura della disumanizzazione e la violenza, o addirittura predicare in support di questa.”

Se pace e violenza, fiducia o paura “vengono dal cuore umano,” allora “Preghiera, pratiche spirituali e azioni per la giustizia e la pace” possono “risvelgliare i nostri cuori,” e per questo la sfida dei leader religiosi oggi è di “trasnformare la sfiducia, il sospetto e l’intolleranza in una nuova cultura basata sul rispetto, sulla comprensione reciproca, la non violenza, la solidarietà e la risoluzione pacifica dei conflitti.”

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