Caritas e G7, quattro storie per un impegno

Una manifestazione di Caritas Italiana
Foto: Caritas
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Quattro storie, e un solo impegno: in occasione del G7 che si è tenuto a Taormina il 26 e 27 maggio, guardando al G20 che si terrà ad Amburgo il prossimo luglio, Caritas Italiana ha divulgato un dossier per spiegare le sfide della società attuale e il lavoro di Caritas.

È un dossier ampio, che guarda alla società attraverso categorie di analisi come “rabbia” ed “espulsione”, per sottolineare la crescente esclusione sociale e il sempre più grande divario tra ricchi e poveri. E ci si legge – dietro le quinte – anche la critica alle riunioni dei Paesi più industrializzati, i cosiddetti “G”, la riunione dei grandi della terra che, come spesso ha notato la Santa Sede, rappresentano soprattutto “club di amici”, e non sono parte di nessuna organizzazione internazionale.

Tra l’altro, nota Caritas, è un modello messo in forte crisi dalla situazione internazionale, soprattutto . si legge nel dossier – “in ragione del cambio di amministrazione negli Stati Uniti, il percorso della Brexit, i processi elettorali in Francia e in Germania”, perché “il consenso che in qualche modo si pensava acquisito a livello globale sembra ora infatti tornare in discussione. In questa situazione, la priorità sembra essere quella di difendere le posizioni fino ad ora acquisite, evitando nuove intese che pongano in dubbio elementi del consenso già in precedenza faticosamente raggiunto”.

Nella società della rabbia e dell’esclusione, più che degli antidoti ideali, la Caritas propone buone pratiche. Una viene da Caritas Indonesia, ed è una piccola imprenditrice, che coordina nell’isola di Flores, in Indonesia, uno dei gruppi di agricoltori supportati dal progetto “gli orti di Ruteng”. Si chiama Maria Suel, e con il gruppo ha prodotto insieme pesticidi e fertilizzanti biologici, non solo per il nostro uso ma anche per venderli. Una tanica di prodotto costa 20.000 rupie (1,40 euro) e una bottiglia costa 10.000 rupie (70 centesimi di euro)”.

È una modalità di lavoro che permette a molti agricoltori di evitare di comprare fertilizzanti chimici, perché – racconta Maria Suel – “il prezzo per un pacco di fertilizzante chimico è di 500.000 rupie (34 euro). E ancora c’erano da comprare il riso, pagare le tasse scolastiche e altre spese di primaria importanza. Io sono una vedova e non ho la possibilità di racimolare quei soldi, non ho questi risparmi. Ho sofferto molto per questo! In passato mi sono trovata obbligata a comprare fertilizzante chimico, ma ho dovuto prendere in prestito il denaro da degli usurai. Ho dovuto ripagare l’ammontare preso in prestito più il 10% d’interesse ogni mese”.

In Sri Lanka, padre Sarath denuncia gli interessi dietro i grandi progetti insostenibili. “La città portuale di Colombo – racconta - ora rinominata “Colombo International Financial City” (Cifc), è stata co-struita su un terreno composto da 269 ettari bonificati dal mare a sud del molo meridionale del porto di Colombo. Il primo ministro singalese intende creare un centro finanziario off-shore. I fondi per questo progetto provengono dalla Cina”.

Il progetto colpisce i pescatori per l’estrazione di sabbia del mare, e le persone che vivono nell’entroterra a causa dell’estrazione di roccia, ma “c’è anche la paura che la città portuale sarà governata come un Paese indipendente, minando la sovranità del Paese”. Insomma, gli interessi economici prima degli interessi statali.

Padre Edu, nelle Filippine, racconta l’impegno della Caritas locale di “mettere in condizione i poveri di poter provvedere al proprio sostentamento. Sappiamo che non possiamo essere miopi e concentrarci solo sulle lotte locali. Siamo consapevoli che le persone sono povere a causa dell’ingiustizia strutturale globale che le élite internazionali e le multinazionali impongono, sfruttando le risorse del mondo per il profitto e per il perseguimento dei propri interessi. L’avidità e l’ingiustizia dei mercati globali sono state criticate da papa Francesco in molte delle sue dichiarazioni. È per questo che vediamo la necessità di sollecitare la solidarietà globale poiché il problema della povertà persiste a causa di ingiusti assetti socio-politici a livello mondiale”.

Ma non serve andare troppo lontano. Anche in Europa ci sono le diseguaglianze sociali. E Shannon, che lavora a Caritas Europa, racconta come l’organismo continentale si stia “mobilitando perché i diritti umani siano presi in considerazione. La situazione è veramente disperata per i più poveri e più vulnerabili in questo momento, in particolare quando parliamo di cambiamento climatico e delle crescenti minacce che si stanno verificando; la situazione è disperata quando si affrontano le questioni riguardanti il diritto al cibo, il diritto alla casa, l’accesso all’acqua potabile e il diritto alla terra”.

Sono quattro buone pratiche, che rappresentano quattro priorità per vincere la società della rabbia e dell’esclusione.

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