È già Natale a San Pietro: inaugurati albero e presepe in piazza

L’allestimento rimarrà in piazza fino al 12 gennaio. Statue in legno e a grandezza naturale per il Presepe, con vestiti della Grande Guerra

Albero e Presepe in piazza San Pietro, 5 dicembre 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Il tempo di Natale è cominciato a piazza San Pietro: con una cerimonia densa di colori e rievocazioni medievali e alpine, viene acceso l’albero di Natale che quest’anno proviene dall’altipiano di Asiago, e inaugurato il presepe di Scurelle, tutto in legno. Albero e presepe legati da un territorio comune, perché lì passava il fronte della Prima Guerra Mondiale, terminata poco più di cento anni fa. E l’abete ha proprio circa un secolo di vita.

Sottolinea il Cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato di Città del Vaticano: “Questo presepe indica l’espressione artistica della fede di una popolazione che ha saputo tradurre i suoi sentimenti in arte e che mette a disposizione dell’universalità della Chiesa e potranno ammirare non solo l’arte ma soprattutto le tradizioni, la vita cristiana di un popolo che ha fatto storia nella storia della Chiesa”.

Dopo l’udienza del mattino alle diocesi che hanno fornito alberi e presepi, inaugurazione ufficiale per l’allestimento natalizio, che sarà a piazza San Pietro da oggi fino al 12 dicembre.

L’inno vaticano, il discorso del Cardinale Giuseppe Bertello, un canto degli alpini, l’inno italiano, gli sbandieratori, la banda: clima di festa per le tre diocesi che hanno fornito alberi e presepi, ovvero Trento, Padova e Vittorio Veneto.

Il presepe quest’anno viene da Scurelle, in Trentino. Si tratta di un Paese di 1400 abitanti, a 47 chilometri da Trento, ai piedi del monte Lagorai. Non è la prima volta che partecipa, perché nel 2016 aveva già donato l’albero di Natale per piazza San Pietro.

La realizzazione del presepe di Scurelle coinvolge tutta la comunità da venti anni, quando si costituì il Comitato amici del Presepe, e coinvolge tutta la comunità: le famiglie hanno donato oggetti e vestiti dei 23 personaggi, che sono tutti in legno e a grandezza naturale. E questi oggetti e vestiti appartenevano agli avi degli abitanti Scurelle e sono del tempo della Grande Guerra, dove passava proprio il Fronte. La stalla della natività è in legno di Larice e pietre del Lagorai, e la trave è un originale utilizzato per legare le vacche durante l’alpeggio.

L’arcivescovo Lauro Tisi di Trento sottolinea che “l’elemento più bello di questo presepe sono le mani che lo hanno realizzato. È la comunità che lo ha realizzato, che ci ricordano che la vera forza è rendersi vulnerabili dall’altro. Meglio feriti dall’altro che forti dell’autoreferenzialità. Ed è un presepe che ci porta alla marginalità della storia dove è nato nostro Signore Gesù Cristo. Perché la vera marginalità è avere bisogno dell’altro e invadere lo spazio dell’altro”.

Il presepe è il primo ad accendersi, e il coro della Lagorai fa ascoltare la “Nenia a Gesù Bambino”.

L’abete viene dall’altipiano di Asiago: è un abete rosso, di circa 26 metri e 70 centimetri di diametro. È dono del Consorzio di usi civici di Rotzo Pedescala e San Pietro in provincia di Vicenza, insieme ad altri alberi più piccoli.

L’arcivescovo di Padova Claudio Cipolla sottolinea che l’albero è chiamato ad avere un significato importante. L’arcivescovo sottolinea che l’omaggio al Papa è unito ad un gesto di solidarietà, perché “le comunità di Rotzo Pedescala e San Pietro offrono anche un contributo per la costruzione di un ospedale a Betlemme”, una solidarietà che deve rimanere nel nostro cuore oltre che nella nostra mente.

