Il Papa: “Dio non è indifferente”. Alcuni profughi partiranno con lui

Papa Francesco parla al porto di Mitilene, Lesbo, 16 aprile 2016
Foto: Marco Mancini / ACI Group
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“Dio non è indifferente, non è distante” di fronte “alle tragedie che feriscono l’umanità. Papa Francesco si rivolge alla cittadinanza di Lesbo, plaude al suo impegno nell’accoglienza. Ma lancia anche un appello fortissimo alla comunità internazionale: stop alla proliferazione e al traffico delle armi, sì a politiche di ampio respiro, che mettano al primo posto le vite umane. Lo fa dal porto, alla memoria per le vittime delle migrazioni. E, per "destare dall'indifferenza" (come recita lui stesso nella preghiera finale) sembra che il Papa porterà con sé un piccolo gruppo di profughi nell'aereo papale. 

Per Papa Francesco, è quasi il termine della breve giornata a Lesbo passata insieme al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e all’arcivescovo Ieronymos II, che guida la Chiesa ortodossa di Atene e di tutta la Grecia. Sempre insieme, i tre leader cristiani hanno assaggiato solo un pezzo – anche se tra i più drammatici – della crisi dei rifugiati che colpisce la Grecia. Secondo i dati della Caritas aggiornati allo scorso 5 aprile, nei primi mesi del 2016 sono arrivati in Grecia circa 151.104 rifugiati/migranti, che si sono aggiunti agli 850 mila arrivati nel 2015. Molti hanno parenti all’estero, erano arrivati in Grecia solo di passaggio. Dopo l’accordo UE-Turchia del 17 marzo , sono destinati ad essere respinti, perché gli hotspots sulle isole greche sono stati trasformati in appositi centri di detenzione.

Arrivato nell’area del porto, Papa Francesco si rivolge alla popolazione. Esprime “la sua ammirazione per il popolo greco”, che “nonostante le gravi difficoltà” ha “saputo tenere i cuori aperti e aperte le porte”. E assicura loro che “Dio saprà ricompensare questa generosità”.

Il Papa fa un “appello alla responsabilità e alla solidarietà di fronte ad una situazione tanto drammatica”, perché molti profughi “vivono in un condizioni critiche, in un clima di ansia e di paura, a volte di disperazione per i disagi materiali e per l’incertezza del futuro”.

Concede, Papa Francesco, che le preoccupazioni delle autorità “sono comprensibili e legittime”, ma chiede anche di ricordare che “i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nome storie”. Secondo Papa Francesco, tutti dovrebbero sperimentare “i diritti umani”, di cui l’Europa è culla, quando approdano nel continente. Eppure “alcuni non sono nemmeno riusciti ad arrivare” perché “hanno perso la vita in mare, di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini”.

Papa Francesco si appella alla civiltà greca, sottolinea che gli abitanti di Lesbo hanno ancora “un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura”, perché “le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri”.

Come fare per risolvere la crisi? Prima di tutto “lavorare per rimuovere questa drammatica realtà”, creando “politiche di ampio respiro, non unilaterali” piuttosto che fronteggiare le emergenze, costruendo “la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove”.

Il Papa chiede di fermare la “proliferazione e il traffico delle armi e delle loro trame spesso occulte”; propone che vengano “privati di ogni sostegno quanti perseuono progetti di odio e di violenza”; afferma che va “promossa senza stancarsi la collaborazione tra i Paesi, le Organizzazioni internazionali e le istituzioni umanitarie”, non “isolando, ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza”.

Lo sguardo di Papa Francesco è anche al vertice umanitario che si tiene ad Istanbul il prossimo maggio, e che servirà anche a creare una nuova cornice giuridica del diritto umanitario.

È un evento multilaterale, come multilaterale è l’appello del Papa. “Tutto questo si può fare solo insieme: insieme si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi. E in questo è dell’uomo alla complessa situazione dei profughi”.

Per questo c’è bisogno del “contributo delle Chiese e delle comunità religiose”, e per questo – sottolinea il Papa – sono presenti lui con il Patriarca di Costantinopoli e l’acivescovo Ieronymos, a testimoniare “la nostra volontà di continuare a collaborare perché questa sfida epocale diventi occasione non di scontro, ma di crescita della civiltà dell’amore”.

Dio – dice il Papa – “non è indifferente” di fronte alle tragedie che feriscono l’umanità, anzi “non solo ci sostiene”, ma “ci ha dimostrato la via della pace”, perché con Gesù “si è fatto nostro servo” di fronte al male del mondo “e il suo servizio di amore ha salvato il mondo”. “Solo chi serve con amore, costruisce la pace. Il servizio fa uscire da sé stessi, si prende cura degli altri, non lascia che le persone e le cose vadano in rovina, ma sa custodirle, superando la stessa coltre dell’indifferenza che annebbia le menti e i cuori.

Si fa memoria delle vittime delle migrazioni. L’arcivescovo Ieronymos innalza la sua preghiera a Dio che ha “calpestato la morte, distruggendo il potere del diavolo, donando la vita al cosmo”. Una preghiera per coloro che sono scomparsi, affinché Dio doni loro “riposo in un luogo di luce, in un luogo di verdi pascoli, in un luogo di ristoro, da cui il dolore e la tristezza e il lutto sono scomparsi”.

E il Patriarca Bartolomeo si appella al “Signore di misericordia, di compassione, di ogni consolazione”, perché conceda “l’eterno riposo alle anime dei tuoi servi defunti, alle anime di quanti hanno perso la vita nell’esodo dalle regioni lacerate dalla guerra, o nel corso del viaggio verso luoghi di sicurezza, di pace e di prosperità”. E infine, Bartolomeo chiede di liberare questa isola (di Lesbo) “e ogni città e paese, dalla fame, da ogni flagello, dal terremoto, dalle inondazioni, dagli incendi, dalla spada, dall’invasione di nemici stranieri e dalla guerra civile”.

E quindi Papa Francesco prega che i profughi "non siano mai dimenticati", e dice: "Come tu non hai abbandonato tuo figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così tu sii vicino a questi tuoi figli". Il Papa chiede "un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa, e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace". 

Quindi, dei bambini portano delle corone di fiori. E i tre leader cristiani le lanciano in mare, cimitero a cielo aperto di tanti che hanno cercato un futuro migliore.

Alcuni di loro dovrebbero presto partire con Papa Francesco. Una scelta tra le situazioni più vulnerabili, confermata ad Agence Frass Press da un funzionario delle agenzie umanitarie. E non a caso c'erano alcuni posti vuoti nel volo papale, all'andata.

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