Congresso Eucaristico, Cardinale Onaiyekan: “La comunione non è per tutti”

L’arcivescovo emerito di Abuja tiene una lunga relazione sull’Eucarestia. E ribadisce l’insegnamento della Chiesa anche per i divorziati risposati

Il cardinale John Onaiyekan al Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest, 9 settembre 2021
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Nessuno è degno in principio di ricevere la Comunione, perché siamo tutti peccatori. Ma ci sono dei peccati pubblici che vanno regolamentati, altrimenti ci sarebbe un grande disordine. Lo sottolinea il Cardinale John Onaiyekan, arcivescovo emerito di Abuja, nella sua relazione al Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest.

Nella sua lunga relazione, parlando dello status con il quale si può ricevere la Comunione, il Cardinale Onaiyekan torna al dibattito che ha infiammato i due sinodi sulla famiglia

Spiega il Cardinale Onaiyekan che la comunione è anche una cosa pubblica e che ci sono situazioni irregolari che devono essere tenute lontane dalla Comunione. Per esempio, aggiunge, “quanti vivono insieme in aperto, o anche segreto, concubinato senza il sacramento del matrimonio” e “quanti si sono sposati, hanno divorziato e si sono risposati senza essere passati dal processo dell’annullamento canonico”.

Sono tutte persone che “non si suppone vengano a prendere la comunione”, dice l’arcivescovo emerito di Abuja, il quale sottolinea che anche l’Amoris Laetitia, “riconosce il fatto che solo Dio giudica il cuore”, ma insiste comunque che “ci sono alcune situazioni oggettive in cui la Chiesa deve dare giudizio e fare regole e regolamenti”, perché altrimenti significherebbe che “tutti possono prendere la comunione”, risultando in “un disordine che non può essere consentito dalla Chiesa di Dio”.

Non solo la questione dei divorziati risposati. Il Cardinale affronta anche la responsabilità dei politici cattolici che sostengono leggi a favore dell’aborto. “Ogni cattolico che commette aborto o coopera in un aborto dovrebbe sapere che ha commesso omicidio e dovrebbe tenersi distante dalla Comunione”, dice il Cardinale. E aggiunge che la questione è ancora più problematica quando si arriva al voto dei politici cattolici in favore di leggi pro-aborto o contro la dottrina della Chiesa, chiedendo sostanzialmente di evitare di portare l’Eucarestia nell’arena politica. “Come vescovo, incoraggio sempre i politici ad opporsi alle leggi contro la dottrina cristiana. Anche se passassero, risulterà comunque che qualcuno si è opposto”, aggiunge.

Nella sua relazione, il Cardinale Onaiyekan si concentra sugli insegnamenti della Chiesa riguardo l’Eucarestia. A partire dal fatto che questa è “la presenza reale di Gesù tra noi”, secondo un rito stabilito da Gesù nell’Ultima Cena.

Il cardinale Onaiyeknan nota che “solo un sacerdote validamente ordinato può consacrare l’Eucarestia”, e quindi “i ministri di altre denominazioni cristiane la cui validità non è riconosciuta dalla Chiesa non possono consacrare in maniera valida l’Eucarestia”.

La presenza reale di Gesù nell’Eucarestia “ha implicazioni non solo per quanti ci credono e la celebrano”, perché pane e vino diventano “corpo e sangue di Cristo”.

Il Cardinale nota che la forma e il cuore della celebrazione sono rimasti intatti sin dall’inizio dei tempi, e che – sebbene si parli di inculturazione della liturgia – l’obiettivo primario è di “assicurarsi che il cuore del messaggio e il significato dell’Eucarestia sia chiaramente compreso da persone di differenti culture e tempi”.

Il Cardinale nota anche che l’Eucarestia è “una unione intima con Gesù Cristo”, e che per questo la comunione non può essere presa “senza condizioni”, anche se poi “in senso molto stretto siamo tutti peccatori di fronte a Dio”, e che è vero che l’Eucarestia è “medicina”, ma che ci si deve comunque accostare con il Sacramento della Riconciliazione”, ed è “dovere dei pastori renderlo chiaro ai fedeli”, così come permettere un accesso continuo alla riconciliazione.

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