È morto a Natale il “Latin lover” (in senso letterale) vaticano

Padre Reginald Foster è morto a Milwaukee all’età di 81 anni. Ha servito nella sezione “Letteratura latina” della Segreteria di Stato per quaranta anni, traducendo bolle, lettere, encicliche e persino tweet

Padre Reginald Foster nel suo studio
Foto: the Latin Language
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Il “Latin lover” vaticano era un frate carmelitano dai modi poco ortodossi, originario di Milwaukee, che aveva servito nella Segreteria di Stato vaticana, sezione Letteratura Latina, per quaranta anni. Padre Reginald Foster è morto nel giorno di Natale, ad 81 anni, nella sua città, dopo essere stato trovato positivo al coronavirus due settimane fa.

A chiamarlo Latin lover (alla lettera: amante del latino) era stata Radio Vaticana, sezione inglese, che non mancava di intervistarlo settimanalmente quando era a Roma, per raccontare storie e ritornare alle origini della Chiesa, partendo proprio da quella lingua, il latino, che resta ancora la lingua ufficiale della Santa Sede.

Padre Foster non mancava mai di rispondere, e spesso le sue risposte erano puntute, anticonvenzionali, in linea con il personaggio. Restava, però, la sua straordinaria competenza. Se in Vaticano era il “Latin lover”, in tutto il mondo era conosciuto come il “Latin King”.

Nato nel 1939, cresciuto in una famiglia di idraulici, entrato in seminario a 13 anni con l’obiettivo di “essere prete, carmelitano e fare latino”, padre Foster andò a Roma per studiare nel 1962, e nel 1970 successe a monsignor Amleto Tondini nell’ufficio delle Lettere Latine della Segreteria di Stato, che fino al Concilio Vaticano II era noto come Secretarius Brevium ad principes, divenendo il primo statunitense nell’incarico. Vi rimase fino al 2009.

A partire dal 1977, ha insegnato dieci corsi di latino all’anno presso la Pontificia Università Gregoriana, e nel 1985 ha stabilito su richiesta dei suoi studenti, una scuola estiva, di otto settimane con classi che si riunivano sette giorni su sette. Il tutto gratis, perché mai padre Foster chiedeva denaro, tanto che anche l’università ebbe a che ridire sul fatto che permettesse agli studenti di frequentare i suoi corsi gratuitamente.

Nel 2006, padre Foster fondò la Academia Romae Latinitas. È tornato negli Stati Uniti nel 2009, a seguito di un crollo durante una lezione. Ma da lì, ha continuato ad insegnare, e anche a collaborare con la Segreteria di Stato, da dove ha tradotto per diverso tempo i tweet dell’account twitter in latino del Papa @pontifex_ln.

A lui si devono alcune traduzioni nella lingua latina di termini moderni. Come, ad esempio, tradurre l’insegna “Vietato fumare” nella lingua di Cicerone, per le insegne in Vaticano? Vetatur Fumare, fu la sua soluzione. E come dire in latino microchip? Padre Foster se la cavò con una perifrasi: assula minutula electrica.

Padre Foster era noto per il suo metodo di insegnamento, che trattava il latino come una lingua viva: evitava la memorizzazione di paradigmi o forme grammaticali, ma piuttosto cercava di incrementare la padronanza della lingua scomponendo la grammatica in concetti minuscoli che i suoi studenti potessero assimilare subito.

Il tutto condito da un amore viscerale per il latino. Anche perché, diceva, “non si può comprendere Sant’Agostino se non in latino: era quella lingua in cui pensava. Altrimenti, è come sentire Mozart da un juke box”.

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