Dalle Diocesi, l'assistenza ai profughi dell' Ucraina in ogni parte d'Italia

Intanto si prepara il Congresso Eucaristico nazionale italiano

Il logo del Congresso Eucaristico di Matera
Foto: CEI
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Ormai da due settimane le notizie del “folle” attacco della Russia all’Ucraina coinvolgono tutti noi. Le diocesi italiane, sin dalle prime ore, hanno data la loro disponibilità ad accogliere coloro fuggono da quei territori e che stanno arrivando, anche in Italia, con mezzi di fortuna. Secondo il ministero dell’Interno sono circa 28mila le persone giunte nel nostro paese finora, la maggioranza donne e bambini.

Migliaia saranno quelle che arriveranno nei prossimi giorni dalle zone colpite dai bombardamenti. “L’esodo riguarda un grande Paese di 44 milioni di persone e potrà raggiungere e superare i 5 milioni di profughi che si aggiungono agli oltre 5 milioni di immigrati ucraini nel mondo”, ha detto il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, evidenziando che abbiamo la guerra fuori casa, ai confini dell’Europa, e i profughi in casa: in Romania, in Polonia, in Ungheria e ora anche in Italia. E “attraverso soprattutto il dolore delle migliaia di cosiddette ‘badanti’, che assistono i nostri bambini e i nostri anziani in casa, la parte più significativa degli oltre 250 mila ucraini presenti nelle nostre città e paesi, stiamo condividendo una guerra, la preghiera per la pace, il dolore per i morti, la preoccupazione per i familiari e stiamo accorgendoci, in Europa, che tutti i rifugiati e profughi hanno la stessa storia e chiedono a noi lo stesso dolore, la stessa preoccupazione, la stessa accoglienza”. 

E le diocesi italiane hanno subito dato la loro disponibilità ed non sono mancate le iniziative di solidarietà e di preghiera con le 150 comunità ucraine di rito greco-cattolico in Italia, insieme a Migrantes, assistite da oltre 60 sacerdoti. Nelle diocesi è partita la ricerca di appartamenti e strutture adeguate all’accoglienza che conferma – come sottolinea Caritas Italiana - la grande generosità e l’impegno del territorio in questa emergenza. Fino a qualche giorno fa le accoglienze nelle diocesi italiane aveva superato il migliaio e le disponibilità date finora sono oltre 5000. Si tratta di accoglienza in famiglia e in strutture diocesane.

Intanto la Chiesa italiana si prepara al prossimo Congresso Eucaristico Nazionale previsto in settembre (22-25). In questi giorni circa 100 delegati sono a Matera per  una tre giorni che “li vedrà protagonisti nel fare propri i contenuti, nelle proposte che faranno, nella visita dei luoghi più significativi della città”, come spiega la diocesi di Matera-Irsina, guidata dall’arcivescovo Antonio Caiazzo che sta partecipando ai lavori. Tema del congresso “Torniamo al gusto del pane, per una Chiesa eucaristica e sinodale”. Il cammino sinodale continua nelle nostre diocesi. Tra i tanti incontri questa settimana quelle, in alcune diocesi come Bologna o Rossano-Cariati, tra i giornalisti e i vescovi per per alcuni momenti di confronto e ascolto. Tanti anche gli altri appunti legati al cammino sinodale. In Sicilia i vescovi hanno provveduto alla nomina del nuovo Presidente. E’ il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, vice presidente della Cei per il Sud. Sostituisce Salvatore Gristina, arcivescovo emerito di Catania che ha concluso il suo mandato. Nei giorni scorsi, infatti, si è insdediato, nella diocesi catanese, il nuovo vescovo Luigi Renna.

I vescovi siciliani hanno espresso “il loro compiacimento e ringraziato Mons. Salvatore Gristina, presente alla votazione” mentre la diocesi di Acireale ha espresso “grande soddisfazione congratulandosi per l’alto incarico affidato al nostro vescovo mons. Raspanti. Siamo certi che questa comunione con le Chiese sorelle di Sicilia favorirà una mutua collaborazione e uno stile sinodale di ascolto e missione”, ha detto mons. Giovanni Mammino, vicario generale della diocesi. E sempre in Sicilia dalla domenica delle Palme, dopo due anni, potrebbero riprendere le processioni alla luce della decisione del governo italiano di revocare lo stato di emergenza. 

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