“Eucarestia e Matrimonio? Se crollano, crolla la dottrina sociale”

Papa Francesco con una famiglia argentina a Philadelphia, settembre 2015
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Eucarestia e dottrina sociale, un binomio che in pochi considerano. Ma lo considera, e con forza, l’Osservatorio Van Thuan sulla Dottrina Sociale, che nell’ultima newsletter, per mano del direttore Stefano Fontana, spiega punto per punto il modo in cui l’Eucarestia abbia una ricaduta sociale e indirettamente politica, e perché l’idea di una diminuzione dell’importanza teologica dell’Eucarestia sarebbe dannosa per tutta la società.

Quello di Stefano Fontana è un contributo che si inserisce nel dibattito dell’Amoris Laetitia da un punto di vista fino ad ora inedito. Perché il dibattito si è concentrato sulla concessione o meno della comunione ai divorziati risposati, al discernimento caso per caso. Insomma, a quella casistica che Papa Francesco ha sempre detto di voler evitare. Fontana invece va alla radice di tutto. Va al senso dei sacramenti di Matrimonio ed Eucarestia. E spiega perché questi siano profondamente uniti tra loro e abbiano un impatto nella vita sociale, nonostante la connessione “strana” per ché il sacramento “riguarda la vita Sacramentale della Chiesa e il secondo, invece, l’impegno della società nella politica”.

Strana, sì, ma reale e concreta. Chiosa Fontana: “Tutto l’impegno dei cristiani nella costruzione del mondo secondo il piano di Dio per la salvezza dell’uomo trova motivazione teologica e sostegno di grazia proprio nel sacramento eucaristico e da tutti i sacramenti, da cui viene la rigenerazione che poi si traduce nella trasformazione delle relazioni sociali”.

Le connessioni sono strettissime, perché “senza matrimonio non abbiamo né famiglia, né società, ma un insieme di relazioni individuali variamente intrecciate e prive di un ordine”, dato che è vero che il matrimonio “è di ordine naturale”, ma “la natura non riesce a provvedere a se stessa senza “lo stato di grazia”.

E questo – sottolinea Fontana – può essere “empiricamente” provato da un fatto: se la natura bastasse a se stessa, il matrimonio naturale dovrebbe rimanere saldo anche se “ci si è allontanati dalla pratica religiosa come pratica sociale” , con “il senso di convivenza more uxorio disciplinato dalla legge” o la diminuzione dei matrimoni civili. Ma questo non avviene.

Aggiunge Fontana che “solo nel matrimonio tra uomo e donna” c’è “l’accoglienza complementare” secondo un ordine che fonda poi “ogni altra relazione sociale” che “voglia intendersi secondo un ordine e non secondo i desideri soggettivi”, e quindi “senza matrimonio non c’è socialità, né società, né ordine sociale”. E questo perché la relazione non è “una somma di individui”, ma “una complementarità integrante”; perché “solo una coppia eterosessuale” genera naturalmente vite; e perché “una somma di individui” non rivela alcun “ordine finalistico”, ma una “semplice giustapposizione”.

La conclusione è netta: “Se si elimina il matrimonio, della società rimane ben poco”. E “c’è bisogno del sacramento del matrimonio” anche da un punto di vista politico e sociale.

L’esempio è quello dell’adulterio, che “appartiene agli intrinsice mala” anche perché così “la Chiesa ha protetto il matrimonio come istituzione sociale e con esso ha protetto la società intera e il suo ordine”.

Da qui, il problema dirimente. Se “l’adulterio diventasse non una situazione oggettiva di peccato, ma una situazione da valutare caso per caso, se la sua interpretazione fosse devoluta alla sola coscienza individuale e se fosse possibile che il divorziato risposato convivente more uxorio accedesse all’Eucarestia”, verrebbe meno “la protezione” sul matrimonio, con conseguenze negative “soprattutto” nella Dottrina Sociale della Chiesa.

Perché il Sacramento dell’Eucarestia “ha un fondamento sociale e indirettamente politico” importantissimo, e “una sua minore considerazione teologica da parte della Chiesa comporterebbe anche preoccupanti conseguenze in ordine all’impegno dei Cattolici nella Dottrina Sociale della Chiesa”. Perché è “l’Eucarestia il vero fondamento della comunione tra gli uomini”, e la Carità “ha nel Sacrificio dell’altare il suo alimento ultimo”. E nessuna virtù umana e sociale “potrebbe reggere con le sue sole forze”.

La conclusione è netta: “L’ammissione dei divorziati risposati all’Eucarestia, pur secondo la logica del caso per caso, e quindi senza intaccare formalmente la dottrina, ma incarnandola con una pastorale ad essa difforme, provocherebbe molte difficoltà nell’impegno dei cattolici per difendere e promuovere la famiglia e incarnare nella società i principi della Dottrina Sociale della Chiesa.”

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