Claudio Chieffo, a 15 anni dalla morte il ricordo di chi cantava fede e bellezza

Un colloquio con il figlio Benedetto promotore del ‘Chieffo charity tribute'

Claudio Chieffo con Giovanni Paolo II negli anni '80
Foto: www.claudiochieffo.com
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“Nelle canzoni di Claudio c'è un'onestà, una pulizia, un amore naïf che fa pensare. Siamo profondamente diversi, non solo per le sicurezze che lui ha e che io non ho, ma soprattutto perché nelle sue canzoni lui non fa mistero delle sue certezze”: così Giorgio Gaber, tanti anni fa, ha definito Claudio Chieffo. In effetti le canzoni di Claudio Chieffo non sono cantate solo in chiesa o nelle riunioni di Comunione e Liberazione. Alcune sono anche liturgiche ma tutte toccano corde esistenziali e ‘politiche’, cioè rimandano al significato ultimo della vita, al destino che appartiene a ogni uomo e alla sua responsabilità di fronte alla realtà che è chiamato a vivere.

Quindi a 15 anni dalla scomparsa del poeta cantautore forlivese, 22 cover del repertorio (oltre 100 canzoni in 45 anni di carriera) sono state inserite nell’album ‘Chieffo charity tribute’, curato dal figlio Benedetto: si tratta di brani reinterpretati da artisti di primo piano della scena musicale italiana e internazionale. Ci sono Giacomo Larici; Davide Van De Sfroos; Luca Carboni; Lombroso; Enza Pagliara e Dario Muci; Giovanni Lindo Ferretti; Paolo Cevoli; Massimo Bubola; Gioele Dix; Mirna Kassis e Salah Namek (siriane); Giua; Giorgio Conte e Alessandro Nidi; Giovanna Marini, che declama ‘Stella del mattino’; il premio Oscar, Markéta Irglova; Roberta Finocchiaro; Svavar Knútur (Islanda); Ambrogio Sparagna e Gianni Aversano; Kreg Viesselman (Stati Uniti); Chico Lobo (Brasile); Santoianni; Dario Cifo; Omar Pedini; Paolo Fresu.

Ognuno presente col suo stile e la sua impronta musicale senza mai stravolgere la verità e la bellezza dell’originale. I proventi della vendita dell’album sono devoluti in beneficenza (al netto delle spese di produzione) ad ‘Esharelife Charity Foundation’ per sostenere i progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario di Avsi in Kenya.

A lui chiediamo di spiegarci come è nato questo progetto: “La scintilla risale al gennaio 2019 quando, in occasione dell’esposizione a Milano della mostra ‘A tutti parlo di Te - In viaggio con Claudio Chieffo’, realizzata per il decennale della morte di mio padre, un amico mi suggerì l’idea di un ‘Charity album’ con le sue canzoni che coinvolgesse vari artisti. Mi sembrò subito un’idea entusiasmante anche perché mio padre teneva spesso concerti per beneficenza. Ne ho parlato con il vicepresidente della ‘Charity Esharelife’ e ho cominciato a cercare gli artisti”.

Suo padre come coniugava fede e bellezza nelle canzoni? 

“Mio padre non era intenzionato a comporre canzoni ‘religiose’: era un cantautore e viveva l’incontro con Cristo e la Chiesa profondamente: questo non poteva non trasparire dalle canzoni. Le faccio un esempio banale: se una donna è innamorata, si vede, qualunque cosa stia facendo. Lo stesso vale per mio padre. Per quanto riguarda la bellezza, quella è un dono. Lavorava molto sui testi, sulle parole (lo si può vedere nelle bozze e riscritture delle canzoni sulle pagine delle sue agende), ma se non avesse avuto il dono, le cose credo sarebbero andate diversamente”.

Quale era l’ispirazione delle sue canzoni? 

“Tutte le sue canzoni nascono dall’esperienza di una vita vissuta pienamente come uomo, come marito e come padre, come amico, come insegnante, come compagno di cammino, tutte nascono dalla condivisione del dolore per la perdita di una persona cara o della gioia di qualcuno. La famosa canzone ‘Lui m’ha dato i cieli’ mio padre l’ha scritta quando si è innamorato di quella che sarebbe divenuta sua moglie. Gli incontri con don Francesco Ricci, con don Giussani e con il grande pittore americano William Congdon lo segnarono profondamente. Congdon in particolare gli disse: ‘Ricordati che se una canzone non è una finestra aperta sul Mistero, è solo rumore’. E’ così è stato”.

 

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