Proseguono al Santuario romano della Madonna del Divino Amore le messe vespertina: quella di stasera è della Domenica delle Palme che dà così inizio alla Settimana Santa. A celebrare l’Eucaristia è stato  don Michele Caiafa, del Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese.

“La Parola di Dio che l'odierna liturgia ci fa ascoltare – ha detto il celebrante nell’omelia - entra profondamente nel nostro cuore e ci invita ad alzare lo sguardo verso il mistero dell’amore, verso un amore perfetto capace di donarsi in pienezza senza riserve, senza se senza ma, un amore a tratti incomprensibile e allo stesso tempo tremendamente affascinante, un amore che attrae e ci colloca in una dimensione diversa e nuova ci offre un posto nel cuore grande di Dio: solo dal suo cuore percependone i battiti e godendo nel calore riusciremo a comprendere il sacrificio di Cristo, un amore a tratti misterioso ma non impossibile. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui”.

Gesù -ha aggiunto – “sceglie di immergersi nella precarietà dell'uomo, entrando nelle ferite dell’umanità per sanarli nei cuori, per riabilitarli nelle fragilità, per confortare e sostenere. Dio sceglie la strada della comprensione dell'uomo e della compassione: quante volte i momenti di sfiducia quando ci sentiamo soli o trascurati ci viene da dire nessuno mi capisce… ecco Dio desidera capirci, Lui ci capisce. Gesù figlio obbediente che non rinnega la sua missione non la pospone i suoi interessi ma ne è intriso anzi egli stesso è la missione, Gesù non si tira indietro di fronte alle difficoltà e agli accanimenti, agli sbarramenti e alle impopolarità non si lascia intimorire ma liberamente preferisce spezzare il suo corpo”.

Oggi – ha concluso Don Caiafa “ fitte tenebre si sono addensate, siamo impauriti e smarriti oggi siamo ai piedi della croce trafitti dell’impotenza”. Gesù “affida il suo spirito al Padre, si abbandona a colui che lo ha inviato: ecco la terapia che sconfigge la angoscia, l'abbandono fiducioso nelle braccia del Padre, la speranza che vince la disperazione, la forza di risorgere”.