Da Budapest, l’allarme: “Il grido dei cristiani non viene ascoltato”

Si è tenuta nella capitale ungherese la seconda edizione della Conferenza Internazionale sulla Persecuzione dei Cristiani

I partecipanti alla conferenza di Budapest sulla persecuzione dei cristiani
Foto: Alexey Gotovsky/EWTN
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Molti non hanno ascoltato le nostre grida”. È stato questo il lamento del patriarca siriano ortodosso Mar Ignation Aprhem II Karim. Il patriarca ha tenuto il discorso di apertura alla Conferenza Internazionale sulla persecuzione dei cristiani nel Medio Oriente, che si è tenuta a Budapest dal 26 al 28 novembre.

È la seconda volta che il governo ungherese lancia la conferenza, che è in pratica il segno visibile dell’impegno che Budapest sta mettendo sul tema dei cristiani perseguitati. Nel 2016, l’Ungheria è stato il primo (e finora unico) Stato al mondo a dedicare un ufficio del governo proprio ai cristiani perseguitati, lanciando un programma, Hungary Helps, che punta ad aiutare i cristiani nelle loro terre, anche con borse di studio per i giovani e fondi per la ricostruzione. Hungary Helps ha finora erogato 40 milioni di dollari in richieste di aiuto.

Durante l’incontro, si sono radunati rappresentanti delle confessioni cristiane dal Medio Oriente e dell’Africa, ma anche da Polonia, Italia, Nigeria, Libano e Stati Uniti. Rappresentano le “245 milioni di ragioni per riunirci, ovvero le persone che vengono perseguitate ogni giorno per la loro fede cristiana”, ha detto Tristan Azebj, segretario di Stato ungherese per gli aiuti ai cristiani perseguitati.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban, nel suo intervento, ha rimarca che in media una persona su cinque perseguitata per ragioni religiose, lo è a causa della sua fede cristiana. Il premier ungherese ha anche accusato l’Europa “silenziosa” sul tema, perché la persecuzione dei cristiani in Africa e Medio Oriente non può essere separata dalla situazione europea. Orban ha quindi sottolineato che “la persecuzione dei cristiani non riguarda solo l’attacco ad individui o comunità, ma la stigmatizzazione, l’umiliazione e la persecuzione della nostra cultura”. Orban ha quindi affermato: “L’Europa può essere salvata solo se ritorna alla sua identità cristiana”.

Il Cardinale Petr Erdo, arcivescovo di Esztergom – Budapest, ha fatto eco al lamento del patriarca Afrem, e ha chiesto di non essere indifferenti non solo alla persecuzione dei cristiani, ma anche di fronte a tutti gli atteggiamenti ostili verso i credenti. L’arcivescovo ha sottolineato che “gli attacchi fisici e verbali non dovrebbero essere trattati come se nulla fosse accaduto”, e ha elogiato gli sforzi per documentare la situazione dei cristiani in Europa e nel mondo.

Scopo della conferenza è quello di ampliare il network per combattere la persecuzione dei cristiani. Tra gli speakers, il patriarca assiro Mar Gewargis II, l’arcivescovo siro cattolico Ephrem Yousif Mansour di Baghdad, l’arcivescovo cattolico caldeo Michael Najeeb di Mosul e Robert Kassah, segretario generale del Sinodo evangelico di Siria e Libano. La situazione in Africa è stata descritta da Abouna Matthias, patriarca ortodosso etiope, e dal vescovo Matthew Hassan Kukah, di Sokoto, in Nigeria.

È intervenuto con un messaggio anche il Cardinale Raphael Sako, patriarca di Babilonia dei caldei. Il cardinale Sako ha detto che “i cristiani nelle nazioni arabe hanno sperimentato intolleranza, terrorismo e massacro. Hanno un problema esistenziale per anni come risultato di una violenza incontrollata contro i cristiani in Iraq, che erano circa 1 milione 876 mila 500 prima del 2003, mentre oggi il numero è sceso a meno di mezzo milione.

Il patriarca ha anche proposto alcune soluzioni perché i cristiani possano vivere in pace, uguaglianza e libertà. Tra queste, la costruzione di una società pluralistica e aperta di mentalià, che rispetti i cittadini senza considerare la loro religione ed etnicità. Quindi, lo sradicamento del fanatismo religiosi, anche rimuovendo idee estremiste dai programmi educativi. Quindi, il restauro delle infrastrutture.

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