Diventerà beato Benedetto XIII, il Papa che ridimensionò la corte romana

La statua di Benedetto XIII a Gravina
Foto: Comune di Gravina
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Fu Pio XI ad aprire il suo processo di beatificazione dichiarandolo servo di Dio nel 1931 ed oggi, dopo 86 anni, e dopo cinque anni dalla sessione di apertura della causa vera e propria in fase diocesana, per Papa Benedetto XIII si è celebrata la chiusura della causa di beatificazione e canonizzazione.

È stato il cardinale vicario Agostino Vallini a presiedere alle 12 di oggi alla  cerimonia nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense.  Con lui i membri del Tribunale diocesano che hanno condotto l’inchiesta: monsignor Giuseppe D’Alonzo, Giudice delegato, don Giorgio Ciucci, Promotore di Giustizia, e Marcello Terramani, notaio attuario.

Pier Francesco Orsini, Papa Benedetto XIII è stato l’ultimo dei pontefici che provenivano dai domenicani. Per questo dal 1733 è sepolto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Nato a Gravina nel 1649, di famiglia nobile , entrò presto in convento e divenne religioso nel 1668 con il nome di Fra’ Vincenzo Maria. Sacerdote a 22 anni, divenne cardinale l’anno dopo per decisione del Papa Clemente X.

Non voleva accettare e fu solo per obbedienza al suo superiore che alla fine iniziò il suo servizio a Roma. Prefetto della Congregazione del Concilio, membro di molte congregazioni nel  1675 fu nominato arcivescovo di Manfredonia. Fu attivissimo come pastore, soprattutto con le tante visite pastorali, e con la convocazione del primo sinodo diocesano. Inoltre avviò l’esperimento di una forma di credito agrario: il cosiddetto “monte frumentario”, che in seguito avrebbe più ampiamente promosso e diffuso a Benevento.

Da Manfredonia andò a Cesena e quando apprese che a Manfredonia c’era un’estrema necessità di grano, ne acquistò in Romagna e si occupò personalmente di farlo trasportare e distribuire ai poveri. Anche a Cesena lo stile pastorale del cardinale fu molto particolare e indisse missioni al popolo. Infine arrivò a Benevento, dove, specialmente in occasione di due devastanti terremoti, diede tutto se stesso nell’impegno pastorale e dottrinale.

Alla morte di Innocenzo XIII nel 1724, dopo tre mesi di conclave si arrivò a Vincenzo Maria Orsini, ritenuto il più santo del Collegio cardinalizio. Fu eletto il 29 maggio 1724. Anche in quel caso, come per il titolo di cardinale, l’Arcivescovo di Benevento oppose resistenza, si dichiarò inadeguato, confessò la propria indegnità. Ma alla fine obbedì e scelsi il nome di Benedetto XIII.

La vita di santa umiltà proseguì al soglio di Pietro: curò la pietà, l’umiltà, la semplicità, il distacco dalle vanità ma soprattutto conservò la carità per i poveri, nei confronti dei quali egli, che pure viveva con grande frugalità, riteneva di possedere sempre troppo.

Fu a lui che si deve la prima drastica riduzione della allora corte pontificia. Ai chierici di anticamera, sorpresi per la familiarità con cui si metteva in relazione con loro, disse che se in pubblico era il Papa, in privato sarebbe rimasto sempre Fra Vincenzo Maria.

A lui si deve anche la nascita del decano del Collegio Cardinalizio come cardinale più anziani con la bolla Romani pontificis.

Per Roma fece molto a cominciare dalla creazione dell’Ospedale San Gallicano per i malati di pelle e il nuovo ospedale di Santa Maria della Pietà per trasferirvi quelli che allora erano definiti i “pazzerelli”. Si occupò, migliorandolo, anche del regime carcerario.

Momento significativo della sua esemplarità pastorale fu il giubileo del 1725. In quello stesso anno giubilare, tenne in Laterano un Concilio e non se ne celebravano in Roma dal tempo di Innocenzo III.

Aveva 81 anni quando mori per una febbre era il 1730 e il suo pontificato era stato tutto all’insegna della sobrietà e della attenzione per la vera dottrina.

 

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