Dal Simposio di Barcellona, le buone pratiche per le vocazioni

Uno dei momenti conclusivi del Simposio CCEE di Barcellona
Foto: CCEE
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Non solo sacerdoti. Il Sinodo per i giovani che si terrà nel 2018 parla di “vocazione” in senso ampio, di “chiamata” ad avere un posto nel mondo e nella vita della Chiesa. Ma come coinvolgere i giovani a fare della fede parte della loro vita, in un contesto sempre più secolarizzato? Ai vescovi europei, riuniti in un simposio a Barcellona, sono state presentate 23 buone pratiche.

Tanti gli stand delle varie chiese locali che hanno rappresentato il “lato pratico” del Simposio sull’accompagnamento dei giovani organizzato dal 28 al 31 marzo scorsi a Barcellona. I 275 delegati, provenienti da 37 diverse conferenze episcopali d’Europa, hanno potuto vedere così come le varie realtà lavorano sulle vocazioni.

Particolare successo in Germania sta avendo il progetto “Valerie und der Priester”: è il racconto di una giovane giornalista tedesca, non credente, che ha accompagnato e osservato per un anno intero la vita di un giovane sacerdote. Un progetto nato come una proposta, che ha avuto una audience di 1,3 milioni di persone.

Moltissime le inizaitive del Centro delle Vocazioni inglese. Tra i tanti, una serie di piccoli libretti sulle vocazioni, che coprono tutte le possibilità: dal sacerdozio alla vita cristiana impegnata. E poi c’è Flame, un mega incontro di giovani che si tiene nello stadio di Wembley, e che ha radunato lo scorso anno 10 mila persone.

La Federazione Internazionale delle Università Cattoliche riunisce 200 atenei, e ha messo in luce il suo impegno verso una educazione che sia pienamente cattolica. A Malta, si creano “Spazi di preghiera nelle scuole”, per aiutare bambini e giovani a prendere contatto con la spiritualità”, mentre in Francia c’è l’iniziativa “L’appel”, un vero e proprio accompagnamento dei giovani sul cammino della vocazione.

Si è rapidamente diffuso il “Corso Alpha”, un metodo di primo annuncio del Vangelo che consiste nel riunire i giovani in momenti conviviali di dialogo, con una serie di 15 incontri che vanno dal tema del cristianesimo alla vicinanza alla Chiesa, e che ha tra i testimoni padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia.

In Bosnia, invece, si sta sfruttando l’onda lunga della visita di Papa Francesco a Sarajevo nel 2015, raccogliendo i giovani in incontri che puntano anche alla riconciliazione tra etnie. Il progetto presentato si chiama “Andiamo avanti insieme”, ed ha lo scopo di sviluppare la conoscenza di giovani ortodossi, cattolici e musulmani, per superare pregiudizi e stigma. Il progetto è iniziato nel 2013, prima tra cattolici e ortodossi, e poi – dallo scorso anno – includendo anche la comunità musulmana. 

Infine, una menzione per il progetto Sicomoro, a Como, che ha creato una comunità semiresidenziale di vita fraterna che dà ai giovani che lo desiderano uno spazio e del tempo per riflettere sulla propria vocazione.

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