Esenzione ICI alla Chiesa, interviene la Corte di giustizia dell'Unione Europea

La Corte di giustizia dell'Unione Europea
Foto: Wikipedia pubblico dominio
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Tutti gli enti non commerciali, appartenenti a confessioni religiose riconosciute dalla Repubblica Italiana, al mondo no profit, ai partiti alle associazione sportive, dovranno pagare l’ICI (imposta comunale sugli immobili). Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione Europea ribaltando una decisione della Commissione che aveva riconosciuto al governo italiano l’ impossibilità di recuperare le tasse non versate nel periodo 2006-2011 poiché sarebbe stato impossibile calcolare retroattivamente il tipo d'attività svolta negli immobili di proprietà degli enti non commerciali, e il conseguente importo da recuperare.

Spetterà ora alla Commissione Europea recepire la sentenza e assicurarsi che l’Italia proceda a quanto disposto dalla Corte.

“Le attività sociali svolte dalla Chiesa cattolica trovano anche in questa sentenza un adeguato riconoscimento da parte della Corte di Giustizia Europea. La Corte, infatti, conferma la legittimità dell’IMU – introdotta nel 2012 – che prevede l’esenzione dell’imposta, quando le attività sono svolte in modalità non commerciale, quindi senza lucro”. E’ il commento del Segretario Generale della CEI Monsignor Stefano Russo.

“La sentenza odierna - aggiunge il prelato - rileva che la Commissione avrebbe dovuto condurre una verifica più minuziosa circa l’effettiva impossibilità dello Stato italiano di recuperare le somme eventualmente dovute nel periodo 2006-2011. Le attività potenzialmente coinvolte sono numerose e spaziano da quelle assistenziali e sanitarie a quelle culturali e formative; attività, tra l’altro, che non riguardano semplicemente gli enti della Chiesa. Abbiamo ripetuto più volte in questi anni che chi svolge un’attività in forma commerciale – ad esempio, di tipo alberghiero – è tenuto, come tutti, a pagare i tributi. Senza eccezione e senza sconti. Detto questo, è necessario distinguere la natura e le modalità con cui le attività sono condotte. Una diversa interpretazione, oltre che essere sbagliata, comprometterebbe tutta una serie di servizi, che vanno a favore dell’intera collettività”.

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