Economia mondiale: la Santa Sede la chiede più inclusiva

La delegazione della Santa Sede all'UNCTAD
Foto: UNCTAD
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L’impegno per una economia mondiale più inclusiva dei Paesi poveri passa, per la Santa Sede, anche attraverso la partecipazione alle UNCTAD, ovvero le conferenze delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo. All’ultimo incontro, che si è tenuto a Nairobi a fine luglio, il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha reiterato questo impegno della Santa Sede.

Il discorso del Cardinale Turkson ha avuto luogo il 20 luglio, nel mezzo di una negoziazione che ha portato ad una dichiarazione finale in cui la Santa Sede ha fatto in modo di sottolineare l’importanza di includere i Paesi più poveri. La preferenza è sempre quella accordata ad una diplomazia multilaterale, sicuramente più inclusiva degli accordi bilaterali tra Stati, che possono tendere ad escludere gli altri Stati dal tavolo.

Nel suo discorso, il Cardinale Turkson ha sottolineato che “è solo in un ordine economico globale che mette la persona umana al centro e segue il principio base del buon governo che le economie in via di sviluppo saranno rafforzate nell’usare lo spazio pubblico per applicare sempre più buoni principi di governance al management delle loro economie nazionali”.

L’idea – data anche dal tema dell’incontro – è quella di “Promuovere un ambiente globale per la prosperità per tutti”, e il Cardinale Turkson ricorda che questo concetto è alla radice stessa dell’UNCTAD. Creato dalle Nazioni Unite cinquanta anni fa – ricorda il Cardinale – si trattava della prima “agenda per il commercio e lo sviluppo inclusiva e di avanguardia, iniziata del mondo in via di sviluppo per conto del mondo in via di sviluppo”.

Ci sono stati alcuni frutti, e “un crescente numero di economie in via di sviluppo o transizione si sono integrate nell’economia mondiale”, e questo ha portato ad “una espansione senza precedenti nel commercio internazionale”.

Un progresso “tremendo”, dice il Cardinale. Il quale però ci tiene a sottolineare che ancora molto deve essere fatto, perché c’è sempre più gap tra le nazioni, in particolare tra le “nazioni emergenti ed avanzate”.

Da qui, la nozione di multilateralismo, che viene dal “rispetto della globalizzazione per il regionalismo”. “Dovremmo riaffermare – dice il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace – che l’ingrediente essenziale per rendere possibile un ambiente internazionale atto allo sviluppo è un approccio positivo al tema della governance”.

Sono i temi della Dottrina Sociale della Chiesa, che la Santa Sede ha fatto valere in fase di negoziazione a Nairobi. Con la speranza di contribuire a formare una “economia che non uccida”, come sottolinea sempre Papa Francesco.

 

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