L’albero, aggiunge l’arcivescovo, indica “apertura a tutte le sofferenze che ci sono nel mondo, è una piazza mondiale che ha riverberi in tutto il mondo”, ed è simbolo di una storia, perché “soltanto cento anni fa si è conclusa la Prima Guerra Mondiale, in quei territori da cui proviene questo albero”, e da allora l’anelito alla pace resta nel cuore degli abitanti di questi piccoli paesi dell’altipiano.

L’accensione è accompagnata da un brano della banda della Gendarmeria dello Stato di Città del Vaticano.

Nell’Aula Paolo VI ci sarà invece un presepe allestito dal Gruppo Presepio Artistico Paré di Conegliano. Il vescovo Riccardo Pizziolo di Vittorio Veneto sottoliena che “il millennio di cristianesimo che abbiamo alle spalle ci ha lasciato tre devozioni: il rosario, la Via Crucis e il presepio. Le prime due sono normalmente da chi pratica, ma il presepio è fatto da chi pratica poco o non pratica quasi nulla, eppure è una devozione cristiana”.

Quindi, il coro intona la "Ode a Gesù Bambino", e infine il vescovo Fernando Vergez,m segretario generale dello Stato di Città del Vaticano, fa un ringraziamento ricordando l'ultima lettera apostolica di Papa Francesco sul presepe, e sottolinea che "il presepe e l'albero ricordano a tutti noi la tragedia della tempesta dell'ottobre 2018 e vogliono essere anche un monito perché l'uomo si prenda sempre più cura della casa comune. Natale è quindi una occasione per riscoprire la solidarietà verso il creato e le sue creature, a cominciare dall'umanità ferita e bisognosa di aiuto".  

La tradizione del presepe in piazza San Pietro è iniziata nel 1982, quando San Giovanni Paolo II volle l’allestimento di fronte l’obelisco, facendo così entrare le tradizioni popolari nella più popolare piazza del mondo. Prima, solo gli ambienti interni vaticani avevano tradizioni natalizie.

L’abete natalizio è stato introdotto per la sua simbologia, che rimanda a Cristo, il sempreverde che non muore, e nasce nel mondo germanico, nel Medioevo. Era in quel tempo che il 24 dicembre si allestivano drammi teatrali religiosi sulla storia di Adamo ed Eva, ricreando la scenografia del Paradiso con abeti decorati da mele rosse. In seguito questi alberi si arricchirono di cibo e candele, sostituite nell’Ottocento da palline in vetro soffiato.

L’albero di Natale del 1982 fu acquistato dal Vaticano ai Castelli Romani. Misurava 14 metri, e fu poi reimpiantato nei giardini vaticani. Dall’anno seguente, molte regioni hanno voluto offrire l’albero. Alcuni erano altissimi: 33 metri era alto l’albero donato dall’Austria nel 2000, mentre nel 2006 un abete di 34 metri arrivò dalla Calabria. Italia ed Austria vantano il maggior numero di abeti offerti.

Nel 1996 l’abete aveva 76 anni: la stessa età di Giovanni Paolo II, tanto che il Cardinale Castillo Lara, allora governatore dello Stato di Città del Vaticano, commentò:” Sono cresciuti insieme e si ritrovano nel cuore del mondo”.

Vengono sempre scelti abeti anziani, la cui eliminazioni favorisce alberi vicini. Dopo lo smontaggio il legno viene recuperato per farne oggetti venduti a scopi benefici.

Come noto, è stato invece San Francesco d’Assisi a dare inizio alla tradizione del Presepe – tradizione che Papa Francesco ha voluto omaggiare quest’anno con una lettera apostolica, la "Admirabile Signum".

I presepi di piazza San Pietro (disegnati da personale qualificato del Vaticano) sotto Giovanni Paolo II si sono ispirati alla classica capanna con tetto a falde, mentre con Benedetto XVI si sono arricchiti di personaggi e attività. Con Papa Francesco, ci sono stati anche presepi più particolari, come quello di sabbia dello scorso anno.

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