Coordinamento Terrasanta, la speranza nei giovani

I vescovi del coordinamento Terrasanta durante il recente viaggio
Foto: CCEE
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I giovani delusi dalla leadership politica, che vivono all’ombra di un conflitto, ma su cui riporre la speranza di un futuro migliore: è il cuore del messaggio finale dei membri del Coordinamento Terra Santa, il gruppo di vescovi europei, nord-americani e sud-africani che dagli anni Novanta si recano periodicamente in Terrasanta, per visitare le comunità.

Cinque giorni di viaggio, iniziato da Gerusalemme e da Gaza, per ascoltare la popolazione locale e guardare verso il futuro, con un focus particolare sui giovani, che saranno anche protagonisti del prossimo Sinodo dei vescovi.

Nel messaggio finale, i vescovi del Coordinamento Terrasanta affermano che “nonostante il conflitto distruttivo che continua e l'approccio di chi ha in mano il potere che favorisce la divisione, la nostra fede in Dio ci dà speranza per quel futuro migliore che questi giovani cercano”.

Poi, i vescovi affrontano le situazioni particolari. Quelle dei giovani di Gaza, che “continuano a essere derubati delle loro opportunità di vita dal blocco permanente, che nega loro indiscriminatamente la possibilità di realizzarsi”. Quella dei giovani in Cisgiordania, i quali “continuano a subire quotidianamente violazioni della loro dignità, che sono diventate inaccettabilmente la norma a causa dell'occupazione”.

Ma i vescovi hanno guardato anche alla situazione sociale in generale. Sottolineano che la vita dei giovani palestinesi è “rovinata dalla disoccupazione”, mentre i giovani israeliani incontrati in scuole e università “riconoscono di vivere all'ombra di un conflitto che non hanno creato e che non vogliono”.

Tutti aspirano ad una “coesistenza pacifica”, ma affrontano realtà completamente diverse, “con poche opportunità di incontrarsi e comprendere le speranze e le paure degli uni e degli altri”, tanto che “la prospettiva della pace è stata ulteriormente allontanata da decisioni moralmente e legalmente inaccettabili”, come quello che viene definito un “affronto” allo status internazionalmente riconosciuto di Gerusalemme, ovvero la decisione dell’amministrazione Trump di spostare l’ambasciata USA in Israele da Tel Aviv alla Città Santa (decisione non esplicitamente menzionata nel messaggio).

I vescovi di Terrasanta forniscono l’immagine di giovani “costantemente delusi” sia dai leader che dalla comunità internazionali, presi da una “rabbia giustificata” che mostra la loro voglia di lottare per il cambiamento, coltivando “resilienza e coraggio” anche nelle situazioni difficili di striscia di Gaza, Cisgiordania e Israele, mentre la comunità cristiana locale è al loro fianco.

La speranza è, dunque, nei giovani, che “trovano il coraggio di perseguire la giustizia e sfidare le divisione che sono state loro imposte”, attraverso l’impegno a scuola e progetti come “ L'Arche a Betlemme, con Beit Emmaus a Qubeibeh”, un programma che offre prospettive e opportunità di lavoro a giovani in un'area prevalentemente rurale, con alti livelli di disoccupazione e molti problemi sociali e politici; gli ordini religiosi a Gaza – aggiungono i vescovi - danno “prova di umanità in questa società ferita”, in particolare con la Casa della Pace gestita dai Missionari della carità, anche questa oggetto di uno degli incontri di questi giorni.

I vescovi si appellano infine alle loro comunità, perché sostengano le organizzazioni che contribuiscono a creare posti di lavoro e fornire alloggi, continuino a pregare e organizzare pellegrinaggi che promuovono incontro e sostegno alla popolazione locale e prendano una posizione “risoluta contro tutti coloro che cercano di creare ulteriori divisioni, specialmente tra i nostri leader politici”.

Sopra ogni altra cosa, ricordiamo questi giovani nelle nostre preghiere e - ispirati da Papa Francesco - ci impegniamo, aiutati dalla grazia di Dio, a fare la nostra parte per rendere questa terra più umana e più degna per la gioventù di oggi e per quella futura.

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