Dalle diocesi, come si prepara la Chiesa italiana all' incontro di Bari sul Mediterraneo?

I vescovi italiani portano al convegno la loro esperienza pastorale

Il logo dell'evento
Foto: Chiesa italiana
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La città di Bari e l’intera Puglia è in fermento in queste ore per  preparare l’atteso arrivo di Papa Francesco, domenica prossima. Il Papa, infatti, concluderà l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” che si aprirà il prossimo 19 febbraio.

“Dovete guardare al Mediterraneo e all’Africa”, disse Giovanni Paolo II  ricevendo in Visita ad Limina i vescovi pugliesi, come ha ricordato recentemente l’arcivescovo di Bari Francesco Cacucci che accoglierà, come padrone di casa, cinquantotto vescovi delle Chiese dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Un evento, quello di Bari, che il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, ha definito “una sorta di Sinodo sul Mediterraneo”.

“Non ho proposto io Bari per questo evento. È stato il cardinale Bassetti con il Consiglio permanente della Cei a indicare la nostra città. E come Chiesa locale abbiamo accolto con gioia la richiesta, ben sapendo che sono parte del nostro dna l’accoglienza, il dialogo, la cultura dell’incontro”, ha detto l’arcivescovo Cacucci che guida la diocesi dal 1999.

“La guerra, in più punti del Mediterraneo, è l’esito di scelte miopi e interessate, dalle quali non sono estranee nuove logiche coloniali, avanzate dalle grandi potenze”, ha spiegato il card. Bassetti. Per questo, è stato detto durante l’ultimo Consiglio Permanente della Cei, che l’incontro impegna a “recuperare le radici culturali che hanno innervato la storia del Mediterraneo e dell’Europa”. Ne nasce “la responsabilità di uno sguardo profetico, che aiuti a leggere questa opportunità di confronto e condivisione come ‘un piccolo segno dei tempi’, per osare la pace e fondarla sul diritto, la giustizia sociale, la riconciliazione, la salvaguardia del creato”. E la presenza del Papa “rafforzerà la fraternità tra i Vescovi, nella condivisione di gioie e fatiche” che vivono i popoli del “grande lago di Tiberiade”, secondo la definizione di Giorgio La Pira

Questo incontro nasce – ha spiegato il presidente della Cei, proprio da un progetto di Giorgio La Pira che negli anni 60 disse che il Mediterraneo “deve essere oggi quello che fu nel passato”. Il Mediterraneo, ha aggiunto, “è sempre stato il mare in mezzo alle terre e ai continenti: comprende infatti l’Europa, l’Africa, l’Asia. Attorno ad esso si sono sviluppate nel passato circa 20 civiltà che sono tra le più importanti del mondo”. Non solo, ha osservato il card. Bassetti, “è la patria di Abramo e delle tre religioni monoteistiche; è il mare di Gesù, che è della Galilea, degli apostoli ed è anche il luogo dove è nata la prima evangelizzazione”. Ecco allora che “se il Mediterraneo ha la vocazione di essere quello che fu, come disse La Pira, è chiaro che di fronte ai problemi della pace, delle migrazioni, delle differenze sociali e della povertà, noi dobbiamo confrontarci concretamente partendo da quello che ci hanno ispirato i nostri Padri”.

Al Papa i vescovi presenteranno un testo, frutto del dialogo e del confronto delle intense giornate di Bari ma “la parola finale sarà quella di Papa Francesco e le conclusioni le assumerà lui e come sapete, non ci deluderà”, ha precisato Bassetti mercoledì in una conferenza stampa di presentazione dell’evento. Un altra conferenza è prevista oggi a Bari.

Il comitato organizzatore è presieduto dal vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei per il Sud, Antonino Raspanti che ha voluto sottolineare “un reale interesse verso l’incontro” evidenziando che la venuta di papa Francesco “conferisce un valore molto alto, perché sappiamo che egli si attende delle conclusioni concrete e pratiche, come pure vorrà offrirci indirizzi illuminanti per il discernimento pastorale e il contributo che le nostre comunità potranno dare ai Paesi nei quali vivono”.  “Sarà – ha spiegato - un’opera di discernimento, tipico di un esercizio di collegialità dei vescovi che sarà sottoposto al giudizio del Santo Padre”, spiega Raspanti: “questa è la più grande sfida, non c’è una visione preconfezionata”. Ma la volontà di camminare “in maniera unitaria” per rafforzare “la nostra presenza cristiana in questo mare”.

Costruire ponti, più che innalzare muri è l’architettura impegnativa per costruire il futuro. Il ponte unisce, crea comunione, apre al dialogo e alla conoscenza, solidifica territori; al contrario, il muro separa, disgrega, spinge all’autoreferenzialità e alla chiusura in sé, chiude l’orizzonte”, ha scritto il segretario generale della Cei, il vescovo Stefano Russo sottolineando che questa è “la chiave di lettura con cui guardare all’incontro” di Bari che sarà “basato sull’ascolto e sul discernimento, valorizzando il metodo sinodale. Intendiamo – ha spiegato - compiere un piccolo passo verso la promozione di una cultura del dialogo e verso la costruzione della pace in Europa e in tutto il bacino del Mediterraneo”. Il ponte “va costruito con una storia, una geografia e un’umanità che hanno fondazioni comuni. È la bellezza del mare da riscoprire e consegnare alle generazioni future. La storia rimanda alle origini stesse del cristianesimo; il Mediterraneo ne è stato cuore pulsante. La geografia è oggi il sogno di un abbraccio che arricchisce”, ha concluso Russo  chiedendo a tutti “di accompagnarci con la preghiera e di sentirsi in prima persona costruttori di ponti!”.

E tra le tante iniziative durante i giorni dell’Incontro quella dell’esposizione, nella Cappella del Castello Svevo, sede dell’evento, di una copia facsimilare del Codex Purpureus Rossanensis, il prezioso evangelario miniato riconosciuto patrimonio Unesco, un libro che è esso stesso “simbolo di dialogo e incontro”, come spiega la diocesi di Rossano-Cariati in una nota. Per l’arcivescovo Giuseppe Satriano il Codex, realizzato nel vicino Oriente “con la sua storia millenaria, rappresenta quei valori culturali di bellezza che da sempre l'Italia ha espresso rivestendo nell'area del Mediterraneo il ruolo significativo di casa dell'umanità. Il prezioso evangelario aggiunto dai primi secoli del Cristianesimo è testimonianza forte – ha spiegato in occasione della consegna di una copia al presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella - della centralità dell'incarnazione del Cristo per la storia di quel tempo. La valorizzazione del Codex ci sta aiutando in un significativo percorso di umanizzazione, consapevoli dell'essere ambasciatori di storia millenaria e di religiosità viva che hanno attestato il nostro popolo nella capacità di essere accogliente e anche sul piano del sociale il Codex ci ha richiamato alla centralità della persona, cogliendo ogni opportunità per sostenere e valorizzare la crescita del territorio e nuovi spazi di lavoro per i nostri giovani”. Nelle giornate di venerdì 21 e sabato 22 sarà possibile anche avere  una spiegazione dettagliata - anche in lingue diverse dall’italiano - delle 15 miniature che arricchiscono il Codex, rendendolo un vero capolavoro dell’arte bizantina e uno dei più preziosi vangeli miniati esistenti al mondo.

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