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Dal 1 giugno croce obbligatoria negli uffici bavaresi. Che ne pensano i tedeschi?

Markus Söder, Presidente della Baviera   |  | DP Markus Söder, Presidente della Baviera | | DP

“Ci sono simboli che riassumono quello che siamo. Uno di questi è la croce. Certamente la croce è per prima cosa un simbolo religioso. Ma nella croce sono condensati anche i valori di una società libera: amore per il prossimo, rispetto, accoglienza dell’altra persona, tolleranza. Non ritengo giusto quindi staccare la croce dagli uffici pubblici. Vorrei piuttosto che noi in Bayern ci riconoscessimo nei nostri simboli. Vorrei che noi non staccassimo le croci, vorrei che le appendessimo. Questo è il Bayern”.

Accolto martedì scorso 8 maggio, da circa mille persone nella “tenda della birra” allestita in occasione della festa del quartiere di Trudering, roccaforte borghese della CSU nella parte orientale di Monaco di Baviera, Markus Söder, Presidente del Bayern e candidato della CSU alle elezioni regionali del prossimo ottobre, parla per un’ora, soprattutto di politica locale. Di come l’Europa goda di buona salute perché la Germania gode di buona salute: tutto merito naturalmente della buona salute economica e politica del Bayern. L’applauso più fragoroso Söder lo strappa però sull’iniziativa di appendere la croce in tutti i luoghi pubblici (finora la croce era obbligatoria solo nelle scuole e nelle aule di tribunale del Bayern). L’iniziativa è diventata legge dello “Stato libero del Bayern” con decisione del parlamentino regionale del 24 aprile scorso. Comuni, distretti e circondari rurali del Bayern saranno invitati, a partire dal prossimo 1 giugno, ad appendere la croce negli uffici pubblici, come “riconoscimento visibile dei valori fondamentali dell’ordinamento sociale e giuridico in Bayern e in Germania”.

Il Presidente del Forum dei Cattolici tedeschi, Hubert Gindert, aveva subito salutato positivamente l’idea di Söder: “La nostra cultura poggia un fondamento cristiano. La croce è un simbolo religioso che promuove la non violenza, comprende perfino l’amore per i nemici e promuove l’amore per il prossimo. La croce non minaccia nessuno, protegge anche i credenti di altre religioni e i non credenti. La croce negli edifici pubblici è espressione di questa posizione”. Il presidente Gindert aveva contestualmente ringraziato Söder per il suo coraggio.

Pochi giorni fa, in occasione di una processione alla vigilia della Festa dell’Ascensione, il vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha accolto favorevolmente le ragioni del Ministerpräsident, Söder: “Si è comportato, nel senso buono del termine, da cristiano laico. Per questo non trovo giusto che, proprio da parte di ambienti ecclesiali, lo si attacchi. Che un politico pensi poi alle prossime elezioni non gli può certo venir addebitato negativamente”, ha concluso il vescovo Voderholzer accennando ad un sospetto piuttosto diffuso: che la proposta di Söder serva soprattutto ad arginare l’ascesa elettorale di Alternative für Deutschland nel Bayern.

L’intenzione politica della proposta non scandalizzerebbe il cardinale Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congragazione della fede: “Non conta chi ha proposto questa iniziativa – ha detto il porporato da Roma ai microfoni della Bayerische Rundfunk - posso solo sostenerla. Preferisco politici che appendono le croci a quelli che le staccano. Qualcuno sospetta che la proposta abbia motivazioni politiche? Non ci sarebbe niente di male. Di una qualche politica abbiamo pur bisogno, no?”.

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In effetti sono tutt’altro che sparute le voci contrarie, in ambito ecclesiale. La più pesante è quella del presidente della Conferenza episcopale tedesca e arcivescovo della Diocesi di Monaco e Frisinga, cardinale Reinhard Marx, che dalle colonne della Süddeutsche Zeitung ha bocciato la decisione dello “Stato libero del Bayern”, foriera, secondo il porporato, di «conflitto e divisione». «Non si comprende la croce – ha detto il cardinale Marx - se la si interpreta solo in senso culturale. In questo modo lo Stato esproprierebbe le prerogative della croce. La croce è un simbolo di opposizione alla violenza, all’ingiustizia, al peccato e alla morte, ma non un simbolo contro altre persone. Appendere una croce significa: io mi oriento secondo le parole di colui che è morto in croce per il mondo intero. Questa è una provocazione per ogni cristiano, per la Chiesa e per lo Stato che vorrebbe ispirarsi a questo segno».

Anche l’arcivescovo di Bamberg Ludwig Schick aveva subito avvertito dal pericolo di un «abuso della croce». La federazione della Gioventù cattolica del Bayern in una lettera aveva espresso perplessità e il timore che “in questo modo il simbolo originario del cristianesimo, che rappresenta una promessa di salvezza per tutti gli uomini, possa essere strumentalizzato e usato come simbolo di esclusione sociale”.

Sullo stesso tono, con una lettera aperta pubblicata a fine aprile su Facebook e condivisa oltre 700 volte, Burkhard Hose, responsabile per la cura delle anime della Diocesi di Würzburg, aveva accusato il Ministerpräsident Söder di voler «utilizzare la croce per escludere persone di altre religioni» e lo aveva pregato «urgentemente di desistere da questo abuso del cristianesimo e dei suoi simboli come presunto baluardo contro l’Islam». “La croce – ancora il cappellano universitario Hose – non si lascia ridurre a folclore bavarese. Non è solo un’etichetta o una carta d’identità, ma memoria del cammino della croce di Gesù, il cui sconfinato amore e la cui presa di posizione proprio a favore degli esclusi lo hanno alla fine portato alla croce».

Contrario alla croce negli edifici pubblici anche il presidente del Comitato centrale dei Cattolici tedeschi, Thomas Strenberg. Alla testata Passauer Neuen Presse Strenberg ha detto: “È un errore strumentalizzare la croce in campagna elettorale. È stato maldestro e falso. In campagna elettorale è tutto surriscaldato. La croce non è uno strumento di campagna elettorale. La croce non esclude: chi la intende così la interpreta male”.

L’istituto Edmin (“Erforschung der öffentlichen Meinung, Marktforschung, Nachrichten, Informationen und Dienstleistungen“) ha promosso un sondaggio per la testata Bild am Sonntag su cosa ne pensino i tedeschi sulla presenza della croce negli uffici pubblici. Il 64% è contrario, il 29% favorevole (il 7% non si è espresso). Anche il 48% dei cattolici è contrario alla croce negli uffici statali contro il 38% che sarebbe invece a favore. Le percentuali dei contrari aumentano tra i protestanti: ben il 62% degli interrogati è contrario, solo il 34% è favorevole. Il picco dei “no” lo si registra, come prevedibile, tra gli appartenenti ad altre religioni: l’87% è contrario, solo il 12% a favore.