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Cuba, morto il Cardinale Ortega: il porporato che accolse tre Papi

Il Cardinale Ortega con San Giovanni Paolo II  |  | http://www.arquidiocesisdelahabana.org Il Cardinale Ortega con San Giovanni Paolo II | | http://www.arquidiocesisdelahabana.org

E' morto il Cardinale cubano Jaime Lucas Ortega y Alamino, Arcivescovo emerito di San Cristóbal de La Habana: era nato a Jagüey Grande il 18 ottobre 1936. E' ricordato come il Cardinale che accolse nell'isola caraibica ben tre Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco.

Ha studiato in Patria e in Canada, dove si è perfezionato in teologia ed è stato ordinato sacerdote il 2 agosto del 1964. Dopo essere stato arrestato dal regime nel 1966, viene liberato e nominato parroco nel 1967. E' stato anche Professore di Teologia Morale del Seminario Interdiocesano San Carlos y San Ambrosio, a L'Avana.

I dopo la fine del conclave che elesse il Cardinale Jorge Mario Bergoglio - il Cardinale Ortega ha pubblicato - con l'autorizzazione del Papa - l'intervento dell'allora Arcivescovo di Buenos Aires durante le congregazioni generali in vista del conclave.

Il 4 dicembre 1978 Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo di Pinar del Río. Nel 1981 è stato promosso Arcivescovo di San Cristóbal de la Habana.

Nel 1994 lo stesso Giovanni Paolo II lo crea Cardinale di Santa Romana Chiesa, assegnadogli il titolo presbiterale dei Ss. Aquila e Priscilla.

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E' stato Presidente della Conferenza Episcopale Cubana dal 1988 al 1998 e dal 2001 al 2007. Dal 1995 al 1999 è stato secondo Vice Presidente del CELAM.

Papa Francesco ha accolto la sua rinuncia per raggiunti limiti di età il 26 aprile 2016.

Da sempre molto vicino a Papa Francesco, a fine marzo 2013 - pochi giorni dopo la fine del conclave - ha pubblicato con l'autorizzazione del Papa l'intervento dell'allora Arcivescovo di Buenos Aires durante le congregazioni generali. 

Questo l'intervento del Cardinale Jorge Mario Bergoglio, reso noto dal Cardinale Ortega:

Si è fatto riferimento all’evangelizzazione. È la ragion d’essere della Chiesa. "La dolce e confortante gioia di evangelizzare" (Paolo VI). È lo stesso Gesù Cristo che, da dentro, ci spinge.
1) Evangelizzare implica zelo apostolico. Evangelizzare presuppone nella Chiesa la "parresìa" di uscire da se stessa. La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del mi­stero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e del­l’assenza di fede, quelle del pensiero, quelle di ogni forma di miseria.

2) Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene au­toreferenziale e allora si ammala (si pensi alla donna curva su se stessa del Vangelo). I mali che, nel trascorrere del tempo, affliggono le istitu­zioni ecclesiastiche hanno una radice nell’autoreferenzialità, in una sor­ta di narcisismo teologico. Nell’Apocalisse, Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama. Evidentemente il testo si riferisce al fatto che Lui sta fuori dalla porta e bussa per en­trare... Però a volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire. La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sé e non lo lascia uscire.

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3) La Chiesa, quando è autoreferenziale, senza rendersene conto, crede di avere luce propria; smette di essere il "mysterium lunae" e dà luogo a quel male così grave che è la mondanità spirituale (secondo De Lubac, il male peggiore in cui può incorrere la Chiesa): quel vivere per darsi glo­ria gli uni con gli altri. Semplificando, ci sono due immagini di Chiesa: la Chiesa evangeliz­zatrice che esce da se stessa; quella del "Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans" o la Chiesa mondana che vi­ve in sé, da sé, per sé. Questo deve illuminare i possibili cambiamenti e riforme da realizzare per la salvezza delle anime.

4) Pensando al prossimo Papa: un uomo che, attraverso la contempla­zione di Gesù Cristo e l’adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da se stessa verso le periferie esistenziali, che la aiuti a essere la madre feconda che vive "della dolce e confortante gioia dell’evangelizzare".