Dalle diocesi, la beatificazione di Livatino e la supplica alla Madonna di Pompei

Le celebrazioni mariane nelle città italiane

Il manifesto per la beatificazione di Livatino
Foto: Diocesi di Agrigento
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

C’è molta attesa per la beatificazione del giudice Rosario Livatino. La celebrazione, presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, si svolgerà ad Agrigento domenica mattina e sarà anche trasmessa in diretta anche da Rai Uno. Sarà una celebrazione semplice nella Cattedrale di Agrigento con l’arcivescovo, il card. Francesco Montenegro e il postulatore della causa, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone.

Giovedì una conferenza stampa in preparazione alla celebrazione con il card. Montenegro, Alessandro Damiano, arcivescovo coadiutore e Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù e delegato per la Conferenza episcopale siciliana per i Problemi sociali e il Lavoro. Per l’occasione la Conferenza Episcopale Siciliana ha scritto un messaggio “sentito, dedicato non solo a Livatino”, definito “uno di noi, cresciuto in una comunissima famiglia delle nostre e in una delle nostre città, dove ha respirato il profumo della dignità e dove ha appreso il senso del dovere, il valore dell’onestà e l’audacia della responsabilità”, spiega il sito della Cesi. I vescovi scrivono della “giovinezza” del martire dfi Canicattì, della sua professione e della sua professionalità, del significato della sua beatificazione oggi e in questa terra; illustrano le tappe del cammino delle coscienze iniziato con l’assassinio del magistrato, e passato attraverso il grido di Giovanni Paolo II e la lettera ‘Convertitevi!’ dei vescovi di Sicilia per il 25° di quell’appello e fino alla beatificazione; si soffermano sulla ‘eredità’ di Livatino, ma non meno su quella “di Puglisi e di innumerevoli altri fratelli e sorelle, che non saranno mai elevati gli onori degli altari, ma che hanno scritto pagine indelebili di storia ecclesiale e civile, anche ai nostri giorni e anche nella nostra Sicilia!”. 

L’invito dei presuli siciliani è a “ripartire, considerando che in questi trent’anni tante cose sono cambiate, ma non sono ancora cambiate abbastanza. Se sembra finito il tempo del grande clamore con cui la mafia agiva nelle strade e nelle piazze delle nostre città, è certo che essa ha trovato altre forme – meno appariscenti e per questo ancora più pericolose – per infiltrarsi nei vari ambiti della convivenza umana, continuando a destabilizzare gli equilibri sociali. Di fronte a tutto questo non possiamo più tacere, ma dobbiamo alzare la voce e unire alle parole i fatti: non da soli ma insieme, non con iniziative estemporanea ma con azioni sistematiche”.

La Beatificazione di Rosario Livatino – ha detto l’ arcivescovo di Agrigento – è luce per la gente di Sicilia e non solo, ed era necessario e urgente accenderla, soprattutto in un momento difficile come quello che viviamo. Tante le iniziative in vista di questo evento come un documentario prodotto da Tv 2000, la Tv della Cei e la  Peregrinatio Crucis  promossa dall’ufficio Ispettorato cappellani di Roma, guidato da don Raffaele Grimaldi, unitamente ai cappellani delle carceri siciliane  per consegnare  un messaggio  pastorale di Misericordia ai reclusi che si sono macchiati di sangue seguendo la  via  della illegalità e delle mafie e  per  invitarli – spiega una nota - ad una vera conversione di vita. La beatificazione del magistrato Livatino vuole essere un’occasione per “rilanciare il messaggio di speranza alla Chiesa, ai giovani, ai magistrati, alla politica”, spiega don Grimaldi. 

Gioia anche per le diocesi campane di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’Goti e Napoli per la nomina, ieri, di don Giuseppe Mazzafaro, della diocesi di Napoli,  a nuovo vescovo di Cerreto S-Telese-Sant’Agata de’ Goti. Succede a mons. Domenico Battaglia  chiamato a guidare la diocesi napoletana. “Non è semplice descrivere i sentimenti, le emozioni, i timori che affollano il mio cuore”, ha scritto il neo vescovo: “non mi vergogno di dire che quando il Nunzio mi riferì che il Papa mi aveva scelto come Vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, ho sentito tanta emozione per una nuova tappa che si apriva improvvisamente nella mia vita. Ho sentito di dovermi meritare la fiducia che si riponeva in me per un servizio che devo imparare dalla vita con il popolo di Dio, dall’ascolto della Parola del Signore e della gente, dai segni che troverò lungo la strada. Devo ancora imparare tanto, nonostante la mia età non più giovane”.

Il neo presule ha chiesto di pregare per lui perché “io sappia sempre rimanere in Gesù! Veramente senza di lui non possiamo fare nulla. Certo possiamo fare tante cose, ma solo rimanendo in Gesù possiamo costruire legami veri di fraternità, di amicizia, di pace. Solo rimanendo in Gesù possiamo rimanere vicino ai poveri; ai malati; agli anziani; ai bambini; ai profughi; ai soli. Rimanere senza fuggire, senza semplificare, senza banalizzare; senza cercare sempre nuove esperienze dimenticando quanto fatto il giorno prima, perché la Chiesa è una storia che va verso il futuro e non un’invenzione di ogni giorno. Non basta incontrare, bisogna rimanere. Rimanere per essere famiglia, che è la grande domanda di questi tempi incerti e nebbiosi. Rimanere come compagno di viaggio dei viandanti e mendicanti della vita”. 

