Dalle diocesi, I vescovi e il Natale dell'anno del covid-19 che va vissuto da cristiani

Le lettere dei pastori per il popolo dei credenti e le iniziative per la spiritualità

Celebrazione del Natale
Foto: Diocesi di Torino
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Ci avviciniamo alla festa della nascita di Gesù che ci fa entrare in quella grotta per “gustare” il vero senso del Natale. Un Natale diverso, dicono in tanti, ma sempre un Natale di speranza. Dio si fa uomo e viene a “vivere” accanto a noi. Come può non essere un Natale di speranza nonostante la pandemia e le sofferenze causate?. Una speranza richiamata da tanti vescovi italiani che in questi giorni stanno scrivendo ai fedeli indicando anche alcune iniziative di particolare significato.

Qualche settimana fa ne abbiamo citato alcune.

Tra le tante quella promossa dai vescovi della Basilicata che invitano a suonare, a mezzanotte, le campane a festa e accendere lumini alle finestre. Un pensiero che “possa essere di incoraggiamento e di fiducia, nonché di sincera vicinanza ai sofferenti, alle famiglie provate, agli operatori sanitari, ai responsabili delle istituzioni”. Per il vescovo di Ivrea, Edoardo Cerrato celebriamo il Natale, quest’anno, nel “tempo triste in cui l’epidemia del Covid-19 continua a seminare paura, abbatte gli animi, demoralizza, crea problemi, mostra conseguenze gravi in molti aspetti del vivere sociale e ne lascia intravedere anche per il futuro”. “Ma – spiega - è il Natale di Gesù Cristo, l’evento della nascita del Salvatore quello che noi celebriamo, quale che sia la situazione”. Per il presule il problema “non sono i nostri problemi, ma il non lasciarci stringere nell’abbraccio che Egli ci dona affinché tutto possiamo vivere in modo diverso, anche la dolorosa situazione dell’epidemia che ha messo in ginocchio il mondo. Non abbiamo paura! Alziamo lo sguardo!”.

 

“Ai motivi di tristezza ‘ordinari’ per un mondo che non ne vuole sapere del Vangelo della fraternità”, scrive il vescovo di Anagni-Alatri, Lorenzo Loppa, quest’anno “si aggiungono la fatica e le angosce di singoli e comunità per i morti, i malati, le persone che hanno perso il lavoro, la chiusura di molte aziende” a causa della pandemia. “Dio nel Figlio ha sposato l’umanità e questa alleanza non sarà interrotta nemmeno da una pandemia”. Il Natale invita i cristiani a fare memoria dell’Incarnazione di Dio, che “abita con noi e tra noi”, scrive l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego. “Un Dio, come annuncia il prologo del Vangelo di Giovanni, che – scrive - porta la vita e la luce. Dio porta la vita e il conforto nelle famiglie dei numerosi morti di Covid – ormai quasi 350 sul territorio ferrarese: straziante verità che invita tutti a riflettere sulla nostra umanità, limitata e fragile, e sulla cura della salute. Dio porta la vita nelle fabbriche e nei negozi chiusi. Dio porta la vita nelle scuole dove i banchi sono rimasti vuoti. Dio porta la vita nelle parrocchie che non hanno sentito le grida gioiose e i giochi dei ragazzi. Dio porta la vita nelle strutture per gli anziani che hanno potuto vedere i loro cari rigorosamente dietro un vetro, senza un abbraccio. Dio porta la vita nella città dove solo le luminarie sembrano ricordarci la normalità. È nel Bambino che nasce per noi che Dio ci porta la luce del suo volto, lo sguardo di un Padre di tutti”.

 

E l’invito a “non sprecare la vita e la luce del Natale”. Il Natale “va vissuto da cristiani! Non possiamo permettere che nessuno, neppure il Covid, ci rubi il Natale”, afferma Piero Delbosco, vescovo di Cuneo e Fossano: “cogliamo l’opportunità d’essere maggiormente in famiglia”, è l’invito del presule, e “proviamo a far sì che il Natale sia il momento che facciamo spazio al Signore che vuole guardare ed incontrare proprio noi”. L’invito a “provare” a diffondere il contagio del bene e della speranza”, arriva dal vescovo di Bolzano-Bressanone, Ivo Muser: questo Natale “particolare può aiutare la comunità a ritrovare ciò che ci unisce e che la crisi ha danneggiato”. “Abbiamo tutti la sensazione che ci mancherà qualcosa. Ma chissà se non sarà invece una possibilità in più, rispetto ad altri Natale, quella, ad es., di scoprire più da vicino l’essenziale, ciò che conta, che non passa e non può essere nascosto per nessun motivo, da nessuna causa: Dio si fa uomo, in Gesù di Nazareth’”, scrive il neo cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo di Siena-Val d’Elsa-Montalcino: “un Natale più vero, che ci permetterà di scoprirci più vicini anche se distanziati, più aperti anche se col volto in maschera, più disposti a collaborare se scopriamo quanto è importante fare le cose insieme e che, se fatte insieme, producono frutti molto più abbondanti”. E per il Natale ieri il cardinale ha visitato il carcere di San Gimignano, ha salutato il personale e tutti i detenuti ed ha poi celebrato la Santa Messa. Durante l’omelia ha evidenziato come “tutti siamo figli dell’unico Padre, che rimane tale anche dentro il carcere”. E ha poi evidenziato che è possibile, “in un momento difficile coltivare il sogno di una vita bella e nuova che può sempre iniziare anche con un passato difficile”.

