Due martiri beatificati in Guatemala, Becciu: “Il loro sangue è seme di nuova vita”

Padre Tullio Maruzzo, ofm, e Luis Obdulio Arroyo Navarro, martiri di Izbal
Foto: Ordine dei Frati Minori
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Uno sacerdote, arrivato nella comunità, l’altro catechista prodotto della comunità. Uno missionario, l’altro primo beato nativo del Guatemala. Entrambi assassinati, in odio alla fede, in odio all’opera di promozione umana che portavano santi. Eppure – sottolinea il Cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, nell’omelia della Messa di Beatificazione – il sangue di Padre Tullio Maruzzo e Luis Obdulio è, come dice la profezia di Tertulliano, seme di nuova vita.

E infatti, aggiunge il Cardinale, “già poco tempo dopo la morte del Padre Tullio e di Luis Obdulio i fedeli di Quiriguá, di Los Amates, di Morales, ne scorgevano i frutti: il risveglio cristiano della comunità, la perseveranza nelle prove, l’unità e la migliore organizzazione dei gruppi parrocchiali; nuove vocazioni sacerdotali e religiose”.

In un Guatemala che è di nuovo in crisi, dopo che era stato attraversato per 36 anni da una guerra civile lunga e sanguinosa e ne era uscito venendo persino considerato un esempio per l’America Centrale, il Cardinale Becciu beatifica due martiri del periodo forse più sanguinoso della storia del Paese, assassinati per l’odio alla fede che portava padre Tullio ad occuparsi di poveri ed emarginati.

Ma chi sono i due nuovi beati?

Padre Tullio Maruzzo, frate minore, era partito come missionario in Guatemala nel 1960, arrivando fino ai villaggi più sperduti, curando in particolare la formazione dei catechisti patorali, chiamati delegados de Palabra. Luis Obdulio Arroyo Narroerea era nato nel 1950, meccanico, poi autista al municipio di Los Amates, aderì al terzo ordine francescano a 26 anni, divenne catechista, partecipò al movimento Cursillos de Cristianidad introdotti da Padre Tullio.

I due furono martirizzati l’1 luglio 1981, a Los Amates. Padre Tullio doveva presiedere uno dei Cursillos, Luis Obdulio lo accompagnò come autista. Erano entrambi consapevoli di essere perseguitati per l’opera di evangelizzazione e promozione umana svolta dalla Chiesa per le classi più povere. Tornando, la loro auto fu bloccata vicino ad una piantagione di banane, e loro fatti scendere a forza, assassinati a colpi di pistola e abbandonati al margine della strada.

Nella sua omelia, il Cardinale Becciu ricorda che “il beato Tullio Maruzzo è un dono di Dio alla vostra terra, è il pastore buono che il Padre ha inviato per aver cura del suo gregge, fino a dare la vita”, un uomo sempre positivo, pieno di forza nonostante la sua fragilità, missionario “zelante e coraggioso” che si “era inoltrato in luoghi sconosciuti e impervi nel Vicariato Apostolico di Izabal per far conoscere la parola di Dio”, senza lascire “niente di intentato”.

Invece, il Beato Luis Obdulio Arroyo Navarro “è il frutto maturo della vostra Chiesa di Izabal, che voi raccogliete nell’anno in cui celebrate solennemente il 50° anniversario di erezione del Vicariato”, primo “beato martire nativo del Guatemala”, uomo che “senza far chiasso, sapeva trovare la soluzione concreta ai problemi della comunità mettendo a disposizione il suo tempo e le sue capacità”, e che si era preparato al dono totale di sé proprio aderendo al Terz’Ordine Francescano, aprendosi alla possibilità del martirio decidendo di accompagnare padre Tullio, pur sapendo che questi era in pericolo di vita.

Padre Tullio era in pericolo – racconta ancora il Cardinale Becciu – perché “era sensibile alla sofferenza dei poveri contadini, che per l’angheria di pochi latifondisti si vedevano di giorno in giorno espropriati della terra che con fatica andavano bonificando”, e dunque “scelse di soccorrere la povertà dilagante, consolare gli sfiduciati e soprattutto illuminare le coscienze per riaffermare con chiarezza i diritti della giustizia secondo l’insegnamento di Gesù”, fino a pronunciare “una denuncia profetica e coraggiosa dei soprusi dei potenti locali” che fece giudicare come “sovversiva la sua opera sociale”.

Il Cardinale Becciu nota che è significativo che un missionario venga beatificato nel mese di ottobre, tradizionalmente dedicato ai missionari, e poi sottolinea che davvero da loro è sgorgata nuova vita. E ricorda: “Questa opera di rinnovamento della Chiesa, che ebbe impulso dalla testimonianza dei due nuovi Beati, è necessaria ed urgente anche ai nostri giorni. Siete chiamati a custodire i frutti di bene maturati nel sangue di questi martiri: la loro eredità spirituale appartiene soprattutto a voi!”

Così, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi pone i due nuovi beati come esempi che chiamano i cattolici di Guatemala, sotto la guida dei vescovi, “a realizzare un profondo rinnovamento spirituale delle vostre parrocchie, voluto dai vostri Vescovi”.

“Ricordatevi – ammonisce il Cardinale - che non vi è cambiamento di strutture senza la conversione dei cuori e una parrocchia non è vera parrocchia se non diviene luogo di incontro fraterno fra tutti i suoi membri”. Invita a “non perdere mai di vista l’ideale per il quale hanno dato la propria vita il Beato padre Tullio e il Beato Luis Obdulio: mostrare il volto di una Chiesa segno di speranza e ricca dell’amore di Dio che abbraccia tutti, ma soprattutto gli scartati e gli oppressi.

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