Dalle diocesi, la santità proclamata e conosciuta delle donne italiane

Madre Giuditta e le consorelle con i bambini che curavano
Foto: casafamigliamadregiuditta.it.gg
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Diocesi in festa in Italia. Oggi in Sardegna sono attese migliaia di persone nella diocesi di Alghero-Bosa per la beatificazione di Edvige Carboni. 

“Una circostanza speciale ed eccezionale che viviamo con tutto l’entusiasmo che un avvenimento del genere comporta”, dice il vicario generale mons. Giuseppe Curcu evidenziando come la neo beata “era una donna semplice, una donna delle nostre comunità, come tante che si dedicano a servire gli altri. La nostra beata è testimone di una fede forte e Dio l’ha privilegiata con segni unici, nella condivisione della sua passione”.

La celebrazione eucaristica spresieduta dal card. Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi insieme a mons. Mauro Maria Morfino, vescovo della diocesi di Alghero-Bosa. Ad ospitare la celebrazione Pozzomaggiore (Sassari) dove la beata era nata il 2 maggio 1880. Edvige Carboni visse i suoi giorni nell’umiltà silenziosa arricchiti, si legge sul sito della diocesi, dalla preghiera assidua, dai suoi lavori di ricamo e la carità verso tutti: la famiglia, la parrocchia, i poveri, gli ammalati, i disoccupati, le spose senza dote e istituti religiosi.

Fece parte della famiglia francescana a partire dal 1906. Entrò nell’intimità divina sino ad essere arricchita di carismi e configurata nella sua carne a Gesù crocifisso. Offrì tutta se stessa a Dio per i peccatori e per il decadimento morale di cui spesso il Signore si lamentava con lei. Amava il Papa e la Chiesa cui fu sempre obbediente; devotissima della Madonna e dei Santi Giovanni Bosco e Domenico Savio. Fu stimata dai suoi vescovi e dai suoi direttori di spirito tra cui spicca Padre Ignazio Parmeggiani della famiglia passionista cui si legò durante il periodo romano.

Di lei ebbero un altissimo concetto San Luigi Orione, San Pio da Pietrelcina e il Servo di Dio Padre Giovanni Battista Manzella. Dopo la morte, il 17 febbraio 1952 a Roma ed essere sepolta ad Albano Laziale (Rm) per sessantatre anni, nel 2015 si fece la ricognizione canonica delle sue spoglie mortali che riposano attualmente nel Santuario di Santa Maria Goretti a Nettuno (RM) in attesa di un imminente rientro a Pozzomaggiore, dove verranno collocate nella chiesa parrocchiale in cui ricevette il battesimo.

E oggi a Locri chiusura dell’Inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di Madre Giuditta Martelli, fondatrice delle Ancelle Parrocchiali dello Spirito Santo (APSS). La sessione sarà presieduta dal vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva secondo il quale Madre Giuditta Martelli esprime “il volto positivo di una Locride che ha profonde ed inconfondibili radici cristiane. Una scintilla di luce che illumina una terra troppo maltrattata ed indica il cammino della santità come via di riscatto”.

Festa anche nella diocesi di Siena-Col di Val d’Elsa-Montalcino dove domani, domenica 16 giugno, farà ingresso il neo arcivescovo, Paolo Lojudice che domenica scorsa ha salutato la diocesi di Roma – dove è stato vescovo ausiliare – al Santuario del Divino Amore. E rimanendo in Toscana è stato reso noto lo stemma episcopale del neo vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, che sarà consacrato vescovo domenica 30 giugno nella cattedrale di Fiesole e farà ingresso nella diocesi di Prato sabato 7 settembre, vigilia della Natività di Maria, la festa più cara ai pratesi.  “In te Domine Speravi” è il motto scelto che significa “In te Signore mi sono rifugiato”.

“Ministrare non ministrari”(Mt 20,28 ): “Non per essere servito, ma per servire”, è il motto episcopale scelto dal vescovo eletto di Lamezia Terme, Giuseppe Schillaci che sarà ordinato e farà il suo ingresso – unica celebrazione - il prossimo 6 luglio a Lamezia Terme. Nella stessa giornata riceverà l’ordinazione episcopale mons. Andrea Bellandi, arcivescovo eletto di Salerno-Campagna-Acerno e farà ingresso ufficiale entrando nel pieno esercizio del suo Ministero.

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