Dalle diocesi, in attesa della Pasqua nuovi vescovi e beati

Sarà beatificato Francesco

Francesco Saverio Toppi
Foto: Città Nuova
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Da ieri il Governo Italiano ha dichiarato la cessazione dello stato di emergenza con l’invito ad una prudente ripresa. Anche la Chiesa italiana invita tutti a “un senso di responsabilità” e al “rispetto di attenzioni e comportamenti per limitare la diffusione del virus”.

Nelle diocesi, intanto, proseguono le iniziative. A Volterra domenica scorsa l’ingresso del nuovo vescovo, Roberto Campiotti. “La realtà toscana in cui oggi sei entrato – ha detto il card. Giuseppe Betori, presidente dei vescovi toscani e arcivescovo di Firenze -  per esercitare il tuo ministero episcopale è caratterizzata, come è noto, da una forte varietà, che quando esalta i confini della diversità può scadere nel particolarismo, ma quando scopre la potenzialità dei legami fa sì che la singolarità degli approcci moltiplichi il valore dei risultati.Proprio perché è impossibile pensare il nostro mondo in termini di conformismo, la varietà vissuta nella comunione diventa sorgente di ricchezza. Ci offriamo così, noi e le nostre Chiese a te e alla Chiesa di Volterra, nell’orizzonte di una fraternità in cui crescere insieme”. Il neo presule ha chiesto di non chiedergli “null’altro che essere ambasciatore di Cristo. Che il Signore mi aiuti ad annunciare il suo messaggio a tutti, ma soprattutto ai giovani che sono i più bisognosi di essere amati”.

Festa anche a Pompei: oggi pomeriggio il card. Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, presiederà la solenne celebrazione Eucaristica, durante la quale sarà data lettura del Decreto sulle Virtù eroiche del Venerabile Francesco Saverio Toppi, Arcivescovo Prelato di Pompei dal 1990 al 2001. Nato a Brusciano (Na) il 26 giugno 1925, Vincenzo (nome di battesimo) Toppi, all’età di quindici anni, divenne novizio cappuccino con il nome di fra Francesco Saverio. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1948, fu anche Definitore Generale dell’Ordine dei cappuccini. Nel 1990 Giovanni Paolo II lo chiama come arcivescovo prelato di Pompei e delegato pontificio del Santuario fondato dal Beato Bartolo Longo. Pompei, ricordando il Venerabile – dice oggi la diocesi – “prega costantemente affinché sia presto annoverato tra i Beati”. Il “fedele discepolo di San Francesco”,  devoto alla Madonna del Rosario, scelse di riposare nella cripta del Santuario per fare – come scrisse – “da piedistallo al trono della Santissima Vergine”.

In Calabria festa per i 900 anni della cattedrale di Catanzaro. “Novecento anni di storia, di vicende, anche di guerre, novecento anni di vita, di santità, sono valori a cui è necessario fare riferimento perché non si può costruire il nostro futuro senza tenere conto delle radici, e grazie a Dio siamo su radici consistenti, di civiltà dell’amore e anche di progresso continuo”, ha detto il  card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante una celebrazione nella basilica dell’Immacolata. La cattedrale, infatti, è chiusa da 4 anni per significative criticità strutturali. L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Claudio Maniago, ha sottolineato che “le autorità preposte che seguono il complesso iter per arrivare al completamento dell’opera di ristrutturazione, ci rassicurano riguardo al cammino della pratica e al loro impegno nel seguirla nella consapevolezza dell’importanza di questo edificio non solo per la Chiesa di Catanzaro-Squillace, ma per la nostra intera regione”.

E sempre in Calabria lettera del vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva, ai sacerdoti con l’invito a camminare insieme affinché si realizzi un’effettiva esperienza sinodale. Il presule mette in guardia i sacerdoti dal pericolo di cadere in comportamenti individualistici che portano ad un agire pastorale che differenzia una comunità dalle altre, creando “ostacoli seri all’unità ed allo stile sinodale che dovrebbero connotare la vita della nostra Chiesa diocesana”. “Anche se al momento non ci è dato pianificare l’intero percorso sinodale - scrive il presule - possiamo lavorare per costruire un sentire comune, per intraprendere la direzione giusta e per comprendere i passi da compiere”. “Siamo chiamati - è stato l’invito forte di Oliva – a quella chiesa, che don Mazzolari definiva l’ambulanza per chi cade e non riesce più a camminare, quella comunità che non può avere il passo delle élite, ma che, al contrario, cammina col passo del più debole, un passo cadenzato e stanco, misurato sugli ultimi più che sui primi”. 

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