Dalle diocesi, i vescovi italiani e le fondazioni a sostegno di chi ha perso il lavoro

Da nord a sud le tante iniziative della Chiesa in Italia per sostenere chi è stato colpito dalla pandemia

Il sostegno della Chiesa in Italia per chi perde il lavoro
Foto: Fondo San Giuseppe
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Farsi carico di chi ha più bisogno oggi a causa, spesso, della perdita del lavoro. Ieri, Festa del lavoro e dei lavoratori vissuta in tutta Italia nell’incertezza totale. La Chiesa italiana non è rimasta con le mani in mano.

Sono tante, infatti, le iniziative promosse in diverse diocesi come a Milano che ha istituito il “Fondo San Giuseppe” in collaborazione con il Comune di Milano. “Abbiamo deciso di creare un fondo speciale per esprimere la nostra prossimità e offrire un pronto soccorso a coloro che a causa della epidemia in atto non hanno alcuna forma di sostentamento”, ha spiegato l’arcivescovo, Mario Delpini. Il Fondo è partito con una dotazione iniziale di 4 milioni ed oggi è arrivato a 15 milioni di euro. Risorse dedicate ai disoccupati a causa della crisi Covid-19, ai dipendenti a tempo determinato cui non è stato rinnovato il contratto, ai lavoratori precari, ai lavoratori autonomi, alle collaboratrici familiari e altre categorie di lavoratori fragili.

Dedicato a Santa Barbara il fondo istituito in questi giorni dalla diocesi di Rieti guidata dal vescovo Domenico Pompili. “In un territorio come il nostro, già provato dal terremoto, i problemi si fanno anche più gravi. Il virus sembra tagliare le gambe a quel poco che si era riusciti a mettere in piedi. Ma non sarà così se rimarremo solidali”,  ha detto Pompili evidenziando che “siamo tutti connessi gli uni agli altri. Insieme dovremo essere capaci di cogliere le nuove opportunità che si fanno avanti e tra queste la prima è la ricostruzione, perché il comparto edilizio è determinante per riavviare economia e consumi”. Il Fondo, con una dotazione di 500mila euro, provenienti dall’8 per mille, si rivolge a quanti si trovano in difficoltà economica in conseguenza della pandemia di coronavirus, per sostenere il reddito di chi ha difficoltà. Le famiglie riceveranno per tre mesi un contributo pari alla differenza tra il loro attuale reddito e il reddito costituito dalla soglia di povertà assoluta, determinato dall’Istat in base al numero dei membri del nucleo familiare, alla loro età, al luogo di residenza, spiega la diocesi reatina.

A Ragusa la diocesi, ha distribuito alimenti, generi di prima necessità, con il sostegno ad alcune spese essenziali. Ma questo – spiega l’Ufficio pastorale del lavoro - è anche “il tempo propizio per progettare qualcosa per il dopo emergenza sanitaria”. E, in collaborazione con la Fondazione San Giovanni Battista della diocesi sta promuovendo una raccolta fondi a beneficio di coloro che hanno perso il lavoro, di chi un lavoro non ce l’ha, di chi ha un lavoro precario. “Un segno per dire che siamo vicini alle ferite della gente. Desideriamo dare il nostro contributo perché il lavoro rappresenta, oggi forse più di ieri, la restituzione della dignità ad ogni persona”, spiega il presidente della Fondazione, Renato Meli.

La diocesi, insieme al comune di Comiso, gestirà  un “Patto di solidarietà diffusa” per affrontare l’emergenza economica conseguente allo stop alle attività per evitare la diffusione del Covid-19.  Il Patto è stato attivato per venire incontro, in particolare, a quei nuclei familiari e quelle persone che non beneficiano di alcun ammortizzatore sociale o che non rientrano nel novero di persone abitualmente seguite dai Servizi sociali. Un patto sottoscritto dal sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari e dal vescovo Carmelo Cuttitta ed ha una durata di tre mesi e “potrà essere, in caso di bisogno, ulteriormente prorogato”.

Un Fondo di solidarietà diocesano anche a Crema per “dare un segno concreto di vicinanza alle persone e alle famiglie del territorio che vivono un momento di difficoltà economica a causa dell’attuale emergenza Covid”. Il fondo #chiesaconvoi “non vuole essere alternativo all’impegno delle parrocchie nel farsi carico delle varie situazioni di difficoltà, tanto meno sostituirsi alle misure messe in campo dallo Stato, dalla Regione e dai Comuni, ma vuole integrarle cercando di aumentarne l’efficacia e sostenere al meglio le persone e le famiglie che, a causa della pandemia, si trovano in difficoltà economica” per emergenza lavorativa, abitativa o di difficoltà legate allo studio o alla salute”.“ ”Si tratta di essere testimoni della speranza cristiana oggi, in questa situazione”, dice il vescovo Daniele Giannotti.

Una raccolta fondi per aiutare chi è in difficoltà è stato promosso anche nella diocesi di Fidenza intitolata “Insieme per Ricominciare”. Si tratta di “un segno di prossimità, che la Chiesa fidentina intende realizzare per offrire, senza arroganza e nel rispetto della dignità di ogni persona, un aiuto ai bisogni delle famiglie, che a causa dell’epidemia Covid-19 attraversano un tempo difficile”, ha detto il vescovo Ovidio Vezzoli spiegando che l’obiettivo è quello di far fronte all’attuale emergenza economica legata alla riduzione o perdita del lavoro “garantendo il più possibile dei percorsi di promozione umana”.

Ricominciamo insieme” è il progetto creato dalla diocesi di Bergamo per dare “sostegno alle generazioni” in questo territorio tra i più colpiti dall’epidemia e che ha avuto anche la perdita di 25 sacerdoti. Un progetto al quale contribuisce anche la Conferenza Episcopale Italiana e altri enti e persone fisiche. La diocesi di Bergamo vuole “avere uno sguardo complessivo sulla famiglia nelle diverse generazioni che la compongono e che sono state violentemente aggredite dal morbo del Covid–19 e che portano e porteranno a lungo i segni di questa violenta aggressione”, si legge in una nota spiegando che per “l’immediato e il futuro, la Chiesa diocesana vuole prendersi cura di abitare, frequentare e accompagnare il cammino delle famiglie facendo loro sentire la presenza amorevole del Signore attraverso relazioni, interventi, impegni ed esperienze di prossimità capaci di curare le molteplici, visibili e invisibili, ferite dell’uomo, e adoperandosi perché la cura continui nel tempo”.

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