Dalù il giornalista che ha raccontato Piazza Tienanmen ora è cattolico e vive in Italia

Essere cattolici in Cina è una sfida, il giornalista vive come un rifugiato

Dalù a Piazza San Pietro
Foto: Alexey Gotovsky/ EWTN
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Un giornalista che racconta una massacro politico, e poi è costretto a nascondersi per tutta la vita, ma intanto scopre Gesù. In poche parole è la storia di Dalù, il giornalista che ha dato la notizia al mondo del dramma di piazza Tiananmen.

Dalù è praticamente in fuga dal quel giugno 1995. La conversione al cattolicesimo nel 2010 non ha semplificato la sua vita e alla fine dallo scorso settembre ha trovato rifugio nelle Marche anche grazie all’incontro con l’avvocato Luca Antonietti specializzato in studi internazionali alla università di Shanghai. Grazie a lui EWTN incontra a Roma Dalù. Oggi Dalù ha lo status di rifugiatio politico in Italia.

Il giornalista ricorda quei giorni di giugno del 1995 e torna indietro ai primi segnali di rivolta contro il regime già a fine anni ’80: “Ero un giornalista e seguivo ciò che accadeva ogni giorno a Piazza Tiananmen. Ho anche partecipato alle manifestazioni di solidarietà tenute da tutti i giornalisti a Shanghai. Tutto è cambiato dopo il massacro del 4 giugno. A nessuno è permesso parlarne perché è stato ufficialmente deciso che si tratta di "incidente violento controrivoluzionario" e non unmovimento pacifico e normale per la democrazia”.

Quello che alla fine ha veramente cambiato la vita di Dalù è la sua conversione: “Per caso, avevo  ascoltato un coro della diocesi cattolica di Shanghai su un sito web per dei provini. Sono un amante della musica, quindi sono andato al provino e non mi aspettavo che sarei stato accettato. Questo coro è molto speciale, ogni volta prima delle prove c’è un sacerdote per parlare del Vangelo del giorno e i brani eseguiti sono tutti inni cattolici, molto toccanti. Ora so che è stata una chiamata dello Spirito Santo. Più tardi, dopo uno studio di sei mesi, ho capito il cattolicesimo. Sono stato battezzato e sono diventato cattolico ”.

Ma la vita per i cattolici non è facile in Cina, “un paese che sostiene l'ateismo. I cinesi sanno solo come mangiare, cosa indossare ed essere felici. Non sanno da dove vengono. Sappiamo dai nostri libri di testo della scuola primaria che discendiamo dalle scimmie, non sappiamo mai che siamo stati creati da Dio a sua immagine. Quindi è molto difficile per un credente sopravvivere in un ambiente come la Cina”. E aggiunge: “ Il vescovo Ma Daqin della diocesi cattolica di Shanghai non ha ancora recuperato la sua libertà. La situazione della Chiesa cattolica sotto la supervisione dell'Associazione patriottica non è cambiata fino ad ora. I cinesi non possono accedere liberamente al sito web del Vaticano e non possono richiedere liberamente altre informazioni relative alla fede. Bisogna cambiare questa situazione”.

Dalù rilegge alla luce della sua esperienza anche le recenti proteste ad Hong Kong: “I cinesi hanno bisogno di conoscere la verità sulle proteste e le manifestazioni a Hong Kong. Sfortunatamente, molte persone non lo sanno. Sono solo una delle poche persone che conoscono la verità e penso anche immediatamente al massacro di Piazza Tiananmen. Hong Kong è il faro della speranza per la democrazia in Cina Se questo faro cade e si spegne, la Cina entrerà in un'epoca buia”.

Nonostante le difficoltà per Dalù la scelta di vita è chiara e la spiega: “che si tratti dei cinesi o di persone provenienti da altre parti del mondo, ci troviamo di fronte a due scelte: quale mondo scegli di seguire? È il mondo terreno o ciò che il Signore ci ha detto: "il mondo in cielo”?”.

Una domanda che ci interroga tutti.

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