Circolo San Pietro, dal 1869 al servizio del Papa e dei poveri

Circolo S.Pietro
Foto: Marco Chiani, ufficio stampa
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Sono 148 anni che il Circolo S. Pietro risponde alla vocazione di essere il “braccio della Carità del Papa”. Dal 1869, il Romano Sodalizio, fondato dal Cardinale Domenico Jacobini con la benedizione di Papa Pio IX, è espressione di giustizia e carità cristiana, al servizio dei bisognosi e degli infermi della Città eterna e del mondo. Una “minestra calda”, un tetto, un indumento pulito, un ricovero. Dietro questi semplici gesti di accoglienza e assistenza, si racchiude l’impegno profondo dei soci del Circolo e del loro Presidente, il duca Leopoldo Torlonia. ACI Stampa lo ha incontrato in occasione della 148ma Assemblea Solenne del Sodalizio.

Cos’è il Circolo S. Pietro? E quali sono le attività che lo caratterizzano?

La Chiesa aveva e avrà sempre un esercito di poveri. Il Beato Pio IX donò al Circolo le pentole degli Zuavi affinché a Roma “l’esercito dei poveri, che non sarebbe mai mancato alla Chiesa, avesse sempre una minestra calda”. Da questo dono, nasce l’idea della “carità del Papa”. Il Circolo S. Pietro è stato l’iniziatore delle mense sulla città di Roma, le cosiddette “cucine economiche”. Il maggior numero di interventi è stato attuato durante la Seconda guerra mondiale: soltanto in quel periodo sono stati distribuiti circa 4 milioni di pasti. Poi ci siamo adeguati alle nuove povertà, ora abbiamo tre mense attive in altrettanti posti strategici della città.

Ma il Circolo non è soltanto “la minestra del Papa”…

Il Circolo è una struttura dai molteplici volti. Offriamo servizi attraverso altre strutture, abbiamo un asilo notturno e una casa famiglia alla Lungaretta, dove ci sono le famiglie dei bambini ricoverati all’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Inoltre alcuni nostri volontari prestano servizio alla Casa di Cura del Sacro Cuore, un centro di accoglienza residenziale ed ambulatoriale per le Cure Palliative; quando abbiamo iniziato le cure palliative erano ancora agli esordi, e quella del Circolo S. Pietro fu la prima esperienza di Hospice dell'Italia centro- meridionale.

La vostra azione esce fuori dai confini romani?

Sì, in modi diversi. Il Circolo ha una Commissione Aiuti internazionali, che fu istituita nel 1975, allo scopo di finanziare gli studi di seminaristi stranieri, sia in Italia che in Paesi lontani, e egli anni successivi ha continuato ad assicurare sostegno in varie aree del mondo. Non dimentichiamo che il Circolo cura anche il Servizio d’Onore durante le celebrazioni del Papa in Basilica. E infine cito l’attività dell’Obolo di San Pietro: per antica tradizione, il Circolo ha il privilegio di raccogliere, presso le Parrocchie, le Scuole, gli Istituti Religiosi ed i privati della Diocesi di Roma, l’Obolo di S.Pietro, una somma che viene donata al Pontefice durante la tradizionale Udienza concessa al Circolo, per la carità personale del Papa.

Presidente può raccontarci qualche ricordo o aneddoto legato al rapporto tra i Pontefici e il Circolo S. Pietro?

Non dimentichiamo che ben quattro Pontefici sono stati Soci del Circolo: Benedetto XV, Pio XI, Pio XII e Paolo VI. La mia attività da Presidente del Circolo è iniziata con Benedetto XVI. Di Papa Benedetto ricordo la sua toccante visita all’Hospice. Molto umilmente, lo accompagnai. Ricordo che mi impressionò molto il suo interesse vero, profondo verso ognuno dei ricoverati, verso i 30 pazienti. Fu bellissimo. Arrivammo alla fine della visita e ci fu un’assistita, anziana, romana, che gli disse: “Santità, io la aspettavo!”. Si misero a parlare. E la signora gli chiese come stava il suo braccio, dell’amore per i suoi gatti, delle condizioni di salute di suo fratello. Papa Benedetto esclamò: “Ma lei sa tutto di me!”. È un aneddoto che ricordo con simpatia. Per raccontare la sua enorme umanità. Papa Francesco s’interessa sempre della nostra attività, è sempre molto preciso e informato sulle nostre attività. È molto attento, quando ci ha ricevuto in Udienza, ha incontrato anche i nostri assistiti, c’erano molti malati terminali. Anche quello fu un incontro profondo e sentito. Papa Francesco ha voluto una foto con ognuno di loro. È stato un momento bellissimo.

Presidente, ieri, ha avuto luogo l’Assemblea Solenne dei Soci del Circolo. Di cosa si tratta?

L’Assemblea Solenne è il momento centrale della vita sociale del Circolo. È una sorta di relazione di quella che è stata l’attività nell’anno precedente e un programma di quello che sarà l’anno in corso. Proprio in quest’occasione hanno luogo il giuramento dei soci effettivi, il conferimento del distintivo dorato ai soci che hanno compiuto i venticinque anni di appartenenza e della Medaglia dorata a quelli che hanno compiuto i cinquanta. È un incontro tra soci e famiglie, per noi è molto bello. Si cerca di dare speranza alle iniziative future. Siamo sempre alla ricerca di nuove attività per aiutare i poveri di Roma e non solo.

Può fare un bilancio di quella che è la vostra attività?

Spesso, qui al Circolo, diciamo che non si fanno bilanci con la carità. Ci stiamo avvicinando ai 150 anni di attività, è una Roma completamente diversa da quella in cui abbiamo iniziato ad offrire il nostro servizio; negli anni ci siamo adeguati al cambiamento, alle nuove esigenze. La povertà è aumentata, sono circa 7.000 le persone su Roma senza fissa dimora. Certe volte ci sembra di “svuotare il mare con una conchiglia”, ma è bello riuscire ad aiutare almeno qualcuno di loro.

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