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Dalle diocesi, le lettere dei vescovi ai fedeli nel tempo d'estate

Da nord a sud in Italia i vescovi richiamano i temi pastorali dell'anno

La lettera pastorale del vescovo di Brescia |  | Diocesi di Brescia La lettera pastorale del vescovo di Brescia | | Diocesi di Brescia

 Tempo di vacanza ma anche di “consigli” di letture. Alcuni vescovi della diocesi italiane in questi giorni hanno pubblicato le loro lettere pastorali. Ieri a Brescia la presentazione della lettera del vescovo Pierantonio Tremolada dedicata al tema dell’Eucarestia e dal titolo “Nutriti dalla Bellezza”.

E all’Eucarestia il vescovo ha scelto di dedicare il prossimo anno pastorale partendo proprio da una riflessione sulla bellezza e l’attualità dell’Eucarestia “cuore della missione della Chiesa”: “non sono certo il primo a pensarlo, ma mi fa piacere dichiararlo”, scrive evidenziando che l’Eucaristia rappresenta “un nucleo incandescente, una sorgente zampillante, una realtà misteriosa che permette alla Chiesa di essere veramente se stessa per il bene del mondo. Mi piacerebbe far percepire a tutti questa verità”. Il presule è anche  convinto che occorre puntare, nonostante la disaffezione alla liturgia eucaristica che si registra oggi, sul valore dell’Eucarestia: “molto dipenderà da come la sapremo celebrare. Le sue meravigliose potenzialità rischiano infatti di venire mortificate da una consuetudine un po’ stanca e forse anche un po’ presuntuosa”.

Una lettera, composta da 101 pagine divise in sei capitoli, che si arricchisce  di alcuni video-testimonianze  che si possono consultare grazie ad altrettanti QR code presenti nel testo. Testimonianze di varie genere – dal sacerdote, alla suora, a laici impegnati, a genitori, etc. -  che raccontano la loro esperienza con l’eucaristia.

Quindi l’Eucaristia, “fonte e il culmine della vita cristiana”  non è chiamata a “svolgersi nel chiuso dello spazio del sacro o dei tempi sacri” ma la vita cristiana è chiamata a diventare “testimonianza, annuncio e missione proprio nel mondo. E questo il Vescovo lo dice bene”, spiega al settimanale diocesano “La Voce del Popolo”  il vicario per la pastorale e per i laici della diocesi, don Carlo Tartari, che ha partecipato ieri alla presentazione alla stampa della lettera. Per il sacerdote mons. Tremolada tra i primissimi capitoli della Lettera ne inserisce uno dedicato a “irradiazione, l’eucaristia e il mondo”, in cui ricorda che “l’eucaristia è il cuore pulsante della vita redenta, capace di trasformare la vita del credente, il quale poi vive nel mondo, lo provoca, e fa in modo che il mondo possa vivere non più legato a quelle dinamiche di potere che sono tipiche delle leggi mondane”.

La lettera sarà diffusa capillarmente in tutta. Vari sono infatti gli appuntamenti di presentazione. Il primo sarà in occasione della festa del settimanale diocesano a Lograto il prossimo 6 settembre alla presenza dello stesso presule. E poi nel corso del Convegno dei consacrati il 7 settembre a Brescia. E ancora il 10 al teatro San Filippo di Darfo, l’11 nella sala della comunità di Inzino, il 12 in quella di Ospitaletto (Bassa occidentale e Franciacorta); il 24 sarà al teatro Santa, etc. E ancora durante la tre giorni del convegno del Clero che si terrà dal 16 al 18 settembre all’Istituto Paolo VI di Concesio.

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Da due settimane è a disposizione dei fedeli della diocesi di Milano – la più grande in Europa – la lettera pastorale dell’arcivescovo Mario Delpini per il prossimo anno pastorale dal titolo “La situazione è occasione. Per il progresso e la gioia della vostra fede”. Il presule evidenzia che non si tratta di una vera e propria  lettera pastorale ma di un insieme di proposte che intendono accompagnare i fedeli ambrosiani lungo i diversi tempi dell’anno liturgico, intesi come situazioni capaci di sprigionare in modo promettente significative occasioni di crescita nella fede. Ogni situazione – spiega – rappresenta una occasione di crescita. “Condivido con tutti i fedeli i sentimenti che l’Apostolo Paolo mi ispira, con gratitudine e ammirazione per la vita delle nostre comunità e confido la mia sollecitudine per tutti i fedeli che sono parte viva della Chiesa di cui sono servo e per tutta la gente che abita in questa terra: per tutti sento la responsabilità di annunciare il Vangelo e di dare ragioni della speranza, con dolcezza e rispetto”. 