L’arcivescovo di Torino e Susa, Cesare Nosiglia, si è rivolto ai detenuti con una lettera considerato che quest’anno non potrà celebrare, come consuetudine, la messa di Natale con loro. “Gesù vuole incontrarvi uno ad uno; accoglie le vostre preghiere, le vostre segrete aspirazioni del cuore, il vostro pentimento, ma anche la vostra voglia di riscatto e di rinnovamento; vuole – ha scritto - aiutarvi a non disperare mai del suo sostegno anche quando sembra che tutto vada in rovina e la disperazione penetri nel cuore. No, tutto può e deve ricominciare, perché con la fede nel Signore è possibile”.

Tanti anche i vescovi che in questo tempo di preparazione al Natale, con la novena,  hanno iniziato a rivolgersi ai fedeli con delle vere e proprie catechesi trasmesse anche online. Gianfranco De Luca, vescovo di Termoli-Larino, sta presiedendo la novena dall’eremo diocesano “Lavra Stella Maris” in contrada Solagne Grandi (Guglionesi): “l’iniziativa vuole essere un segno di vicinanza e, nello stesso tempo, un invito a entrare nel mistero del Natale, attraverso la contemplazione e la preghiera. Un momento scandito dai titoli con i quali le antifone maggiori presentano il Bambino che nasce per noi: sapienza, guida, germoglio, chiave di Davide, astro che sorge, Re delle genti, Emmanuele”. E nell’ambito della proposta diocesana per l’Avvento “Non perdere il filo, prendi il largo”, nella diocesi di Savona-Noli, il vescovo Calogero Marino sta proponendo riflessioni video in onda ogni sera. Vista la particolarità del momento e la situazione legata alla pandemia, nell’impossibilità di farlo con incontri in presenza, si è scelto questo strumento per mantenere e rafforzare il senso di comunità per la Chiesa diocesana, sottolinea una nota. E ieri seta nella chiesa di Santa Maria ad Martyres, nel borgo medioevale di Maranola, nella diocesi di Gaeta, l’arcivescovo Luigi Vari ha presieduto un breve e intenso momento per benedire ed affidare agli uomini “amati dal Signore”, la “luce della Speranza, la luce di Gesù”.

 

Nella diocesi di Rieti ha preso il via la quarta edizione della Valle del Primo Presepe, con l’apertura sotto gli archi di Palazzo Papale dell’opera Dal dolore alla festa: il miracolo della fraternità, realizzata da Francesco Artese. Questo punto d’inizio darà il via a un susseguirsi di appuntamenti che vedranno la manifestazione proseguire oltre il limite consueto del giorno dell’Epifania, sempre condividendo idee ed eventi tra Rieti e Greccio, borgo del primo presepe al mondo. A Civitavecchia questa settimana, in preparazione al Natale, un incontro ecumenico nella chiesa di San Giuseppe a Campo dell’Oro. L’Ufficio Catechistico della diocesi di Tivoli e Palestrina ha preparato il Sussidio della Novena di Natale, pensato per i ragazzi e le loro famiglie. “In queste tempo non possiamo stringere le mani, ma possiamo ugualmente usarle per vivere gli atteggiamenti di bene verso gli altri e stringere idealmente le mani”, si legge: così, “ogni giorno ‘guarderemo’ le mani di Gesù in un atteggiamento particolare narrato nel Vangelo, si reciterà una preghiera, si scriverà l’impegno su una sagoma di mano, che verrà ritagliata e posta nella corona dell’avvento a concludere la figura dell’abbraccio”.

E non mancano le iniziative di solidarietà: tante a dimostarzione che la Chiesa italiana è sempre più vicina ai bisognosi.

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