Intanto continua la preghiera mariana in tante diocesi italiane. Oggi a Pompei la Supplica alle 12,00. Il rito inizierà in mattinata con la celebrazione eucaristica presieduta dal card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per la causa dei santi. “Quando l’uomo fa silenzio intorno a sé e prega, riesce a sentire la voce di Dio, che gli è accanto e gli indica la strada”, ha scritto il vescovo di Pompei, Tommaso Caputo, in occasione deli 120 anni della facciata della basilica -santuario sottolineando che la date, gli anniversari “non sono eventi da celebrare come una ricorrenza fine a se stessa”: “viviamo oggi il tempo drammatico della pandemia con la crisi sanitaria che ci fa soffrire e quella economica che riduce alla povertà tante, troppe famiglie. Non lo neghiamo: abbiamo paura dell’oggi e del futuro. Per certi versi somigliamo a Bartolo Longo che si ritrovò in una dantesca Valle oscura. Poteva scappare, cercare le comodità altrove, lasciare i pochi contadini che vi abitavano alla loro miseria. La mentalità egoistica avrebbe indicato questa come soluzione di comodo, ma per vivere in pienezza non sono queste le strade di Dio, pure talora disagevoli, piene di ostacoli, faticose”.

E oggi inizia anche la tradizionale visita annuale dell’Immagine della Beata Vergine di San Luca alla città di Bologna. L’effigie della Madonna scenderà dal Colle della Guardia, non in processione ma privatamente e arriverà alla cattedrale accolta dall’arcivescovo, il card. Matteo Zuppi. Qui rimarrà fino a domenica 16 maggio. “Anche quest’anno la Madonna di San Luca non mancherà il suo tradizionale appuntamento – afferma l’arcivescovo – ancora più caro e atteso in un momento di tanta sofferenza provocata dalla pandemia, dai lutti e dall’impossibilità di stare vicini alle persone care. Ricorderemo tutti insieme a Maria, donna della speranza, che crede nell’adempimento della promessa. Vogliamo che la pandemia sia sconfitta e abbiamo anche tanto da ricostruire. Vogliamo proteggere i più deboli e impegnarci tutti a trovare risposte adeguate e stabili. Maria a Cana si accorge della mancanza del vino. Non perde la speranza e coinvolge Gesù e tutti noi nel fare quello che il Signore ci dice. Dal tempo della pandemia si esce insieme e Gesù è la via della gioia. Sentiamo il peso di tanta sofferenza ma anche la sfida di ricostruire e guardare al futuro: Maria è la donna della speranza”. La Chiesa di Bologna si unisce così alla Maratona di preghiera “Da tutta la Chiesa saliva incessantemente la preghiera a Dio” (At 12,5) voluta da Papa Francesco per invocare la fine della pandemia.

A Faenza la diocesi, insieme all’arciconfraternita della Beata Vergine delle Grazie, che quest’anno compie 600 anni di vita, festeggia la Patrona della Città e della Diocesi di Faenza-Modigliana. Le celebrazioni sono iniziate giovedì con la benedizione degli automezzi mentre ieri l’Atto di affidamento dopo che l’immagine della Madonna ha percorso la città di Faeza in auto. Un atto simbolico di altissimo valore: “Maria che passa tra le nostre case come segno di aiuto, protezione, consolazione e speranza”, spiega la diocesi. Al termine, ieri sera, la celebrazione, presieduta dal vescovo, Mario Toso, in Cattedrale.  Oggi Messa pontificale presieduta dal presule. Al termine, la Benedizione della città e della diocesi. Alle 17, sempre in Cattedrale, rosario e vespri, e alle 18 la Messa presieduta dal Vescovo con offerta dei ceri da parte dei rioni cittadini. Al termine, omaggio floreale alla Madonna nella torre civica. E domani Messa nella chiesa dell’ospedale e preghiera per tutti i malati.

E nella diocesi di Teramo-Atri, questo pomeriggio, Veglia Mariana Internazionale dei Giovani dal Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, giunta alla sua quarta edizione consecutiva. L’evento, ideato e promosso dal vescovo Lorenzo Leuzzi, avrà come sempre il suo fulcro nella recita del Santo Rosario da parte dei giovani di tutto il mondo. Nello specifico si uniranno in preghiera con Isola del Gran Sasso le ragazze e i ragazzi di Santa Fe (Brasile), Toronto (Canada), Nippes (Haiti), Varsavia (Polonia) e Lubiana (Slovenia). La preghiera sarà guidata da mons. Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia. E in occasione della veglia, nel centenario della canonizzazione di san Gabriele dell’Addolorata, Poste italiane attiverà un servizio postale temporaneo con bollo speciale che riproduce il logo dell’anno giubilare, con san Gabriele al centro e due giovani ai lati, la croce segno della passione di Gesù Cristo e la volta celeste a rappresentare l’universo. 

Ti potrebbe interessare