Chi è lo scrittore polacco citato nella Patris corde?

Jan Dobraczyński è uno dei più importanti autori polacchi del novecento

Jan Dobraczyński
Foto: wikipedia
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Papa Francesco nella sua Lettera Apostolica Patris corde cita lo scrittore polacco, Jan Dobraczyński. Nel suo libro L’ombra del Padre viene narrata in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. L’autore polacco, “con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi”.  Ma chi è lo scrittore citato da Papa Francesco?

Dobraczyński nasce a Varsavia, il 20 aprile 1910. Il suo esordio da scrittore, avviene nel 1937, con il libro Bernanos il romanziere. Diviene capitano di cavalleria, durante la seconda guerra mondiale. Sono anni difficili per Jan, non solo perché impegnato nel conflitto mondiale, ma anche perché viene ferito al fronte. Si ritira perciò dalla guerra e inizia - clandestinamente - l’attività politica, collaborando con riviste sovversive. Durante l'insurrezione di Varsavia viene catturato  e mandato a Belsen e in altri campi di concentramento. Viene liberato nel 1945.

Da questo momento una volta ritornato in Polonia si dedicherà completamente alla scrittura. Entra in contatto con i maggiori scrittori ed intellettuali del novecento come Papini, Ungaretti, Mauriac e Cesbron. Negli anni '80 fonderà un movimento patriottico di ispirazione cristiana il cui intento era di appianare le gravi tensioni sociali e politiche del suo paese: la lotta tra il regime comunista e la neonata Solidarność è forte. La sua produzione letteraria, il successo del pubblico, lo pongono ai primi posti tra gli autori contemporanei polacchi. Morirà a Varsavia il 5 marzo 1994. 

Dobraczyński nel suo L’ombra del Padre narra la delicata storia di Giuseppe e Maria con rigorosa precisione storica, conservando uno stile romanzesco. Lo scrittore polacco non cade mai nella tentazione di riscrivere i passi dei vangeli, rimanendo così fedele alla Sacra Scrittura. Piuttosto, cerca di entrarci dentro, scavare negli animi dei personaggi, fornendoci così un quadro psicologico poliedrico e mai scontato. La sua è una scrittura semplice e - a tratti - asciutta. Giuseppe, grazie al lavoro di Dobraczyński, risulta al lettore un uomo dai tratti profondamente umani. La sua semplicità di stile riesce a essere “contenitore” della semplicità della Famiglia di Nazareth. Forma e contenuto trovano armonia perfetta. Ed è in Giuseppe che possiamo trovare l’ “ombra del Padre”, quello dei Cieli. E’ in Giuseppe che riusciamo, noi lettori, a identificare il meraviglioso progetto di Dio su quest'uomo, su questa donna che rimarranno nella storia della Salvezza.  E’ davvero interessante notare come lo scrittore polacco riesca a condensare nelle pagine del libro  molte volte, davvero liriche i caratteri essenziali della figura di Giuseppe, “padre terreno” del piccolo Gesù. 

L’ombra del Padre dei Cieli è, per il falegname, una luce, un faro da seguire per potersi incamminare insieme a Maria nella non facile impresa di educare il Figlio di Dio. Solo seguendo i passi dettati dal Padre è possibile per lo scrittore polacco raggiungere una pura e semplice serenità, doni di Dio per chi segue la sua volontà.  Un cammino che si svolge su una strada anche impervia, ma che vale comunque  e sempre  la pena percorrere. Così come ha fatto Giuseppe. E’ il caso del famoso sogno che Dobraczyński, nel suo romanzo, descrive così:

“Sul suo capo scintillavano le stelle. Il silenzio regnava. Si passò le dita sul viso, come ad assicurarsi che non avesse cambiato la sua forma. – Ci riuscirò ? – sussurrò. – La amo tanto … – Prendila in casa tua … Le ultime parole risuonarono nel silenzio. Quando si levò in piedi. (...) Strinse le mani al viso. Aveva pregato tante volte nella vita: Rivelami, Signore, la Tua volontà, indicami quel che devo fare. Attenderò paziente il tuo comando. Aveva atteso tanti anni. Gli pareva di sapere che cosa stesse aspettando. Quello che attendeva era giunto. Ma al contempo aveva superato le sue aspettative. Si trovava al cospetto di qualcosa di così enorme, che gli pareva che quell’enormità lo schiacciasse. Lo prese il timore. Ma in quello sbigottimento una cosa sapeva: c’era la felicità di poter tornare da Miriam”. E’ la felicità che solo l’amore può dare: quello dell’Amore verso Maria, verso Dio. 

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