Esercizi spirituali, Padre Michelini: “I cristiani crescano in unità e condivisione”

Papa Francesco prega durante esercizi spirituali
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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“Il pane e il corpo, il vino e il sangue” nel Vangelo di Matteo. E' il tema su cui si concentra la terza meditazione offerta nella mattinata di ieri al Papa e alla Curia Romana da Padre Giulio Michelini, predicatore degli Esercizi spirituali ad Ariccia. Dall’offerta totale di Gesù in corpo e sangue per la salvezza dell’umanità, il predicatore trae un messaggio di unità e condivisione per tutti i cristiani.

“In questo mangiare insieme c’è la bellezza della condivisione - spiega il predicatore-  ma anche la nostra umanità, il peccato e la fragilità simboleggiati dal cibo. Possiamo immaginarci che cosa deve essere accaduto in quella cena. Era una festa: naturalmente i teologi e gli esegeti discutono molto sul carattere pasquale o meno di questa cena. Ma è chiaro che era bello per loro stare insieme. Ma stare insieme mette in rilievo anche la nostra umanità. E questi elementi sono presenti nella cena di Gesù: il primo, quello dell’amore, con il quale questa cena è stata preparata, e l’amore che Gesù offre con il cibo che dona. Ma c’è anche, in questa cena, l’odio, la fragilità, la divisione. Mangiare il cibo, se ci pensiamo bene poi, ha a che fare proprio con una dimensione umana”.

Dunque nell'Ultima Cena: festa e comunione, ma anche peccato e fragilità.

Proprio per mezzo del cibo mangiato insieme, Gesù lascia un esempio e il segno della sua futura presenza. Prosegue così il predicatore: “Per noi credenti in Gesù, è proprio la Parola che si è fatta carne. E dunque, tutto ciò che Gesù, il Figlio, aveva offerto di sé, la sua divinità, era stata offerta con l’Incarnazione. Tutto quello che il Figlio, che il Verbo e la Parola poteva offrire, nella sua divinità, è stato offerto con l’Incarnazione”.

Infine tutto questo porta alla remissione dei peccati. “Ma solo qui – spiega Padre Michelini -  con il sangue versato, finalmente allora emerge il modo con il quale verranno perdonati i peccati: e cioè con la morte del Cristo”.

Tre sono infine le domande che padre Michelini pone per la riflessione al termine della meditazione. La prima riguarda il nostro rapporto col cibo e chiede di non avere attaccamenti ma padronanza di sé; la seconda è un invito a crescere ancora nell’unità tra cristiani, come discepoli intorno alla cena col Cristo; e l’ultima è una domanda sul perdono e chiede di essere veramente consapevoli che Gesù non solo a parole, ma davvero con la propria vita, ci ha ottenuto la misericordia del Padre.

Il padre francescano Giulio Michelini ha tenuto poi nel pomeriggio di ieri anche la sua quarta meditazione sul tema “La preghiera al Getsemani e l’arresto di Gesù”, sempre dal Vangelo di Matteo.

Nella sua riflessione parte da un confronto tra la preghiera di Gesù sul monte degli Ulivi e quella sul Tabor, in Galilea. “Le due situazioni - dice il religioso - hanno delle somiglianze impressionanti: in tutte due la situazione esistenziale di Gesù è provata”.

“In tutti e due i casi – osserva padre Michelini - Gesù chiama a sé i discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, e questi non capiscono appieno quanto sta accadendo a Gesù. Una discriminante però separa le due scene: sul Tabor si ode la voce del Padre che consola il Figlio; al Getsèmani, invece non si ode nessuna voce. È Gesù, invece - spiega padre Michelini - che si rivolge al Padre, accogliendo che sia fatta la sua santa volontà di bene”.

Al termine della riflessione, le consuete domande. Come ci poniamo di fronte all’angoscia del nostro prossimo? Teniamo gli occhi aperti, preghiamo, o ci addormentiamo come i tre discepoli? La volontà di Dio è compresa da noi come un “capriccio”, qualcosa che “si deve fare” perché “Qualcuno ha deciso”, oppure vedo in essa la Santa volontà di bene per tutti?

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