“La nostra Chiesa Diocesana, nel suo peregrinare in questa terra, segnata da una storia antica e da una irrequieta vivacità presente – scrive mons. Delpini -  sta assumendo un volto nuovo”. Sei le proposte che il presule fa sotto forma di lettera per l’intero anno a partire dal mese missionario di ottobre  dal titolo “Purché il Vangelo venga annunciato”, alla lettera per l’Avvento 2019, “Corro verso la meta”, per il tempo di Natale “E Gesù cresceva in sapienza età e grazia” alla Quaresima “Umiliò se stesso, obbediente fino alla morte e a una morte di croce”, al tempo pasquale “Siate sempre lieti nel Signore” fino alla Pentecoste”La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito”. Tutti titolo tratti da citazioni della lettera di Paolo ai Filippesi e che – spiega il sito diocesano – sviluppano, nelle parole dell’arcivescovo ambrosiano - percorsi di analisi riguardanti la condizione attuale della Chiesa di Milano: prospettive, approfondimenti di alcuni aspetti concreti e proposte di passi da compiere con suggerimenti relativi alla lettura di testi del Magistero di papa Francesco. 

“Vorrei riassumere quanto ho scritto in queste sei lettere nell’invito a entrare nella celebrazione dei santi misteri con rinnovata disponibilità e attenzione, coraggio e semplicità, senso di appartenenza alla comunità e consapevolezza della propria responsabilità personale”, conclude il presule.

Il 13 settembre a Napoli la diffusione della lettera pastorale del card. Crescenzio Sepe anticipata sul sito della diocesi dal titolo “Visitare i Carcerati”. “Carissimi fratelli e sorelle, agli inizi del nuovo anno pastorale desidero rivolgermi a voi tutti per condividere le speranze e le preoccupazioni di tutta la comunità ecclesiale, e per impegnarci insieme nell’oneroso progetto volto alla costruzione del Regno e a servizio della nostra Diocesi. Vogliamo essere tutti insieme una comunità che annuncia, celebra e testimonia il Vangelo della Carità; una comunità che rende tangibile la misericordia di Dio in maniera non episodica, ma organica e sistematica, facendoci testimoni dell’amore di Dio, che trasforma l’uomo e dà sostanza alla vita”. Questo amore, l’anno scorso, “ci ha portati  - scrive il porporato - a visitare gli infermi”. Quest’anno i detenuti:  “Facciamo già fatica a convincerci che Gesù possa riconoscersi negli affamati, negli assetati, negli infermi. Ma che si sia potuto identificare anche con i detenuti, con avanzi di galera, ci sembra troppo!”, scrive il card. Sepe: “si tratta certamente di un’esagerazione fuori luogo! Ci va bene intravederLo nei relitti umani, ma nei criminali proprio no! A queste motivazioni di ordine culturale se ne aggiungono altre di carattere pratico.

Si frappongono complicazioni burocratiche, che non rendono agevole l’accesso al carcere e demoralizzano anche i più volenterosi. Per entrare occorrono motivazioni documentate, permessi rilasciati dall’autorità giudiziaria e spesso ci si scontra con interminabili, scoraggianti intralci amministrativi. Ma a condizionare in maniera negativa l’esercizio di questo gesto di solidarietà è soprattutto la diffusa convinzione che chi si è macchiato di un delitto debba pagare le conseguenze della sua condotta e marcire in galera. Intanto, oggi la popolazione carceraria è formata in gran parte da poveri disgraziati e reietti, che non hanno le risorse necessarie per difendersi adeguatamente. Sono sconfitti dalla vita prima di essere delinquenti. Chi potrà salvarli? Solo un sussulto d’amore!”. La “visita” ai detenuti e alle loro famiglie “non può ridursi – aggiunge l’arcivescovo di Napoli -  all’erogazione di particolari servizi, spesso anche necessari. Comporta partecipazione convinta alla condizione dell’altro fino ad avvertirne empaticamente i disagi, i rimpianti, fino ad inseguirne i sogni. La visita non risolve certo tutti i problemi, ma può alleggerire il peso dell’isolamento e consentire di riprendere il fiato. La comunità cristiana non sarebbe tale se non si prendesse cura dei detenuti. Questi rischiano di restare invisibili più di quanti dormono per le strade, marginalizzati molto di più dei poveri che bussano alle nostre porte. Oscurati dal silenzio dell’indifferenza”.