Dalle diocesi, le lettere per la Quaresima dei vescovi italiani

La croce e il viola colere liturgico della Quaresima
Foto: catechistico.blog.diocesifirenze.it
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“Noi cristiani definiamo la Quaresima, il tempo forte dell’anno liturgico, ma si ha l’impressione che sempre più essa si svuoti di significato. La Quaresima rischia di diventare un tempo debole, rispetto agli interessi delle persone che sono ben altro dei richiami della Parola di Dio e della Chiesa”.

Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana parla del periodo di Quaresima iniziato mercoledì con la celebrazione dell’imposizione delle Ceneri. In tutte le diocesi italiane i presuli hanno presieduto celebrazioni eucaristiche richiamando il senso vero di questo tempo di preparazione alla Pasqua.
Come credenti – ha detto Bassetti - siamo chiamati e fortemente invitati a non svilire la ‘forza’ di questi quaranta giorni di penitenza, di digiuno, di elemosina e di preghiera. Abbiamo tutti bisogno di accogliere la misericordia di Dio”. Questo, ha ricordato, “è il tempo opportuno per ritornare a Dio e ricomprendere se stessi e le nostre responsabilità verso il prossimo”. E la Cei ha messo a
disposizione, in versione online,  il sussidio per il tempo di Quaresima e Pasqua curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale. “I discepoli, che la sera di Pasqua ‘gioirono al vedere il Signore’ (Gv
20,20), ci ricordano il paradosso della vita cristiana: la prova e il dolore non sono eliminate in questo mondo; le nostre notti infatti, anche se oscurate dalla sofferenza quotidiana, sono illuminate dalla risurrezione del Signore, che nel mistero della notte pasquale ‘sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti’”, scrive nell’introduzione il segretario generale della Cei, il vescovo Stefano Russo. Per il presule, vescovo di Fabriano-Matelica, il  tempo di Quaresima e la cinquantina pasquale, “da vivere e comprendere nella loro unità e
reciproco rimando, ci conducono per mano attraverso il mistero della libertà dell’uomo, del peccato, dell’amore di Dio, della sua misericordia, della redenzione di Cristo, per farci sperimentare la bellezza del rimanere con il Signore e la luce trasfigurante della risurrezione. La celebrazione dei sacramenti pasquali ci immerge in questa realtà e ci dona la grazia della conversione”.

Celebrazione del Mercoledì delle Ceneri significativa e intensa quella vissuta dall’arcivescovo di Campobasso-Bojano, GianCarlo Maria Bregantini, nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Cardarelli” di Campobasso. “Uno dei letti della rianimazione ha fatto da altare”, ha spiegato
l’arcivescovo aggiungendo che l’altare è “il luogo della comunione: Cristo nasce e viene su un letto di altare dove ci sono stati e ci sono i fedeli ricoverati, purtroppo in maniera drammatica come spesso accade in questo reparto”.

Per l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, il cammino quaresimale è come “una lunga inchiesta interiore, una via per sentire quanta gioia abbiamo nel cuore, quanta pienezza c’è nella nostra esistenza. È – scrive in un messaggio ai fedeli - come se fossimo chiamati a domandarci se le strade che stiamo percorrendo portano al centro di noi stessi (e non alla dispersione dietro le cose: ecco il digiuno), alla relazione nutriente con gli altri (aperta e accogliente: l’elemosina a cui ci invita il Vangelo), alla fiducia in Dio Padre (la preghiera, che non cerca ricompensa ma gode dell’incontro con la Sorgente stessa della vita). Siamo custodi della genuina felicità, ferita dall’autoreferenzialità generata dalla paura o dall’orgoglio, dalla dipendenza dal possesso e dal potere, dalle preoccupazioni vissute senza uno sguardo al Padre che conta anche ogni capello del nostro capo”. Per Lorefice “quel corpo morto per amore e condannato ingiustamente continua a comunicarci il senso altissimo dell’umanità”.

 Mentre nelle chiese di rito romano la Quaresima ha avuto inizio mercoledì  con le Ceneri nella diocesi di Milano, che segue il rito ambrosiano, il tempo quaresimale si avvia con la celebrazione della “Messa tra i vesperi” (“Missa infra vesperas”) di oggi, sabato 9 marzo.

Molti i messaggi che in queste ore stanno arrivando: ne citeremo altri nelle prossime settimane. Intanto un “ gesto che nasce dal Vangelo e ci riconduce al Vangelo” è quello promosso proprio all’inizio del periodo quaresimale dal vescovo di Padova, Claudio Cipolla, condiviso con l’intero presbiterio di Padova. Si tratta dell’annuncio della “progressiva e graduale reintegrazione nel servizio ministeriale di don Roberto Cavazzana”. “È – spiega il vescovo - un gesto che compio dopo aver ascoltato parecchi di voi ma che impegna la mia paternità spirituale e pastorale e di cui mi assumo la responsabilità e le conseguenze di fronte a voi, di fronte ai cristiani delle nostre
comunità, di fronte alla nostra società”. Don Roberto Cavazzana era finito due anni fa sotto i riflettori della ribalta mediatica per comportamenti inadeguati per un prete, da subito pubblicamente
stigmatizzati dal vescovo stesso. Per oltre un anno – fa sapere la diocesi - il sacerdote ha vissuto fuori Diocesi in una comunità religiosa dove ha compiuto “un percorso – adeguatamente accompagnato – di rivisitazione personale e della propria vocazione”, concordato con il vescovo. Dallo scorso settembre don Cavazzana è rientrato in diocesi di Padova, ma prima di essere “reintegrato pienamente” gli è stato chiesto di: prestare per un anno servizio volontario in due
realtà diocesane che si occupano di persone disagiate; celebrare in privato, “salvo espresse autorizzazioni; vivere in maniera riservata pur partecipando agli incontri di spiritualità e di formazione del clero; proseguire il percorso di accompagnamento spirituale e personale avviato in questi due anni. Solo successivamente potrà essere inserito in una parrocchia, insieme ad altri preti con i quali fare vita comune”.

“Come padre – dice il vescovo - accetto la sua domanda di perdono e la sua richiesta di proseguire il ministero presbiterale e di continuare a fare il prete con un ulteriore percorso penitenziale vissuto a livello ecclesiale e concordato direttamente con me”. “Umanamente – ha concluso pensando anche alle reazioni delle comunità cristiane e dei fedeli che sono rimasti scossi dalle vicende che hanno interessato don Cavazzana – restano incertezze, ma a tutti vorrei dire che la Misericordia del Signore supera tutte le nostre paure e considerazioni”.

 

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